Dossier TEMPLARI: IL TESORO E LA FUGA – LA VERITA’ SUI CAVALIERI DEL TEMPIO Parte 4/4

Sommario

I Templari giunsero in America?

I Templari in Portogallo

Il Tesoro dei Templari

Intervista a Luca Monti Gran Priore del S.O.E.E.T.

I TEMPLARI GIUNSERO IN AMERICA?

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Tra le tante voci e leggende che si rincorrono nella fiction, nei media e in rete vi è la scoperta dell’America da parte del Principe Henry Sinclair nel 1390, più di un secolo prima di Cristoforo Colombo. Anche in questo caso non abbiamo evidenze certe ma solo indizi, sebbene gli studiosi che propendono per queste teorie si mostrino piuttosto decisi al riguardo. E anche in questo caso non si deve bollare questa ipotesi come falsa, perché, come vedremo è possibile che la cosa sia avvenuta, e dobbiamo ringraziare un giornalista italiano, Andrea Robilant, per aver studiato e verificato le fonti di questa ipotesi addirittura compiendo a tappe lo stesso viaggio per trovare indizi a sostegno.

Andrea di Robilant

Il giornalista e scrittore Andrea di Robilant

Il suo testo, originalmente Irresistible North: From Venice to Greenland on the Trail of the Zen Brothers, pubblicato in Italia da Corbaccio con il nome di Irresistibile Nord, racconta di come Robilant (in quel momento alla biblioteca Marciana di Venezia) fosse stato contattato da un turista americano che gli chiedeva informazioni su Nicolò e Antonio Zen, affermando che nel suo paese tutti sapevano che essi avevano scoperto l’America nel 1390. Da questo momento cominciò una ricerca appassionante ricca di conferme: alla Marciana Robilant trova la copia originale del libretto pubblicato nel 1558 dal pronipote Nicolò il Giovane, che racconta le gesta dei due navigatori: il testo riporta una mappa che descrive la Scandinavia, l’Islanda e la Groenlandia, disegnate con notevole precisione, oltre a un’altra enorme isola, chiamata Frislanda, di cui non esiste invece traccia.

La mappa di Nicolò Zen meglio nota come Mappa di Zeno

La mappa di Nicolò Zen, meglio nota come Mappa di Zeno

Già nel XIV sec. la Repubblica di Venezia inviava convogli fino a otto navi che attraversavano le Colonne d’Ercole per giungere al Nord Atlantico; Nicolò Zeno (o Zen) partì nel 1398 e seguì la stessa rotta, venendo però investito da una tempesta terribile che lo spingerà a fare naufragio su un arcipelago, identificato con buona approssimazione con le Isole Fær Øer, parte del Regno di Norvegia. Il testo di Nicolò il Giovane racconta che qui incontrò il conte delle Orcadi, Henry Sinclair, norvegese da parte di madre, una delle autorità delle Isole. I due si intesero subito, entrambi colti e affascinati dai viaggi, comunicavano in latino e si scambiarono informazioni che li avvicinarono molto: in breve Sinclair mise Nicolò a capo della sua flotta e lo sostenne nella raccolta della tasse nei suoi possedimenti. Man mano che la fiducia nel veneziano aumentava, Henry cominciò a pensare a imprese più grandi: percorsero così insieme rotte che li portarono in Groenlandia e Islanda, in seguito Nicolò decise di tornare a Venezia.

Robilant ripercorse così la rotta di Zen, trovando conferme: mentre i detrattori asserivano che la storia del veneziano fosse un falso perché descrive monasteri in Islanda dove effettivamente non ve ne sono, Robilant e un’archeologa di Reykjavík ritrovarono le rovine dei monasteri, coperti da terra e cenere vulcanica. Zen descrisse la florida attività islandese, le piante e i giardini che crescevano grazie all’energia geotermale, e un pane che si cuoceva senza fuoco: Robilant vede con i suoi occhi i forni che ancora oggi sfruttano la stessa energia senza utilizzo di fiamme.

Il testo di Nicolò parlava anche del fratello più piccolo, Antonio Zen, che lo aveva sostituito al servizio di Henry Sinclair per una decina d’anni, al termine dei quali Nicolò lo raggiunse e decisero di tentare di raggiungere le terre al di là del mare Atlantico; al tempo vi era notevole movimento marittimo tra Islanda, Groenlandia e Scandinavia, che rientravano nel Regno di Norvegia. Addirittura nel XII sec. in Groenlandia era presente anche la Chiesa, con una cattedrale e un vescovo inviato da Roma.

In definitiva si trattava di rotte percorse almeno dall’XI sec. e quindi abbastanza sicure, e così Antonio Zen e Sinclair giunsero dalla Scandinavia all’Islanda, alla Groenlandia e per poi approdare a Terra Nova, già raggiunta dai Vichinghi, dove tuttavia furono respinti dagli indigeni.

Il racconto di Nicolò descrive quella che ai loro occhi appariva una delle tante terre del Nord che visitarono; in quell’occasione cercavano materie prime, legno in primis, per costruire insediamenti in Groenlandia dove non vi sono alberi. In seguito alle difficoltà incontrate con gli indigeni, i viaggiatori tornarono in Groenlandia e da qui alle Orcadi e i resoconti di questi viaggi, sotto forma di cinque lunghe lettere, giunsero a Casa Zen, a Venezia.

Cent’anni dopo, il pronipote Niccolò il Giovane, storico e uomo di stato di Venezia decise di realizzare un libro con le imprese dei suoi avi, editandole e inserendo la mappa fornita da Nicolò Zeno. Il testo uscirà nel 1558 ottenendo grande successo e la cosa più straordinaria è che la mappa di Zeno (compresi gli errori interni come le Isole di Frislanda e di Estotilanda) sarà presto utilizzata dal maggiore cartografo dell’epoca, Gerhard Kremer, o Mercatore, che la inserì nella sua proiezione cartografica del 1569.

Portrait de Gerhard Kremer dit Gerardus Mercator (1512 - 1594). Faux-titre de la première édition de l'Atlas.

Gerhard Kremer (1512-1594), più noto come Mercatore

Ma arriverà nelle mani anche di un personaggio molto particolare, John Dee, amico di Kremer dai tempi dell’università, quando studiavano insieme matematica a Luvain. Dee era un matematico, uno scienziato ma anche astrologo e negromante, esperto di esoterismo ma anche fidato consigliere della regina Elisabetta d’Inghilterra, a cui mostrò la mappa di Zeno suggerendo di organizzare una campagna esplorativa per appropriarsi delle nuove terre. Sarà così che l’Inghilterra preparerà il campo alle colonie, cominciando grazie al corsaro Martin Frobisher.

Mentre la paternità della scoperta delle coste americane da parte di Nicolò Zeno fu inizialmente osteggiata, nella seconda metà del XX sec., la Royal Geographical Society dimostrò che si trattava di una realtà e che la famiglia Zeno meritava tutti gli onori del caso.

In definitiva che i Templari scoprissero l’America è ancora da dimostrare ma che Henry Sinclair vi sia giunto insieme a Nicolò Zeno è ormai assodato. Il problema fondamentale per quanto concerne la prima ipotesi risiede nel collegamento tra la famiglia Sinclair e l’Ordine del Tempio che, come abbiamo visto nelle parti precedenti, non ha al momento solide basi documentarie ma rimane comunque una ipotesi possibile.

 

I TEMPLARI IN PORTOGALLO

In Portogallo, subito dopo l’arresto dei capi dell’Ordine Templare, il re Dionigi seguì le istruzioni papali di istituire processi contro i Cavalieri del Tempio ma cercò sempre di favorirli, anche ponendo come inquisitori vescovi e prelati vicini alla corona, poiché da molto tempo si erano stabiliti legami di collaborazione e stima. Confiscò i beni della Militia Christi per assecondare Filippo il Bello e Clemente V ma senza imprigionarne gli appartenenti ed né eliminare fisicamente l’Ordine. Il 21 gennaio 1310 Dionigi stipulò la convenzione di Salamanca con il regno di Castiglia e Aragona con la quale gli alleati costituirono una forza difensiva comune contro nemici esterni; anche grazie a questo accordo il clima disteso tra le tre nazioni contribuì a diffondere un’idea positiva dei Templari, che furono assolti e reinseriti in altri ordini. Si crearono una serie di contrasti con il Papa relativi alla cittadina portoghese di Tomar che Giovanni XXII aveva donato al cardinale Bertrand nel 1317; ciò costrinse il re del Portogallo a inviare un gruppo armato che si recò ad Avignone e costrinse con la forza il Papa a rinunciare alla città che divenne il quartier generale dell’Ordine e lo sarà per quasi 700 anni.

Tomar fu fondata dal Maestro Gualdim Pais, considerato eroe nazionale portoghese per aver costruito città e castelli che avrebbe poi difeso dai musulmani nel 1190 stabilendo la base per la re-cristianizzazione del paese.

Da questo momento l’Ordine dei Templari in Portogallo sarà libero e troverà la sua identità: il re, favorito anche dalla lontananza geografica con Francia e sede papale, manterrà una invidiabile autonomia al riguardo, e favorirà la Militia Christi che cambierà semplicemente nome. La bolla Ad ea exquibus cultus augeatur divinus del 14 marzo 1319 definirà la nascita del nuovo Ordo Militiae Jesu Christi, o semplicemente Cavalieri di Cristo, che saranno confermati eredi della tradizione e di tutti i beni e le proprietà templari.

Un secolo dopo, il Principe Enrico il Navigatore fu insignito dell’ordinazione  a Cavaliere di Cristo per i suoi meriti di servizio alla Corona. La sua attitudine multidisciplinare e la sua visione a 360° di ogni scienza produsse un periodo d’oro nella cultura del tempo: gli Ebrei, scacciati dovunque, trovarono una corte ideale in Portogallo dove il Principe riuscì a fondere arti e scienze matematico-trigonometriche provenienti sia dagli Arabi che dagli Ebrei applicate alla navigazione e ad altre attività pratiche. Ciò portò al calcolo esatto del punto nave in mare, che prima era approssimato e ad ulteriori scoperte scientifiche e geografiche.

Protetto dalla Corona e sostenuto dalle autorità religiose portoghesi (oltre che da un altro ordine di cavalieri denominato Ordine di Aviz), i Templari in Portogallo poterono così sopravvivere nel tempo e creare la base storica e leggendaria che contribuisce al giorno d’oggi a rendere la città di Tomar così bella e solare, la città che deve considerarsi erede della scienza e della conoscenza dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo.

IL TESORO DEI TEMPLARI

Uno degli elementi più controversi e famosi nella storia della Militia Christi concerne il destino del grande tesoro che essi accumularono tramite donazioni e operazioni commerciali e che tennero in deposito per conto terzi per secoli.

In seguito all’arresto in Francia una parte di esso fu requisita dagli agenti di Filippo il Bello, e una parte tornò nei forzieri del Papa, ma vari storici sono del parere che il vero tesoro dei templari sia stato in parte nascosto e segretamente trasferito in un luogo imprecisato; la destinazione finale ha suscitato l’eccitazione di molti ma al momento non è ancora chiaro che cosa gli sia accaduto.

Lo studioso Gérard de Sède nel suo Les Templiers sont parmi nous, ou, L’Enigme de Gisors (una interessante indagine ma da prendere con cautela) cita documenti vaticani che dimostrerebbero la fuga di alcuni templari la notte prima degli arresti, il 12 ottobre 1307 dalla sede del Tempio di Parigi, su tre carri con il carico mimetizzato da una copertura di paglia. Il resoconto del processo citato conterrebbe la dichiarazione di un templare fatta direttamente a Clemente V secondo cui Gerard de Villers e Ugo de Châlon fuggirono con l’intero tesoro all’epoca conservato a Parigi e si imbarcarono su diciotto navi con destinazione sconosciuta.

Già questa è una contraddizione, perché un numero così elevato di navi è esagerato per trasportare il carico di tre carri ma potrebbe trattarsi, come è ragionevole pensare, di un grosso gruppo di cavalieri guidato dai due superiori, de Villers e de Châlon, che avrebbe richiesto un numero di imbarcazioni maggiore. Ad ogni modo i beni preziosi dell’Ordine sarebbero stati nascosti nel castello di Gisors, nel nord della Francia, meta da decenni di cercatori di tesori e appassionati di studi templari. Ma nulla è stato trovato che confermi queste ipotesi.

Altri studiosi si sono lasciati influenzare dalla moda lanciata dal romanzo Il Codice da Vinci, concentrandosi sul minuscolo villaggio di Rennes-Le-Chateau, e sulle vicende del sacerdote locale Bérenger Saunière: tuttavia, come ha dimostrato l’archeologo Roberto Volterri nel suo L’universo magico di Rennes-le-Château, Saunière aveva creato il suo patrimonio lucrando sulle cerimonie religiose e non possedeva realmente una fortuna così grande da essere collegabile al tesoro dei Cavalieri del Tempio.

Una ipotesi riguarda una fuga in Scozia, accettabile anche perché esistevano già da molto tempo commende dell’Ordine in Scozia e avevano il benestare delle autorità locali. Se le ricchezze del Tempio fossero giunte qui avrebbero trovato una sede ideale, ma anche per questa rotta non abbiamo purtroppo documenti.

Un’altra direttiva di ricerca del tesoro ha relazione con il Portogallo, l’unico paese d’Europa dove la Militia Christi trovò sostegno e aiuto da parte del re, l’unico in cui essa fu realmente rispettata per il suo valore e la sua devozione totale alla propria missione, nonostante le accuse infamanti. Il Portogallo rese praticamente indolore il passaggio dei Templari a un altro Ordine (Ordine di Cristo), tanto che si può dire che qui essi cambiarono semplicemente nome mantenendo tutti i privilegi precedenti, comprese le loro ricchezze. Tomar era la città più importante e il quartier generale dove quest’ultime avevano più probabilità di essere conservate; alcune ricerche fanno propendere Tomar come la destinazione finale del tesoro portato via dalle altre sedi templari non intercettato dai messi di Filippo e del Papa.

Purtroppo la scarsità di fonti non permette d andare oltre: una ipotesi che tuttavia si può fare è che i beni templari siano stati nascosti non solo in una regione geografica ma in varie zone, dal Nord Europa, al Medio Oriente, per rendere impossibile il loro ritrovamento, e sembra essere l’unica veramente probabile.

INTERVISTA A LUCA MONTI, GRAN PRIORE DEL S.O.E.E.T.

Luca Monti è Gran Priore del Sacro Ordine Equestre Ecumenico Templare (S.O.E.E.T.), inquadrato nella Chiesa Ortodossa Italiana. È anche gnostico e martinista, Maestro della Massoneria e grande conoscitore della storia e della tradizione templare e massonica; ha gentilmente accettato di concederci un intervista.

Dopo la morte del Gran Maestro Jacques De Molay, ci furono Templari che riuscirono a fuggire? Se sì, dove e con quali modalità?

Sì, dopo la morte di Jacques de Molay, moltissimi Cavalieri del Tempio, riuscirono a fuggire, prendendo varie direzioni, dalla Spagna, al Portogallo, alla Scozia.

Esisteva una conoscenza segreta posseduta dai Cavalieri del Tempio?

I Cavalieri del Tempio erano, e sono, i depositari di segreti sapienziali molto rilevanti.

È possibile che nella Massoneria moderna vi siano elementi riconducibili alla sapienza Templare?

Non solo nella Massoneria vi sono elementi riconducibili ai Templari, ma la Massoneria stessa è una diretta emanazione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, al pari di molte altre scuole iniziatiche.

Quale è stato il destino delle ricchezze accumulate dall’Ordine dei Cavalieri del Tempio?

Le ricchezze dell’Ordine del Tempio, furono, in parte confiscate dal Re di Francia Filippo il Bello, ma in parte maggiore furono divise e nascoste in molti luoghi diversi, dall’Europa, al Medio Oriente, sotto la protezione di Cavalieri molto fidati, dal penultimo Gran Maestro, Thibaud Gaudin, in modo da rendere praticamente impossibile il loro ritrovamento.

Ci sono indicazioni che i Templari avessero scavato sotto al Tempio di Salomone. Cosa cercavano? E cosa trovarono?

I Cavalieri dell’Ordine del Tempio furono creati ufficialmente al fine di proteggere i pellegrini in Terra Santa, cosa impossibile del resto per soli nove uomini quanti erano i fondatori. In realtà furono indirizzati proprio a ricercare sotto il Tempio di Salomone determinati Oggetti di Potenza, che in effetti trovarono e custodirono molto bene, e peraltro custodiscono ancora. Sulla natura di questi oggetti non posso dirle di più, se non che si tratta di oggetti strettamente legati alle massime espressioni del Sacro.

Qual è la sua opinione riguardo al presunto arrivo dei Templari a Terranova, in America?

Ormai è abbastanza noto che i primi europei ad arrivare in America, furono i Vichinghi, quindi è probabile che i Cavalieri del Tempio, abbiano seguito le rotte vichinghe. Certamente comunque la presenza templare in America, è posteriore alla morte di Jacques de Molay, quindi databile alla metà del 1300.

Si parla spesso di Nuovo Ordine Mondiale: cosa ha a che fare con la Massoneria e l’Ordine templare?

La ringrazio per la domanda. Oggi si fa molta confusione su questi argomenti. Posso dirle che si tratta di una lotta interna all’Ordine del Tempio che ha inizio con un episodio storicamente insignificante, e perciò sconosciuto ai più, avvenuto a Gisors in Francia nel 1188. Si tratta del taglio di un olmo secolare che si dice avesse una circonferenza tale che per abbracciarlo servivano nove uomini. Un gruppo di nove uomini, molti decenni prima del suo taglio avevano effettivamente abbracciato tutti insieme l’olmo, e altri non erano che i nove fondatori dell’Ordine del Tempio, che in questo modo si giurarono reciprocamente fedeltà e lealtà. Il taglio di quella pianta, da parte di una fazione di Cavalieri, in disaccordo con la Gran Maestranza, e probabilmente spinta dall’avidità e dalla brama di potere terreno a seguito delle crescenti fortune economiche dell’Ordine, ha rappresentato, simbolicamente, il taglio con le “politiche” templari dell’epoca, ispirate alla Fratellanza ed al Bene, e l’inizio di questo conflitto che si svolge ad alti livelli, e di cui, spesso, anche Massoni di altissimo grado nulla sanno, anche perché nel corso dei secoli, i contendenti hanno seminato in campo avverso molti osservatori, il che rende difficile se non impossibile per i non addetti ai lavori, comprendere lo sviluppo della situazione che può cambiare anche di giorno in giorno, sulla base di nuovi equilibri che si creano fra gli opposti schieramenti. Quel che è certo, è che i politici odierni non contano nulla, in nessun Paese: la maggioranza di essi sono marionette ben pagate che si pascono e compiacciono del loro presunto potere agli occhi dei profani. 

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