Dossier: TEMPLARI – LA VERITA’ SUI CAVALIERI DEL TEMPIO – Militia Christi Parte 1/4

Templari: l’Ordine dei Monaci Guerrieri

Non nobis domine non nobis sed nomini tuo da gloriam

 TEMPLARE

 

SOMMARIO

Introduzione

Le Origini: la Nascita dell’Ordine

La struttura interna

Chi era Ugo (Hugues) de Payens fondatore dell’Ordine?

Elogio della Nuova Cavalleria: De laude novae militiae ad Milites Templi

Le Regole dell’Ordine

Vita quotidiana

Banchieri di un Nuovo Ordine

INTRODUZIONE

Tomar (Portogallo) 28 maggio

L’aria mite della primavera portoghese si mescola al profumo intenso dei fiori che decorano l’antica città di Tomar; le vie secolari sono gremite di folla che segue con attenzione un’insolita processione di cavalieri a cavallo guidati da Gualdim Pais, uno dei più famosi membri dell’Ordine della Militia Christi, i Templari.

Tomar - Festa Templaria La processione dei Templari

Dietro di lui i suoi uomini più fedeli seguiti da oltre cento cavalieri a piedi con la tunica bianca e il simbolo più famoso dell’Ordine sul petto: la croce patente rossa, che simboleggia il voto di lottare per Cristo fino alla morte.

La luce delle torce che i templari portano in mano illumina la strada che li guida al vicino Convento de Cristo, una delle più splendide chiese erette dall’Ordine dei Cavalieri Templari nel XII sec.

Scelta recentemente come quartier generale mondiale dell’International Order of the Knights Templar (OSMTH) la città portoghese di Tomar rievoca ogni anno alla fine di Maggio le proprie radici templari e cerimonie simili sono celebrate da centinaia di gruppi sparsi in ogni continente, dall’Australia alla vecchia Europa, in Inghilterra, Francia, Regno Unito, Italia, ecc.

Tomar - Un momento della Festa Templaria by niight

Tomar – Un momento della Festa Templaria by night

L’eco del più famoso ordine di monaci guerrieri riverbera nella storia, e l’idea romantica dei cavalieri di Cristo non sembra affatto morta con l’ultimo gran Maestro Jacques de Molay, messo al rogo a Parigi dalla Santa Inquisizione

Ma perché?

Dove sono finite le immense ricchezze accumulate dall’Ordine?

E la misteriosa cappella di Rosslyn, in Scozia, resa famosa dal Codice da Vinci, nasconde veramente un mistero legato ai Templari?

Con questo Dossier cercheremo di verificare se l’immagine romantica dei cavalieri di Cristo che si è tramandata nel tempo abbia basi reali, esamineremo le origini, gli statuti dell’Ordine ed entreremo nella quotidianità dei cavalieri di Cristo e faremo luce sugli aspetti più interessanti di uno dei più straordinari enigmi della storia: i Templari.

LE ORIGINI: LA NASCITA DELL’ORDINE

L’Ordine dei Cavalieri Templari vede la luce in un contesto molto particolare, in cui tensione mistica, violenza guerriera, lotte fratricide dividono l’Europa. E come spesso accade, quando un popolo è diviso il miglior metodo per unirlo in fretta è quello di trovargli un nemico comune.

Per tutto il sec. XI una minaccia pressante preoccupò il papato di Roma, già provato dallo scisma del 1054 con la Chiesa d’Oriente: i turchi Selgiuchidi. Questa popolazione militarmente aggressiva aveva espanso i suoi confini ai danni dell’impero di Bisanzio, che dopo una serie di sanguinose battaglie aveva perso gran parte dell’Asia minore. Inoltre i Selgiuchidi si erano impossessati della Siria e della Palestina.

Preoccupato per le vittorie dei Turchi, l’imperatore di Bisanzio Alessio Comneno aveva cercato l’aiuto dei nobili dell’Occidente, e a ragione: non vi era più tempo da perdere, i Selgiuchidi erano ormai giunti nelle vicinanze di Bisanzio e si temeva una capitolazione della città.

A Piacenza giunsero i messi di Comneno con lo scopo di reclutare mercenari; Papa Urbano II riuscì a commutare questa richiesta di aiuto militare nell’occasione che la Cristianità cercava da tempo per riconquistare la Terra Santa ed espandere il suo controllo in Oriente.

Urbano II

Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la prima crociata

Seguendo l’eco delle parole di Papa Giovanni VIII che nel IX sec. si era pronunciato per una “Guerra Santa” nei confronti dei Saraceni che combattevano nell’Italia meridionale e in Spagna, fu durante il Concilio di Clermont-Ferrand (27 novembre 1095) che si stabilirono le finalità e i piani per una definitiva sconfitta dell’Islam. Urbano II parlò di una guerra in nome di Dio combattuta dai soldati di Cristo: le sue parole: «Deus Vult!» (Dio lo vuole!) suscitarono un enorme entusiasmo presso le popolazioni di contadini e di pochi mezzi di tutta Europa. Senza attendere l’organizzazione di un contingente militare, migliaia di persone tra cui anche poveri, vecchi, donne e bambini, si misero in marcia da varie aree europee seguendo la figura carismatica del predicatore Pietro l’eremita (Pietro d’Amiens) e il cavaliere Gualtiero Senza Averi, infiammati dalla promessa del Papa di ricevere la completa remissione dei peccati per la partecipazione alla spedizione e il premio celeste assicurato a chi avesse perso la vita in battaglia.

MIND CONTROL

Si tratta di uno dei più straordinari esempi di mind control o controllo mentale, qualcosa di molto familiare anche per noi, in un tempo in cui i media, presentando versioni leggermente modificate della realtà spingono le masse al parossismo e al sostegno bellico. Il risultato di questi sistemi di controllo sono sempre deleteri poiché portano vantaggi solo a pochissimi, coloro che controllano le fonti di informazione. Nel caso di Urbano II, la sua macchina propagandistica riuscì ad esaltare vaste masse in tutto il continente, al di là delle barriere di lingua, cultura e nazionali.

Fu così che questa spedizione, chiamata “crociata dei pezzenti” o “dei bambini” attraversò l’est europeo rendendosi colpevole di assassini di massa, razzie, stupri, e in definitiva macchiando il nome della Cristianità i cui valori dovevano sostenere con la Guerra Santa. Migliaia di persone vendettero ogni avere e si imbarcarono nella disastrosa missione di purificare la Terra Santa dai non Cristiani, ma nel difficile percorso verso sud-est persero ogni traccia di cristianesimo dedicandosi alle razzie e alle violenze più turpi  Furono in particolare le comunità ebraiche a soffrire la violenza della prima spedizione, che fu annientata nel 1096 a Nicea.

Altre spedizioni popolari partirono autonomamente come la “crociata tedesca” ma furono sconfitte prima di arrivare a Gerusalemme.

Quella che viene chiamata Prima Crociata si mosse da Costantinopoli nel 1097: un nutrito gruppo di nobili europei crociati, con i loro eserciti mercenari si spostarono gradualmente verso Nicea. La spedizione comprendeva: Raimondo di Saint Giles (conte di Tolosa), Goffredo di Buglione (duca della Bassa Lorena), Boemondo di Taranto, Baldovino delle Fiandre, Roberto Courtehouse (duca di Normandia), Ugo di Vermandois, Stefano di Blois e Roberto di Fiandra, Boemondo di Taranto e Tancredi d’Altavilla insieme a molti piccoli feudatari. Urbano II inviò come legato pontificio il vescovo Ademaro Le Puy con l’incarico di guida spirituale.

immagine della prima crociata da un codice medievale

Immagine della prima crociata da un codice medievale

I rapporti con l’imperatore di Costantinopoli Alessio Comneno non erano eccellenti, vi era una tensione continua, dovuta al sospetto: Comneno non si fidava dei crociati, osservava i loro modi e le violenze a cui si abbandonavano, nutriva un discreto timore nei loro confronti e in definitiva li teneva d’occhio. Dopo la conquista di Nicea, Comneno affermò il suo diritto di controllare la città malgrado il fatto che fossero stati i crociati i primi ad entrarvi. Questo e altri episodi analoghi portarono la tensione a livelli piuttosto alti, ma bene o male la crociata continuò.

Nell’ottobre 1097 i crociati giunsero ad Antiochia, una città fondamentale per gli scopi della spedizione, che erano soprattutto legati alla conquista e al controllo della Terrasanta. Dal momento del loro arrivo gli eserciti cristiani circondarono la città mettendola sotto assedio: fu un periodo durissimo per entrambi gli schieramenti, in particolare i Cristiani soffrivano per la fame e le malattie e il morale si stava pericolosamente abbassando, facendo dubitare del sostegno divino, uno dei motivi più forti della spedizione, oltre alle promesse di terre e regni. Il campo dei crociati era sconvolto anche da oscuri presagi che circolavano tra i soldati: vi era stato un forte terremoto e il 31 dicembre una intensa aurora boreale aveva atterrito i mercenari.

Nel giugno 1098 erano riusciti ad entrare ad Antiochia trucidando tutti i turchi che erano riusciti a trovare e infine nel luglio del 1099 Gerusalemme fu presa stabilendo un regno occidentale nell’area.

Un assedio durante la Prima Crociata

Un assedio durante la Prima Crociata

Gli anni successivi videro ulteriori conquiste crociate, in particolare le città costiere del Mediterraneo come Ramla, che poterono così garantire un afflusso via mare dei pellegrini armati che sempre più numerosi visitavano e servivano in Terrasanta.

cavalieri crociati in formazione

Cavalieri crociati in formazione di battaglia

Chi giungeva in queste aree spesso lo faceva anche per motivi personali; alcuni speravano di trovare opportunità di commercio, molti erano persone animate da valori cristiani che desideravano dare un contributo alla lotta contro l’Islam sperando nella remissione di tutti i peccati, e così via, in un variegato mondo cosmopolita in cui si nascondevano ladri, truffatori e assassini.

Le vie di transito che portavano a Gerusalemme erano infestate da bande di predoni; le cronache dell’epoca riportano notizie di massacri compiuti in particolare da briganti musulmani; questa situazione tendeva a limitare l’entusiasmo crociato per la vittoria del 1099 e nel corso degli anni si manifestò sempre più evidente la necessità di scorte armate ai pellegrini cristiani che si recavano a Gerusalemme. I richiami di Baldovino, re di Gerusalemme, a una maggiore presenza armata cristiana si unirono a quelli dei crociati e dei Cristiani già presenti nell’area, numericamente molto minori dei musulmani.

LA FONDAZIONE

Tra le polverose vie di accesso alla città santa, un uomo in particolare maturò un’idea innovativa che sostenne con ferrea convinzione: Ugo (Hugues) de Payens, considerato il fondatore dei cavalieri del Tempio, conosciuti come Templari.

Ci si scontra a questo punto con la cronica mancanza di informazioni che rende difficile confermare anche solo l’anno di fondazione dell’Ordine Templare; sulla base delle fonti disponibili è possibile accettare i racconti di testimoni che affermavano intorno al 1120 che un gruppo di uomini armati, che avevano votato la loro vita a Cristo, si aggirava per le vie più pericolose della Terrasanta onde fornire protezione ai pellegrini.

L’anno della fondazione tradizionalmente fissato dagli storici è il 1119 poiché la prima informazione ufficiale dell’Ordine templare risale al Concilio di Troyes: il documento menziona quell’’anno, il 1128, come il nono anno dalla fondazione dei Templari (e quindi il 1119) e fissa le regole dell’Ordine.

Da quel momento in avanti esso fu conosciuto ufficialmente come Pauperes commilitones Christi templique salomonici Hierosalemitas o Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone.

Templare in preghiera

La preghiera prima della battaglia.

Tuttavia non tutto è così chiaro, anzi è difficile districarsi tra leggenda e le diverse versioni offerte dalle scarse fonti disponibili. Questo anche solo per il nucleo iniziale dei cavalieri, che sembrano essere nove, un numero che ricorre anche nel documento del Concilio di Troyes (nono anno) e contribuisce a suggerire che l’aura mistica che circondava i Templari sin dalla loro fondazione, e che essi amavano, abbia in vari modi influenzato i resoconti storici; il numero nove e il suo collegamento con la concezione medievale della perfezione spirituale è acclarato. Inoltre la stessa data 1119 è semplicemente una convenzione perché ci sono varie indicazioni basate sulle fonti storiche e anche sul fatto che nel nord della Francia in quel periodo si contavano gli anni dalla data dell’Annunciazione di Maria (25 marzo) che fanno prudentemente estendere la data di fondazione in un periodo compreso tra il 1118 e 1120. Inoltre è anche possibile come suggerito da alcuni autori che l’Ordine fosse stato fondato e fosse esistito in segreto già diversi anni prima del 1118 per poi essere riconosciuto ufficialmente solo durante il Concilio di Troyes

Re Baldovino II accolse con entusiasmo quello che inizialmente era un semplice gruppo di pochi cavalieri, e offrì loro il proprio palazzo, sito sul luogo dove sorgeva il Tempio di Salomone, come sede ufficiale per l’Ordine.

 

scudo cotta e elmo crociato

 

 LA STRUTTURA INTERNA

Nel 1139 Innocenzo II emanò la bolla Omne Datum Optimum, di fondamentale importanza perché sancì la separazione tra i Templari e tutti gli altri ordini monastici, ritenendoli indipendenti nel loro operato ed esenti dal pagamento delle tasse, anzi potevano essi stessi riscuotere le decime dalla popolazione. Da questo momento Templari non dovevano rendere conto delle loro azioni a nessun altro che al Papa e non erano sottomessi ad alcun’altra autorità, né religiosa né laica.

Molto interessante anche il fatto che Innocenzo II conceda la possibilità di costruire le proprie chiese e di poter scegliere i propri padri spirituali, che da quel momento in poi non sarebbero più stati soggetti alle normali autorità ecclesiastiche e quindi l’Ordine si definisce come un unicum nella struttura ecclesiastica, uno stato all’interno della Chiesa, che doveva obbedienza esclusivamente al Papa.

L’Ordine fu rigidamente costituito in comparti, in cui ogni membro non poteva avanzare di grado o spostarsi in altro incarico nella tipica concezione del medioevo in cui ognuno era impegnato nel medesimo compito per tutta la vita.

Vi era chi era dedito completamente alla preghiera, chi invece combatteva come cavaliere, c’erano gli scudieri detti fratelli al servizio, che combattevano anch’essi a cavallo, ma vestivano una tonaca e mantello marroni. La posizione all’interno dell’ordine era determinata sia dalla nobiltà di nascita che dalle proprietà che il nuovo membro portava nella confraternita: solo un nobile poteva servire come cavaliere, in quanto doveva fornire almeno tre cavalli oltre alle armi e ad essere stato già addestrato. In definitiva, sebbene nessuno all’interno dei Templari potesse possedere alcunché, la sua mansione dipendeva dagli averi che portava all’Ordine.

sigillo templare con due cavalieri sullo stesso cavallo

L’immagine famosa riportata sui sigilli templari dei due cavalieri sullo stesso cavallo non ha riferimento letterale (i cavalieri non combatterono mai in due sullo stesso cavallo che li avrebbe portati a perdere qualunque battaglia) ma alla rinunzia ai beni terreni.

Due cavalieri su un unico cavallo - il simbolo universale della Militia Christi. Temple Church, Londra

Temple Church, Londra. Due cavalieri su un unico cavallo: il simbolo universale della Militia Christi

Vi era la possibilità per coloro che non si sentivano di prendere i voti, di servire a tempo determinato con i cavalieri, una sorta di  periodo di prova, e poi potevano decidere cosa fare. Inoltre normalmente i Templari utilizzavano truppe mercenarie a cavallo, dotate di armamenti meno pesanti come arco e frecce, che servivano durante le battaglie in qualità di unità di cavalleria leggera.

Solo uomini sopra i diciotto anni potevano prendere i voti, e i bambini, anche se offerti come dono da un cavaliere, non potevano essere accolti nella comunità.

Ciò che colpisce è l’esiguo numero di Templari presente in media in Palestina e regioni limitrofe: le cifre parlano di una media di trecento/quattrocento cavalieri e solo in rare occasioni 600: questo fatto contribuì allo spirito di corpo e al far sentire ogni membro come appartenente a una confraternita unica una, élite superiore dotata di coraggio e capacità eccezionali.

La conseguenza diretta fu che nel tempo si sviluppò uno spirito superbo e arrogante che in più occasioni li rese invisi ai locali, nonostante l’ammirazione che generalmente circondava l’Ordine, un elemento che fu abilmente sfruttato dal re di Francia durante la farsa del processo che porterà alla dissoluzione dell’Ordine.

IL BACIO DI INIZIAZIONE

Come lo fu il bacio di iniziazione che fu manipolato e sostenne le accuse di omosessualità: la cerimonia di accettazione, narrata in più occasioni nei documenti sul processo contro la Militia Christi, comprendeva una lettura davanti al consiglio delle regole dell’Ordine, poi il Gran Maestro si accertava che fossero state ben comprese. Dopo una serie di spiegazioni accurate sui doveri e privilegi dei cavalieri di Cristo, il Maestro baciava sulla bocca i nuovi fratelli e confermava pubblicamente che essi erano ora parte dell’Ordine. Per quanto riguarda le fonti di questa insolita procedura, essa non risulta se non nelle accuse presentate al processo da parte di re Filippo di Francia e quindi è da prendersi con cautela poiché potrebbe essere stata strumentalizzata..

incartamento dal processo ai templari in Francia

Incartamento dal processo ai Templari in Francia

L’Ordine utilizzava cappellani scelti personalmente dai Templari, con il compito di confessori e di svolgere funzioni religiose; venivano scelti personalmente dai cavalieri secondo le loro preferenze, in questo modo i cavalieri si assicuravano di avere al loro servizio solo religiosi di fiducia che difficilmente avrebbero potuto rivelarsi spie al servizio del Papa per tenere sotto controllo i cavalieri.

Oltre a questi i Templari utilizzavano normalmente servi della gleba per coltivare le loro terre, con regolare stipendio e a servizio obbligatorio; questi contadini erano costretti a lavorare a turni per un numero definito di giorni.

Una curiosità, davvero insolita per un ordine religioso, è il fatto che i Templari utilizzassero schiavi, una condizione inaccettabile per dei monaci cristiani e questo sottolinea ancora una volta la grande autonomia di cui godeva la Militia Christi: si trattava solitamente di musulmani convertiti ai quali però i Templari vietavano il battesimo. Se lo avessero concesso avrebbero dovuto liberare lo schiavo, poiché un cristiano non poteva essere schiavo di un altro: questa situazione contribuì al risentimento generale che si sommava alle accuse di avarizia e avidità.

In definitiva diversi aspetti modificano l’aura mistica e romantica che circonda i cavalieri; la letteratura romanza, i racconti dei trovatori, quelli ottocenteschi, e più vicino a noi libri e film degli ultimi decenni, ci hanno offerto una visione piuttosto distante dalla realtà, seppure nei primi decenni l’Ordine dei Templari incarnasse proprio questi valori, che si stemperarono progressivamente nel tempo, seguendo il processo di secolarizzazione.

LE REGOLE DELL’ORDINE

Il Concilio di Troyes ebbe il merito non solo di ufficializzare la nascita dei Templari ma anche di redigerne una serie di normative e regole per opera di Bernardo di Chiaravalle; il documento ufficiale presenta una breve introduzione e rivela una minore partecipazione emotiva dell’autore rispetto alla successiva opera De laude novae militiae ad Milites Templi.

Bernardo identifica i Templari con il nome di prescelti, coloro che sono stati selezionati per formare il Tempio spirituale, riprendendo la teologia agostiniana (a sua volta attinta dalle parole evangeliche di Gesù e di Paolo di Tarso) secondo cui il Tempio di Cristo è fondato su alcuni discepoli unti, o scelti.

Essi sarebbero stati selezionati per un compito specifico, ovvero di riformare la cavalleria, che aveva perso i valori cristiani negli eccidi delle crociate.

croce patente

La croce patente, simbolo universale della Militia Christi

Ci sono giunti due testi delle Regole dei Templari, in francese – più estesa e completa – e in latino; quella in latino consta di 72 norme volte a stabilire la vita monastica e che risentono della visione cistercense di Bernardo perfino nelle norme riguardanti la vestizione, che imporranno una veste bianca ai cavalieri, come la tonaca bianca dell’ordine cistercense, simbolo di purezza.

Anche la struttura numerologica del testo è studiata per sottolineare la straordinarietà di questo cavalierato: il numero 72 è costituito da 9 moltiplicato per 8: il 9 è nella mistica medievale concepito come 3X3, ovvero la perfezione assoluta, mentre l’8 ha relazione con il rinnovamento spirituale e l’avvicinamento a Dio. In sostanza le 72 regole significano che i Templari sono, in qualità di monaci e guerrieri di Cristo, una combinazione di perfezione spirituale e di rinnovamento, in quanto non si tratta di un ordine contemplativo ma di un gruppo di soldati effettivi, cavalieri spirituali, una vera novità.

Le regole codificano l’abbigliamento dei Templari, una veste bianca con un mantello del medesimo colore (la croce rossa sulle spalle verrà adottata solo più tardi, nel 1147 con papa Eugenio III),  i capelli dovevano essere corti alla maniera dei cistercensi, ed era concesso portare la barba.

Mantello e uniforme templare

Mantello e uniforme templare

Il nucleo centrale delle regole obbliga i cavalieri del Tempio ai voti di povertà e castità e a svolgere una vita di preghiera e lavoro, inteso come missione di protezione e anche di guerra contro gli infedeli: si stabiliva che i cavalieri potevano ingaggiare battaglia contro i musulmani anche quando essi fossero stati tre volte superiori (cosa che portò a imprese di coraggio estremo ma letteralmente suicide); contro i Cristiani avrebbero potuto combattere solo se provocati per almeno tre volte.

Anche qui è evidente l’influsso della filosofia numerologica, che rivela l’importanza del tre: potevano mangiare carne tre volte la settimana, fare l’elemosina tre volte, ecc.

Un’altra novità riguarda l’ammissione all’Ordine che non era limitato ad alcune categorie di persone ma libero: chiunque poteva entrare a far parte della Militia Christi se aveva mezzi adeguati ed era disposto a seguirne le norme: il motivo risiedeva nella cronica mancanza di cavalieri crociati nel periodo post-prima crociata. Le strade verso Gerusalemme erano poco sicure, infestate in varie aree da predoni e malviventi e non vi era alcuna possibilità di arginare o eliminare il fenomeno con il poco personale militare a disposizione.

In questo modo si creava un esercito di protezione specializzato su base volontaria; questa fu una delle cause del veloce incremento numerico dei Templari che ebbe anche conseguenze spiacevoli per il primo nucleo: infatti, mentre nelle regole di Troyes si vietava l’entrata ai cavalieri in precedenza scomunicati, nel testo successivo in francese si apriva la porta anche a questi. Si trattava spesso di veri e propri criminali che non poterono apportare nobili valori; d’altra parte erano comunque cavalieri che servivano la causa.

Si aggiunga a questo il fatto che la ragione principale dell’esistenza dell’Ordine, cioè la protezione dei pellegrini in Terrasanta, non viene nemmeno menzionata nel testo di Troyes: ciò è piuttosto singolare e molto strano perché avrebbe dovuto essere una delle prime informazioni riportate nelle Regole.

E’ possibile che il vero scopo dei Templari fosse un altro? Sono state fatte molte ipotesi, e molto fantasiose, dalla ricerca del Graal alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale in Terrasanta ma nessuna può essere dimostrata o sostenuta con prove. Inoltre la Militia Christi fu utilizzata come braccio armato nella difesa geopolitica della Terrasanta e non come pattuglie di supporto e protezione ai pellegrini Rimane dunque un mistero insoluto che attende ulteriori ricerche e scoperte.

CHI ERA UGO (HUGUES) DE PAYENS, FONDATORE DELL’ORDINE?

Baldovino II con i fondatori dell'ordine dei Cavalieri templari Hugues de Payns e Goffredo di Saint-Omer

Baldovino II con i fondatori dell’ordine dei Cavalieri templari Hugues de Payns e Goffredo di Saint-Omer

Anche nel caso del fondatore della Militia Christi, Ugo, o Hugues, de Payens, non è possibile reperire notizie certe; la sua nascita ebbe luogo presumibilmente nelle terre di Payens nel 1070, nella regione francese della Champagne, ma alcuni studiosi confrontano a questa tesi la possibilità di nascita in Italia, presso la città di Pagani (Salerno). Non vi è modo di appurare la verità e con riserva di ulteriori sorprese in futuro, accetteremo la nascita in terra francese; questo più che altro per convenzione e per alcune fonti poco certe, come la carta di Montigny che menziona un certo Hugues de Payens, nobile alla corte di Champagne. Sembra che Ugo nel 1104 accompagnasse il suo signore, il conte di Champagne, in pellegrinaggio a Gerusalemme e vi ritornasse con altri nobili nel 1114 dove si impegnò a difendere i Cristiani che transitavano nell’area. Intorno al 1118, rendendosi perfettamente conto della pericolosità dei traffici nelle terre conquistate dai crociati, fondò un ordine di monaci guerrieri di cui fu la guida fino alla morte. Tornato in Europa nel 1127 si fece latore di una lettera dl re Baldovino II di Gerusalemme che voleva far riconoscere ufficialmente l’ordine da Bernardo di Chiaravalle. La missione evidentemente ebbe successo perché Bernardo fu uno dei sostenitori dell’Ordine durante il Concilio di Troyes (1128/29) convocato da Papa Onorio II, che approvò l’Ordine dei Cavalieri di Cristo. Sempre durante questa missione cominciarono le prime donazioni all’Ordine e diversi nobili si aggiunsero. Hugues, de Payens morì, si pensa, in Palestina nel 1136.

ELOGIO DELLA NUOVA CAVALLERIA – De laude novae militiae ad Milites Templi

Bernardo di Chiaravalle - Clairvaux

Bernardo di Chiaravalle – Clairvaux

L’insolita posizione dei Templari, che da una parte servivano Cristo come monaci, o comunque come uomini completamente dedicati a lui, e dall’altra erano chiamati a uccidere senza pietà i nemici del Papa, portò questa dicotomia a un climax durante il XII sec, risolta tuttavia abilmente dal maggiore intellettuale del periodo, Bernardo di Chiaravalle, grande estimatore de Templari.

La sua opera De laude novae militiae ad Milites Templi (Elogio della Nuova Cavalleria) definisce il ruolo della Militia Christi come spada sui nemici di Cristo. La lode è scritta seguendo il modello di una lettera a Hugues de Payens, e argomentando sul concetto di una guerra santa voluta da Dio l’autore specula sul concetto di omicidio: introduce così il malicidio, cioè l’eliminazione del Male. I Templari, quindi, agendo da braccio armato di Cristo, eliminerebbero il Male, incarnato nell’infedele: «(…) Affermo dunque che il Cavaliere di Cristo con sicurezza dà la morte, ma con sicurezza ancora maggiore cade. Morendo vince per sé stesso, dando la morte vince per Cristo. Non è infatti senza ragione che porta la spada: è ministro di Dio per la punizione dei malvagi e la lode dei giusti. (Rm, 13, 4; I Pt, 2, 14). Quando uccide un malfattore giustamente non viene considerato un omicida, ma oserei dire un malicida e vendicatore da parte di Cristo nei confronti di coloro che operano il male, difensore del popolo cristiano. E quando invece viene ucciso si sa che non perisce ma perviene [al suo scopo]. La morte che infligge è una vittoria di Cristo; quella che riceve è a proprio vantaggio. Dalla morte dell’infedele il cristiano trae gloria poiché il Cristo viene glorificato: nella morte del cristiano si manifesta la generosità del suo Re che chiama a sé il suo cavaliere per donargli la ricompensa»

praying knight templar

L’autore, come si è detto in precedenza, utilizza come fonti a sostegno scritturale dell’opera alcuni passi di Paolo, e attinge dalla teologia di S. Agostino, il filosofo che durante il medioevo era universalmente considerato la base di una dissertazione teologica.

L’autore parla della cavalleria del suo tempo, considerata non una militia ma una malitia, (una peste) piena di mollezze, e alla ricerca di agi e fama e la paragona ai templari, che “(…) evitano il superfluo, sia per gli abiti che per il cibo (…) non sono mai pettinati, raramente lavati (…) armatura e pelle sono cotte da polvere e dal sole”; i Templari si preparano al loro compito dall’interno e non si curano dell’esteriorità, pronti a combattere per Cristo. La loro è una guerra santa non una guerra giusta, che per quanto tale è guidata da Cristo e se sopraggiunge la morte il cavaliere giunge direttamente a Dio.

Bernardo di Chiaravalle fu il teologo e filosofo più ammirato e apprezzato del XII sec; il suo sostegno ai Templari e l’opera De laude novae militiae ad Milites Templi permise la rapida approvazione del papato e soprattutto il successo del cavalierato templare ,che da quel momento acquisì il prestigio e l’onore necessario per acquisire donazioni e diffondersi capillarmente.

VITA QUOTIDIANA

Templare durante una battagliaEntriamo ora nella quotidianità dei Templari che seguivano un programma religioso tipico dei monaci: la giornata cominciava con la messa del mattino, o Matutin, spesso l’ultima cosa che si faceva prima di andare in battaglia. Questa rafforzava il coraggio dei cavalieri e li spingeva al sacrificio estremo per la difesa.

Le Regole dell’Ordine stabilivano anche che la preghiera e il servizio a Dio doveva avere la priorità nella vita del templare e dovevano essere ripetute decine di volte ogni giorno; veniva tuttavia bandito l’eccesso di zelo religioso perché le privazioni e i voti come il digiuno potevano indebolire il cavaliere e impedirgli di combattere.

Normalmente, buona parte della mattinata era impegnata nel controllo del cavallo e delle attrezzature relative e nell’addestramento bellico e anche per quanto riguarda le attività di combattimento vi è da notare una crescita della boria e dell’arroganza riportata dalle fonti; pieni di orgoglio per la loro missione e per il senso di corpo di monaci dalle caratteristiche uniche i templari giunsero a considerarsi superiori agli altri, contravvenendo infine agli ideali insiti nei voti di povertà, ubbidienza e castità che avevano distinto il primo nucleo.

BERE COME UN TEMPLARE

I pasti erano venivano consumati insieme dopo una preghiera di ringraziamento; i fratelli più anziani si sedevano sulle lunghe panche con le spalle al muro e i più giovani di fronte: alcuni servitori portavano cibo e bevande, inizialmente acqua ma in seguito vino. Le Regole condannavano l’eccesso di cibo e la raffinatezza, contemplando il nutrirsi esclusivamente come sostegno del corpo e non come godimento mondano. Tuttavia si nota anche nella vita quotidiana l’allontanamento progressivo dell’Ordine dalla diciplina e dai valori iniziali: si ha notizia infatti di un eccesso di libagioni e di bevande alcoliche in particolare tra la Militia Christi stanziata in Francia: da qui il detto “bere come un templare”, cioè bere in eccesso.

La carne era presente tre volte la settimana e in genere le portate e le quantità dei cibi non erano scarse poiché si riteneva che un combattente avesse necessità di maggiore cibo di un monaco contemplativo. Non si cominciava a mangiare se il comandante o il Maestro non avesse cominciato e allo stesso modo non ci si alzava se prima il superiore non ne avesse dato il permesso.

La sera, dopo il Vespro, vi erano altre funzioni come il Non e il Complet dopodiché il cavaliere si ritirava nel suo alloggio dove recitava un Paternoster e si coricava.

The Vigil exhibited 1884 John Pettie 1839-1893 Presented by the Trustees of the Chantrey Bequest 1884 http://www.tate.org.uk/art/work/N01582

The Vigil (Dettaglio) John Pettie, 1884

In genere le Regole erano particolarmente severe: per qualunque cosa era necessario il permesso, anche per attività come lavarsi, o assumere medicine e tutto era rigidamente organizzato; naturalmente non era un modo di vivere adatto a chiunque e richiedeva ferrea disciplina e zelo religioso.

Come in ogni comunità, anche nelle magioni e sedi templari accadevano eventi che richiedevano sanzioni disciplinari; per questo le Regole garantivano che il Consiglio discutesse ogni settimana, insieme al comandante, i reati di cui i cavalieri si erano macchiati, che dovevano confessare di fronte ai membri. Le punizioni erano quindi decise collegialmente e nei casi più gravi contemplava l’espulsione dall’Ordine e l’esilio.

In definitiva la Militia Christi si distingueva per la ferrea osservanza delle Regole, una vita rigidamente cadenzata da attività prefissate che nel tempo comprese anche attività di tipo finanziario.

 

BANCHIERI DI UN NUOVO ORDINE

treasure 2Una delle più interessanti attività dei Poveri Cavalieri di Cristo riguarda la finanza internazionale: infatti con il sistema delle donazioni avevano ottenuto ricchezze e potere enormi che, dopo difficoltà iniziali di gestione, cominciarono a far fruttare.

Si trasformarono scaltramente in veri e propri banchieri in tonaca in grado di gestire le finanze di intere nazioni e per fare questo svilupparono sistemi altamente innovativi per spostare ingenti somme di denaro, oro, e preziosi in genere, dall’Occidente all’Oriente e viceversa, e per il relativo stoccaggio in depositi presidiati.

Bisogna aggiungere che i servizi finanziari offerti differivano sostanzialmente da quelli di una banca moderna: per esempio le grandi quantità di denaro accumulate come esito di un versamento da parte di un cliente non venivano reinvestite ma semplicemente accumulate nei forzieri dei proprietari all’interno del deposito dell’Ordine e non si poteva utilizzarlo se non con il permesso del cliente.

Inoltre la particolare concezione medievale del prestito era molto più simile a quella che definiamo usura: si trattava di una visione che si fondava sul Pentateuco, dove era chiaramente espresso il divieto di prestare denaro a interesse a un fratello della stessa fede (in questo caso un israelita) e quindi ritenuta disdicevole anche per un cristiano. Prestiti ad interesse, mutui, ecc. che sono considerati oggi una normale fase dell’attività bancaria non potevano essere compiuti da membri dell’Ordine che lasciavano tali azioni agli Ebrei; anche il semplice costo di deposito non poteva venire applicato al cliente poiché rientrava nell’usura. Tuttavia, nel tempo escogitarono sistemi alternativi per trarre profitto dai depositi: per esempio se la moneta veniva deprezzata nel periodo tra il momento del prestito e il rimborso, il cliente doveva aggiungere una somma fissa per compensare l’Ordine della perdita subita, una somma che comunque conteneva un interesse.

treasure 2Oppure nel caso di un prestito con un appezzamento di terra come pegno ci si accordava in modo che il prodotto della terra fosse dovuto all’Ordine.

Questi e altri sistemi alimentarono le casse della Militia Christi e allo stesso tempo l’avidità dei Templari che a più riprese furono accusati di concupiscenza e brama di ricchezza. La spiritualità iniziale andò piano piano scemando nella secolarizzazione dell’Ordine.

LA LETTERA DI CAMBIO

Una delle innovazioni più straordinarie, una novità assoluta per il medioevo, fu la cosiddetta “Lettera di Cambio”, in pratica un assegno. I Templari erano i messi più fidati in tutto il mondo occidentale, per il semplice fatto di indossare una tonaca e di agire per conto di Cristo: a loro fu affidato l’oro destinato ai crociati in Terrasanta.

Ma col trascorrere del tempo lo spostamento di grosse quantità di denaro e valori si dimostrò costoso e logisticamente pieno di insidie e pericoli e si giunse così all’invenzione della lettera di cambio: bastava ora versare una somma o depositare oro in una delle sedi accreditate dell’Ordine in Europa per poi ricevere in Palestina l’ammontare corrispondente per quietanza, semplicemente recandosi in un’altra sede templare e presentando la lettera.

Si tratta di una visione estremamente moderna dell’attività finanziaria che porterà i Templari a gestire somme enormi e ad accrescere ulteriormente gli ingentissimi depositi; questa sarà una delle cause della loro fine in quanto il re Filippo IV il Bello di Francia,  enormemente indebitato con loro, poté sfruttare le diffuse accuse di usura e bramosia di denaro, insieme a molte altre, per farli condannare di fronte al Papa e a popolo.

FINE PARTE I

BIBLIOGRAFIA

  1. BARBER, Knighthoods of Christ, Ashgate Publishing Limited, 2007
  2. BARBER, The New Knighthood. A History of the Order of The Temple, Cambridge University Press, London, 1994; tr. it. La Storia dei Templari, Ed. Piemme, Casale Monferrato, 1997
  3. BARBER, The Trial of the Templars, Cambridge University Press, London, 1978; tr. it. Processo ai Templari, Ecig, Genova, 1998
  4. BORDONOVE, La vie quotidienne des Templiers au XIIIe siècle, Librairie Hachette, Paris, 1975; tr. it. La Vita Quotidiana dei Templari nel XIII secolo, RCS Rizzoli Libri, Milano, 1989
  5. BORDONOVE, Les Templiers, historie et tragédie Fayard, Paris, 1979
  6. BAUER, Die Tempelritter: Mythos und Wahreit, W. Heyne Verlag Gmbh, Munchen, 2007; tr. it. Il Mistero dei Templari, Terza Edizione, Newton & Compton, 2004
  7. CARDINI, La nascita dei Templari, Il Cerchio, Rimini, 1992
  8. CARDINI, I Templari, Giunti, Firenze, 2011
  9. CARDINI, Templari e Templarismo. Storia, mito, menzogne, Il Cerchio, Rimini, 2005
  10. DE SÈDE, Les Templiers sont parmi nous ou L’énigme de Gisors, J’ai lu, 2012
  11. FRALE, I Templari, Il Mulino, 2007
  12. B: FRALE, L’Ultima Battaglia dei Templari, Viella, Roma, 2001
  13. RAFFI, Apologia dei Cavalieri Templari, Il Cerchio, Rimini, 1997
  14. A.ROBILANT, Irresistible North: From Venice to Greenland on the Trail of the Zen Brothers, Random House, Toronto, 2011; tr. it. Irresistibile Nord, Corbaccio, 2012
  15. VOLTERRI, L’universo magico di Rennes-le-Château, Milano, SugarCo, 2004

6 Comments:

  1. Howdy! Would you mind if I share your weblog with my twitter group? Theres lots of people that I think would truly enjoy your content material. Please let me know. Thanks abgdfbkdkegedcec

  2. “Enjoyed looking at this, very good stuff, thanks .”

  3. Very neat post. Will read on…

  4. Major thankies for the article post.Much thanks again. Fantastic. Lessin

Commenti chiusi