Dossier: TEMPLARI – LA VERITA’ SUI CAVALIERI DEL TEMPIO – Militia Christi Parte 2/4

Non nobis domine non nobis sed nomini tuo da gloriam

SOMMARIO

Ascesa, grandezza, declino

L’archivio segreto dei Templari

Il Gran Maestro

Lista dei Gran Maestri dell’Ordine 1118-1314

Il processo

Il mistero di Baphomet

 

ASCESA, GRANDEZZA E DECLINO

shield and swordAscesa, Grandezza

Nei primi anni l’Ordine templare non crebbe molto: sembra che i  membri fossero in nove, nove anni dopo la fondazione, ma come abbiamo visto nella Parte 1 questi riferimenti numerici a multipli di tre potrebbero essere influenzati dalla mistica medievale e non letterali. Ad ogni modo il Patriarca di Antiochia, Michele Siriano, afferma che re Baldovino di Gerusalemme costrinse Ugo de Payens, fondatore dell’Ordine e trenta suoi compagni a servire nella cavalleria anziché svolgere mansione di monaci. Abbiamo quindi cifre entro i trenta membri a pochi anni dalla fondazione; ma le cose migliorarono col tempo e nei decenni successivi i cavalieri crebbero di numero anche grazie alle missioni di reclutamento e reperimento fondi di Ugo de Payens in Terrasanta e specialmente in Occidente.

Baldovino II e Hugo de Payens

Baldovino II e Hugo de Payens

Questo fatto può mettere in dubbio che essi avessero come scopo la protezione dei pellegrini nelle sante terre orientali; infatti i cavalieri erano veramente in pochi per un compito geograficamente così esteso; inoltre nelle Regole non vi è traccia concreta di questo obbiettivo primario. Rimane quindi un dubbio sulle vere missioni dell’Ordine che hanno suscitato eccitazione presso appassionati e studiosi alternativi.

Quello che è certo è che le donazioni, e in particolare i bottini di guerra arricchirono molto l’Ordine che solo  nei secoli successivi si espanse e divenne potente e temuto. In particolare lo scrittore e storico inglese Matthew Paris (1199-1259) parla di oltre 9.000 commende templari esistenti nel XIII sec. intorno a cui ruotavano 100.000 persone circa e di queste tra i 7.000 e gli 8.000 erano templari.

2 templari su un cavallo

Due templari su un cavallo, simbolo del voto di povertà della Militia Christ

Ad ogni modo i Templari accrebbero l’entusiasmo per le crociate e si può anzi dire che la loro parabola esistenziale coincida con la tragica storia delle missioni in Terrasanta: durante la Prima crociata (1096-1099) ancora non era stato organizzato il corpo dei cavalieri ma Paris ci informa che nel 1133 cominciarono i primi scontri bellici tra la Militia Christi e i musulmani con ripetute sconfitte.

Bernardo di Chiaravalle sostenne personalmente la Seconda Crociata allo scopo di riprendere Antiochia e l’area circostante che era caduta in mano turca; in questa campagna l’apporto bellico dei Templari si rivelò fondamentale e fu grazie a loro che il re francese Luigi VII e l’imperatore Corrado III di Svevia riuscirono inizialmente nell’impresa, solo per perdere i vantaggi acquisiti qualche tempo dopo. Nonostante la campagna si fosse rivelata disastrosa, i templari giocarono un ruolo fondamentale nella protezione delle milizie crociate anche durante la ritirata.

Nel 1149 le forze cristiane espugnarono Gaza e nel 1153 Ascalona: queste vittorie contribuirono di molto ad amplificare la fama dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio a cui fu affidata la costruzione e il mantenimento di importanti e numerose guarnigioni e castelli nelle regioni espugnate. I Cavalieri godevano ora di grandissimo prestigio anche grazie al sostegno del Papa che con le bolle Omne Datum Optimum (1139), Milites Templi (1144) e successive, avevano reso l’Ordine completamente indipendente, una élite autonoma paragonabile a uno stato indipendente che doveva obbedienza solo al Papa. Questo creò forti attriti con gli altri corpi crociati, evidenti durante le varie fasi delle campagne in Terrasanta e soprattutto dopo la sconfitta di Hattin (1187) in cui Saladino sbaragliò il corpo templare e ne massacrò i prigionieri, e in seguito alla perdita di Gerusalemme. Contrasti interni e il morale basso tra i combattenti conclusero la campagna bellica in modo pesantemente negativo.

crociati

Sarà solo con la Terza Crociata, guidata tra gli altri da Federico Barbarossa e Riccardo di Inghilterra detto Cuor di Leone, che l’importante città di S. Giovanni d’Acri fu conquistata (12 luglio 1191); in seguito Saladino fu sconfitto ponendo le basi di successive vittorie ed elevando il morale dei combattenti occidentali. L’anno dopo fu espugnata e conquistata l’isola di Cipro che divenne una delle sedi più importanti dei Templari in Oriente.

I secoli successivi videro nuove crociate e ancora nel XIII sec. i Templari furono oggetto di critiche e polemiche per il loro comportamento; ciò si rese particolarmente evidente quando Federico II cominciò la Sesta Crociata con lo scopo di riconquistare Gerusalemme.

Federico II tratta la resa di Gerusalemme

Federico II tratta la resa di Gerusalemme

Il suo aperto contrasto con il Papa non faceva presagire buoni rapporti con i Cavalieri del Tempio che soffrirono della generale ostilità dell’imperatore svevo. Quando egli riuscì a conquistare pacificamente la Città Santa, il conflitto con i cavalieri, che avevano perso i diritti sul Tempio di Gerusalemme come conseguenza degli accordi stipulati tra crociati e musulmani, si fece aspro e insanabile.

Inoltre nel 1244 la battaglia di al-Harbiyya portò al tragico risultato di una sconfitta con la perdita di una intera guarnigione di Templari. Solo trenta sopravvissero. In questa fase, l’accorta diplomazia di Federico II fu minata alle radici da crociati insoddisfatti che invocavano lo scontro aperto e la sconfitta armata dei musulmani, e non si accontentavano certo di una serie di trattati di pace.

Questi dissidi interni portarono alle successive crociate che videro tragedie ed eccidi. In particolare i Templari subirono enormi perdite, come la battaglia per la conquista di Mansura, dove i Franchi attaccarono la città senza seguire gli accorti consigli dei cavalieri del Tempio e subirono una sconfitta epocale: in essa, dei quasi trecento templari impegnati in combattimento solo cinque riuscirono a scampare.

Declino

S. Giovanni d’Acri, la roccaforte strategica per eccellenza fu perduta nel 1291 e i Saraceni acquisirono così un importantissimo nodo di comunicazione in Terrasanta. Ora le cose divenivano tragiche e si perse una grande parte del controllo dell’area.

S. Giovanni d'Acri

S. Giovanni d’Acri: un vicolo della cittadella

La fama di invincibilità dell’Ordine fu scossa da queste continue ed altalenanti sconfitte, mentre l’evidenza della benedizione divina della loro missione era messa in discussione già da tempo. Inoltre accuse di arroganza, intemperanza nel bere e voci riguardanti comportamenti immorali tra uomini all’interno dell’Ordine cominciarono sottilmente a minare la loro immagine pubblica.

Quando poi la città di Ruad fu persa (1302) di nuovo una intera guarnigione della Militia Christi fu massacrata: così terminarono le Crociate e così furono segnati i destini dell’Ordine del Tempio: cinque anni dopo tutti i Templari furono arrestati per ordine del Re di Francia portando alla loro dissoluzione.

Mentre in Oriente i Templari combattevano e sempre più spesso arretravano, in Occidente la corona di Francia riusciva a sottomettere uno dopo l’altro i vassalli all’interno dei suoi confini accentrando sempre di più il potere nelle mani di Filippo IV il Bello. Ma c’erano altri due ostacoli al suo desiderio di divenire sovrano assoluto: i Templari e la Chiesa.

Tomba di Bonifacio VIII in Vaticano

Tomba di Bonifacio VIII in Vaticano

Il XIII sec. vide così delinearsi in Francia un acceso contrasto, che si fece presto aperto e violento, tra il papato, rappresentato da Bonifacio VIII (1235-1303), e il re Filippo IV Il Bello (1268-1314); Filippo si opponeva con estrema risolutezza agli sforzi del Papa di aumentare il suo potere in Francia e cercò in ogni modo, anche ricorrendo alla violenza, di bloccare e limitare i privilegi che la corte papalina cercava di acquisire. È rimasto famoso l’episodio dell’Oltraggio di Anagni (7 settembre 1303) in cui gli emissari di Filippo, Guglielmo di Nogaret e Giacomo Colonna (detto Sciarra), alla testa di un piccolo manipolo di soldati raggiunsero nella città laziale di Anagni  Bonifacio VIII e lo fecero prigioniero, tentando di impedire l’imminente scomunica di Filippo mediante bolla papale con l’intenzione di portare il Papa in Francia dove sarebbe stato processato. Dopo alcuni giorni in cui il pontefice fu sottoposto ad angherie e privazioni, il popolo della città riuscì a liberarlo e a farlo fuggire, per morire poi pochi mesi dopo.

L’Oltraggio di Anagni – XIV sec.

Il successore Benedetto XI cercò di opporsi alla volontà del re di Francia che voleva riesumare le spoglie di Bonifacio VIII e istituire un processo che avrebbe macchiato per sempre il papato, ma anch’egli morì prematuramente. Il nuovo Papa Clemente V non ebbe la forza di opporsi alla tenace e violenta persecuzione di Filippo il Bello: ne accettò le richieste di limitare fortemente il potere della Chiesa in Francia e di ritirare la sua protezione dall’Ordine dei Cavalieri del Tempio.

Le motivazioni che portavano Filippo a voler sbarazzarsi dei Templari erano chiare: la Militia Christi era ormai divenuta una nazione indipendente, con le sue legislazioni interne, non rendeva conto a nessuno se non al Papa, era la fonte principale di finanziamento per molti regni e nazioni e la corona di Francia era fortemente indebitata con loro. Si trattava essenzialmente di un governo sovranazionale il cui controllo era in ultima analisi gestito dal Papa e questo significava solamente che la corona non aveva alcuna giurisdizione sui Templari. Filippo e i suoi consiglieri elaborarono un piano, l’unico che avrebbe potuto distruggere dall’interno l’Ordine: screditarli accusandoli di eresia, pratiche apostate e demoniache.

Clemente V

Papa Clemente V

La macchina dell’infamia costruita dai collaboratori del re si mosse veloce e con efficacia: furono fatte circolare accuse di sodomia, di pratica di arti magiche, e idee eretiche. A queste si aggiunse la pretesa adorazione di un idolo, il Baphomet, che avrebbe confermato le eresie e l’adorazione del demonio.

L’attacco di Filippo ai Templari si acuì nel tempo ma non riuscì a portare a termine il suo progetto prima di un decennio: infine riuscì nell’intento quando, con un sinistro colpo di genio, sfruttò un templare pentito,  che nel 1305 rilasciò una precisa dichiarazione al Re d’Aragona: egli asserì di aver sentito con le sue orecchie da un altro cavaliere cacciato dall’Ordine che all’interno delle magioni e commanderie templari accadevano cose orribili, si praticavano diffuse cerimonie demoniache e si sentivano spesso espressioni blasfeme ed eretiche. La testimonianza, se anche per sentito dire, di un ex templare, era ciò che Filippo cercava ed ebbe il risultato sperato: da allora in poi le infamie e le calunnie si moltiplicarono e a poco contò l’incontro dei legati templari a Parigi per discutere il da farsi. Clemente V, nonostante fosse il padre spirituale dell’Ordine templare era praticamente ormai prigioniero all’interno del territorio francese e non poté opporsi alla ferrea volontà di Filippo di Francia che mirava a distruggere completamente l’Ordine: fu così che il 14 settembre 1307 si cominciò ad arrestare i monaci guerrieri

Pergamena relativa al processo contro i Templari

Le accuse gravissime erano: sodomia, apostasia, riunioni segrete sovversive, pratiche di iniziazione oscene e rinnegamento della figura salvifica di Gesù, oltraggio della santa croce e così via: non vi era possibilità di scampo da questo tipo di calunnie, a meno che non si fosse dimostrata l’estraneità totale degli accusati da queste pratiche. Ma ciò non era possibile, anche perché il Papa fu praticamente costretto a confermare l’apparato accusatorio in Francia, e infine Clemente V ordinò l’arresto di tutti i templari in qualunque nazione si trovassero. Furono istituiti innumerevoli processi che portarono a centinaia di deposizioni; in particolare a Parigi furono interrogati i vertici dell’Ordine, tra cui il Gran Maestro Jacques de Molay, Ugo di Paynard, Geoffrey de Charnay e altri. Naturalmente non si trattava di processi usuali ma molto spesso di confessioni estorte con la tortura che ottenevano quasi sempre il risultato che si proponevano: non la verità ma la conferma delle accuse e una eventuale confessione e pentimento.

De Molay avallò le tesi dell’accusa e confessò: per questo ebbe la condanna a morte mutata in prigionia a vita, ma poco più tardi ritrattò la sua dichiarazione. Per questo fu arso al rogo sull l’île de la Cité, a Parigi, di fronte a Notre Dame il 18 marzo 1314 dove una lapide ricorda ancora l’evento.

Tutti i templari rimasti furono dichiarati fuorilegge ed è plausibile pensare che solo un piccolo numero di essi riuscirono a scampare, ma da qui in avanti non esistono fonti e quindi si procede per ipotesi. Ciò che accadde ai superstiti è ancora oggi oggetto di studio ed esistono ipotesi colorite che vanno dalla fuga in Nord America alla Scozia: nulla di tutto questo può realmente essere confermato ma come vedremo vi sono indizi interessanti in tal senso.

L’ARCHIVIO SEGRETO DEI TEMPLARI

Come tutti gli ordini monastici, la Militia Christi teneva accurate registrazioni confidenziali e segrete di tutte le sue attività: si trattava di un archivio enorme che conteneva tutte le informazioni e i contratti che riguardavano l’acquisto e l’affitto di terre, i depositi nelle loro banche, le spese dovute ad attività belliche, missioni diplomatiche e molto altro.

All’inizio della loro storia, i Templari conservavano l’archivio segreto all’interno della moschea di al-Aqsa, eretta sulla spianata del Tempio  di Gerusalemme, ma con la caduta della città in mani musulmane (1187) esso fu portato ad Acri per poi seguire le alterne fasi delle crociate e quindi, insieme ai beni preziosi dell’ordine, fu spostato in più sedi.

documento

Sembra che nel 1312 si dovette trasferire l’intera documentazione a Cipro dove nel 1571 cadde nelle mani dell’impero Ottomano: questo evento segna una perdita immane per gli storici perché non è più possibile recuperare fonti documentarie dirette e quindi notizie, dati precisi e sicuri sulle loro attività e la loro storia. Inoltre spiega perché la quasi totalità delle fonti storiche sull’Ordine dei poveri Cavalieri del Tempio di Gerusalemme provenga dall’esterno e sia a volte viziata dal punto di vista dell’autore del documento, come spesso accade nei resoconti dei processi o nelle descrizioni fatte da autori in contrasto con l’Ordine.

IL GRAN MAESTRO

L’immagine classica dei cavalieri templari custodi dei segreti della Terrasanta guidati da un Gran Maestro di superiore conoscenza e saggezza si è diffusa imprimendosi nell’immaginario collettivo con grande efficacia: tuttavia la realtà è in buona parte differente dalla fiction.

È senz’altro vero che le Regole dell’Ordine, sia nella versione latina che in francese, assegnano la guida dei cavalieri del Tempio a un Maestro, eletto a vita; il nome Gran Maestro, vicino alla più tarda Massoneria, si imporrà in seguito.

Egli, sempre secondo le Regole di Bernardo di Clairvaux, godeva di una posizione unica e non poteva essere rimosso: doveva esercitare il suo incarico con saggezza, edificando e non distruggendo. Il suo ruolo era essenzialmente quello di guidare un ordine di monaci combattenti scelti verso il raggiungimento dei propri obbiettivi come cavalieri di Cristo.

Tutti i Templari dovevano obbedienza completa al Gran Maestro:  non si deve pensare, tuttavia, che quest’ultimo accentrasse intorno a sé un potere assoluto: la gerarchia prevista dalle Regole assegnava a un Consiglio di saggi, o prescelti, la funzione di coadiuvare il proprio superiore nelle scelte di particolare rilevanza. Se infatti il Maestro poteva gestire attività e funzioni minori interne a suo piacimento, vi erano questioni importanti, che andavano dal prestito di denaro, a un assedio o una dichiarazione di guerra, o anche semplicemente vendere terre, che richiedevano una riunione del Consiglio.

Jacques-de-Molay

Il Gran Maestro Jacques de Molay

Per quanto concerne invece l’utilizzo del denaro, vi era una ferrea regola: il Maestro non poteva fruirne liberamente, investirlo o prestarlo. Una volta giunte alla sede dell’Ordine le donazioni o le decime, esse venivano visionate dal Maestro e dal Consiglio ma proseguivano poi per giungere a Gerusalemme, al tesoriere dell’Ordine. Naturalmente il superiore aveva libertà di scelta nell’amministrazione delle piccole quantità di denaro necessarie per le consuetudini quotidiane.

Col tempo si rese necessario creare vari consigli, ognuno dei quali sottoposto al successivo, che si occupavano di amministrazione e attività locali. Ogni assemblea, strutturata gerarchicamente, gestiva un’area sempre più grande di questioni fino a giungere al Consiglio Generale dell’Ordine, che prendeva in esame le decisioni più importanti

Già dalla fondazione dei Cavalieri del Tempio, la figura di un superiore dell’Ordine manifestava un indubbio carisma; come capo e guida spirituale simboleggiava la presenza del Cristo nelle regioni occupate dai musulmani e allo stesso tempo rivestiva l’incarico di rappresentante della civiltà occidentale europea, con i suoi valori, un ruolo di grande prestigio e fondamentale importanza che richiedeva una protezione costante. A tal fine due cavalieri erano costantemente assegnati a  questo incarico, seguendo il Maestro dovunque andasse in qualità di guardie del corpo.

Alla morte del Maestro, tredici elettori del Consiglio superiore ne eleggevano un altro, scelto tra le persone più sagge ed esperte; nonostante i Templari fossero diffusi sia in Oriente che in Europa, il nuovo superiore veniva eletto a Gerusalemme perché sarebbe stato controproducente attendere mesi interi l’arrivo di cavalieri preminenti dall’Europa rimanendo al contempo senza un Maestro.

Una volta eletto, egli si incontrava con i membri più fidati del Consiglio ed eleggeva a sua volta un suo sostituto, chiamato Siniscalco, che aveva la funzione di fare le sue veci in caso di sua assenza.

Grazie alla rigida divisione dei compiti e alla buona organizzazione amministrativa e logistica, la Militia Christi riuscì a gestirsi come uno stato nello stato, sottoposto solo al controllo del Papa e riunendo in maniera straordinariamente moderna nazioni lontane come il Portogallo, l’Italia, l’Inghilterra e l’Europa in genere, alle terre d’Oriente.

LISTA DEI GRAN MAESTRI DAL 1118 AL 1314

Hugues de Payens 1119-1136

Robert de Craon 1136-1149

Everard des Barres 1149-1152

Bernard de Tremeley 1153-1153

Andrew de Montbard 1154-1156

Bertrand de Blancfort 1156-1159

Philip de Milly (Nablus) 1169-1171

Odo de St Amand 1171-1179

Arnold de Torroja 1181-1184

Gerard de Ridefort 1185-1189

Robert de Sable 1191-1192/3

Gilbert Erail 1194-1200

Philip de Plessis 1201-1209

William de Chartres 1210-1218/9

Peter de Montaigu 1219-1230/2

Armand de Perigord 1232-1244/6

Richard de Bures Not Listed

William de Sonnac 1247-1250 1247-1250

Reginald de Vichiers 1250-1256 1250-1256

Thomas Berard 1256-1273 1256-1273

William de Beaujeu 1273-1291

Theobald Gaudin 1291-1292/3

Jacques de Molay 1293-1314

IL PROCESSO

Nella strana commistione di violenza e tensione mistica che caratterizza il medioevo, l’Ordine dei Templari venne a trovarsi esattamente nel mezzo e fu influenzato da entrambe poiché le riuniva nella sua stessa ragione di esistere, un via in cui il monachesimo guerriero al servizio di Cristo non appariva un contrasto ma solo una soluzione a un problema.

Ma allo stesso modo soffrì le disastrose conseguenze della violenta reazione del re di Francia, che stava subendo una gravissima crisi finanziaria e vedeva i Templari come la perfetta soluzione dei suoi problemi.

Nel 1306 la situazione economica della corona francese era prossima alla bancarotta e Filippo non vide migliore soluzione dell’obbligare il tesoriere della Militia Christi a versare nei suoi forzieri 300.000 fiorini d’oro, una somma enorme che i cavalieri del Tempio avevano raccolto da donazioni private conservate nei loro depositi. Si trattava quindi di un prelievo forzoso, o meglio di una vera e propria rapina che distruggeva alla base la solida nomina che I Templari si erano fatti come banchieri. Ed era solo l’inizio.

templar coins

Per decreto del re, il 13/14 ottobre 1307 tutti i templari furono dichiarati fuori legge e arrestati: le cifre ci parlano di circa duemila cavalieri in Francia e quattromila in Europa: di nuovo, le accuse per una tale azione concertata erano di eresia, pratica di rituali satanici ed osceni, omosessualità e credenze blasfeme anticristiane.

Clemente tentò di protestare presso il re ma non vi fu nulla da fare e anzi dovette promulgare la bolla Pastoralis Praeminentiae con cui ordinava a tutte le autorità cristiane, sovrani e re, in ogni luogo, di arrestare i Cavalieri del Tempio: sembrò una conferma dell’operato di Filippo e dovunque in Europa, in Inghilterra, Aragona, Italia, i Templari furono arrestati. Allo stesso tempo la bolla rivendicava il diritto da parte papale di gestire i processi alla maniera ecclesiastica il che sembrerebbe suggerire una presa di posizione lievemente in opposizione al Re di Francia.

knight templars trial parchment

Le pergamene originali dei processi quantificavano cento capi di imputazione che il 12 agosto del 1208 furono fatti leggere a tutti i templari. Cominciò così una delle pagine più nere per la storia della Chiesa in cui l’Inquisizione si macchiò di crimini e torture allo scopo di estorcere confessioni già prefissate: una delle più celebri è quella di Giovanni da Tours, che descrive l’iniziazione all’Ordine con un rituale che comprendeva il rinnegare Cristo, sputare sulla croce, atti omosessuali e l’adorazione di uno strano idolo a forma di testa.

L’interrogatorio sotto tortura era di solito applicato immediatamente ma la confessione aveva valore solo se controfirmata da vari testimoni. Da quanto si può capire, tali dichiarazioni estorte con la forza avevano poco a che fare con la verità: gli studiosi suggeriscono che molte siano state solo frutto della disperazione a cui i cavalieri giungevano  a causa delle indicibili delle sofferenze e che quindi non siano da ritenersi veritiere. Tuttavia sembra attendibile la cerimonia di iniziazione come riportata sotto da una pergamena originale del processo:

Il comandante prende da parte il nuovo venuto, per esempio dietro l’altare o dentro la sacrestia. Là gli fa vedere un crocefisso e per tre volte il novizio deve negare Cristo e sputare sulla croce. Dopo deve denudarsi. Il comandante gli dà tre baci, uno sul fondo schiena, uno sull’ombelico, uno sulla bocca. […] Molti Templari infatti praticano la sodomia tra loro, ognuno indossando una cintura che fa parte della sua uniforme permanente. Si dice che queste cinture siano state poste precedentemente attorno al collo di un grande idolo, in forma di testa umana con la barba, e che alle riunioni dei capitoli provinciali i maggiori ufficiali dell’ordine bacino e adorino questa testa (sebbene i cavalieri ordinari non sappiano nulla di questo culto). Inoltre i preti dell’ordine si astengono dal consacrare l’eucaristia per la messa”.

Come abbiamo già visto, la cerimonia del bacio sulla bocca è attestata in vari documenti, come pure quella del bacio sull’ombelico e sulle natiche: alcuni studiosi la interpretano come una cerimonia impostasi successivamente, giustificata da quello che oggi definiremmo bullismo o anche per abituare il novizio ad ubbidire incondizionatamente al proprio superiore.

knights templar

Si trattava di una questione scottante e difficile, anche da un punto di vista giuridico perché le testimonianze erano palesemente viziate da pesanti incongruenze: gli atti relativi alle confessioni di oltre mille templari nei processi svoltisi tra il 1308 e il 1310 rivelarono aspetti completamenti contrastanti. Dove i cavalieri erano stati trattati con umanità (Scozia, Portogallo, Inghilterra, Ravenna, ecc.) avevano rilasciato dichiarazioni giurate che difendevano la moralità e la giustizia all’interno dell’Ordine. Dove invece si era agito con la tortura (Parigi, Firenze, ecc.) i templari avevano confessato di aver praticato tutte le oscenità e le pratiche viziose sostenute dall’accusa; la società medievale era in genere abbastanza tollerante contro l’omosessualità maschile, ma nel XIV sec. essa diventò un grave peccato contro natura, passibile di punizioni pesantissime e quindi strumento ideale per il re di Francia. E naturalmente se anche alcuni monaci avevano rotto il loro voto di castità macchiandosi di omosessualità, ciò poteva dirsi solo per casi singoli, e molto difficilmente per l’intero Ordine.

Ad ogni modo il processo generale contro i Templari vide anche atti di eroismo da parte di alcuni monaci che tentarono con le loro deposizioni di salvare il buon nome dei Cavalieri, contestando fra l’altro la validità delle confessioni estorte con la forza e appigliandosi a provvedimenti legali messi a disposizione dal Papa. Com’era prevedibile non sortirono alcun effetto: il 5 giugno 1311 il processo si concluse e l’intera documentazione fu consegnata a Clemente V per la discussione che avrebbe avuto luogo a Vienne il 16 ottobre.

Egli aveva invitato sia i rappresentanti ecclesiastici più importanti che i re e imperatori d’Europa ma sia da una parte che dall’altra la riunione fu disattesa, non vi furono alti dignitari, solo personalità di basso profilo. Grandi assenti i re di Portogallo, Inghilterra, Boemia, Ungheria, Sicilia, praticamente tutti non accettarono l’invito, a parte uno: Filippo il Bello. Questo fatto, anche se fosse frutto degli intrighi di Filippo, la diceva lunga sulla debolissima posizione del pontefice, ormai pedina della corte francese.

Lo stesso concilio di Vienne sembrò più una farsa: gli incaricati del Papa non riuscirono a giungere ad un accordo unanime, e a contribuire al caos generale giunsero sul luogo del congresso ecclesiastico sette templari che giurarono ve ne fossero altri mille pronti, come loro, a difendere il loro operato. Furono immediatamente arrestati ma le divisioni ideologiche all’interno delle commissioni incaricate non sembravano accordarsi; lo stesso pontefice faticava mantenere il controllo sul concilio.

Vedendo che le decisioni che sperava tardavano ad arrivare,. Filippo inviò una missiva Clemente V chiedendogli di concludere il processo in cui tra l’altro si diceva: “ (…) Chiediamo a Vostra Santità con affetto, devozione e umiltà, di sopprimere il suddetto ordine e creare un nuovo ordine militare a cui devolvere i beni dell’ordine summenzionato, conferendogli gli stessi diritti, doveri e responsabilità (…)”

Naturalmente la retorica e la forma così umile in cui la lettera fu redatta non devono trarre in inganno: Clemente sapeva bene che si trattava di una minaccia, e stanco e remissivo prese la sua decisione, ufficializzata con la bolla Vox in Eccelso (22 marzo 1312), con cui sospendeva l’Ordine:

“(…) Non senza amarezza e dolore del cuore, sopprimiamo, non attraverso una sentenza definitiva, ma per via amministrativa, ovvero per disposizione apostolica, il predetto Ordine del Tempio, la sua sede, l’abito e il suo nome con sanzione irrefragabile, con l’approvazione del Sacro Concilio, proibendo assai severamente che nessuno per l’avvenire osi entrare nel predetto Ordine, o indossare, o portare il suo abito, o comportarsi da templare. E se qualcuno facesse il contrario incorra, ipso facto, nella sentenza di scomunica.

Vienne, 22 marzo, anno VII del Nostro pontificato.

La bolla rivela i sentimenti feriti e la tristezza del pontefice nell’apprendere le nefandezze di cui si sarebbero macchiati i templari, ma anche qui, la formalità richiesta da un tale documento non dice essenzialmente la verità, ovvero che la decisione del Papa era stata forzata da Filippo, e infatti la decisione di Clemente V di sospendere l’Ordine del Tempio “non attraverso una sentenza definitiva ma per via amministrativa”, riafferma la sua volontà di riprendere le redini della questione in futuro, magari con la speranza di riabilitare in qualche modo i Templari; il documento può essere visto come una velata risposta al re di Francia su chi in effetti avrebbe dovuto trattare la questione: il pontefice, e lo avrebbe fatto riservandosi il diritto di sospendere e giudicare un suo ordine monastico a tempo da definirsi.

Il 3 aprile, il Papa informò i convenuti a concilio delle sue decisioni, ovvero di sospendere la Militia Christi e di affidarne i beni ai Cavalieri Ospitalieri, come da volontà del re di Francia; naturalmente l’atto legale non dice che Filippo desiderava appropriarsi dei beni dei Cavalieri del Tempio e creare un nuovo Ordine di cavalieri guidato da uno dei suoi figli come Gran Maestro. E non dice che Clemente voleva mantenere all’interno della Chiesa tutto ciò che apparteneva ai Templari. E la bolla Ad Providam (2 maggio 1312) proibì per questo motivo a tutti di interferire con le decisioni papali. Clemente considerò necessario pubblicare altre due bolle Considerantes dudum e Nuper in Concilio, con le quali decideva il destino dei cavalieri sopravvissuti e assegnava i beni dei templari agli Ospitalieri. Quest’ultima questione si svolse senza particolari difficoltà in Europa, a parte la Francia, dove Filippo si oppose con veemenza; Clemente scrisse due nuove bolle con le quali ribadiva le sue decisioni ma il re si oppose e chiese un risarcimento.

Dopo vari incontri gli Ospitalieri e Filippo il Bello si accordarono per una somma da destinare alle casse di Francia di duecentomila tornesi d’oro e la cessione di alcuni feudi appartenuti ai Templari.

Molto interessante il fatto che Clemente si premurò di concedere ai Templari sopravvissuti ai processi dell’Inquisizione  che ne avessero fatta richiesta, di mantenere il proprio grado all’interno del nuovo ordine in cui avessero scelto di militare, con adeguate risorse finanziarie per il proprio mantenimento.

Al concilio di Vienne seguirono alcuni mesi preparatori, dopodiché, il 22 dicembre 1313 fu costituita la commissione che avrebbe deciso la sorte definitiva della Militia Christi: i vertici dell’Ordine, tra cui il Gran Maestro Jacques de Molay, avevano già rilasciato le loro confessioni.

Ciò che colpisce è la pacifica sottomissione con cui in generale i Templari accettarono di essere arrestati e confessarono ciò che l’Inquisizione voleva: alla luce della documentazione disponibile sembra evidente che in genere si fidassero del Papa e fossero convinti di una risoluzione positiva in loro favore del processo.

pergamena processo templari

Un documento relativo al processo contro i Cavalieri di Cristo

Le cose, tuttavia, dovevano prendere una piega ben  diversa: 18 marzo 1314 fu convocata un’assemblea a Parigi incaricata di emettere i verdetti. Jacques De Molay e altri generali dell’Ordine erano stati incarcerati nel castello di Chinon e qui interrogati di nuovo: secondo le scarsissime cronache (i documenti di questi interrogatori non sono disponibili o meglio sembrano non esistere) il Gran Maestro aveva dapprima confessato, ma in seguito ritrattato le accuse e questo portò alla definitiva condanna al rogo. Era stato arrestato il 13 ottobre 1307 e si era ora giunti al 18 marzo 1314, sette anni molto difficili.

Clemente aveva concesso l’assoluzione a chi avesse confessato e chiesto perdono, offrendo addirittura una pensione e l’inserimento in un altro ordine monastico, ma per i capi la punizione doveva essere esemplare, almeno secondo la visione di Filippo il Bello. Egli, furioso per le ritrattazioni, ordinò che Jacques De Molay e il Maestro di Normandia Geoffrey de Charnay fossero arsi al rogo sull’Ile de la Citè, a Parigi, dove una targa su una delle colonne ricorda il triste evento.

Targa che comemmora la morte al rogo del Gran Maestro Jacques De Molay nel 1314

Parigi: lapide commemorativa della morte sul rogo del Gran Maestro Jacques De Molay

Si riporta che sul rogo il Gran Maestro affrontò la morte a mani giunte e con sguardo imperturbabile rivolto verso il cielo, dando prova di un coraggio e di sopportazione che colpì tutti gli astanti e contribuì molto a far riconsiderare le accuse contro l’Ordine.

Inoltre augurò a tutti i responsabili del processo di essere chiamati a breve al cospetto di Dio e rendere conto dei propri misfatti: fatto curioso, che contribuì alla leggenda della maledizione di Jacques De Molay, Clemente V morì un mese dopo, Filippo il Bello morì in dicembre, mentre il suo braccio destro Guglielmo di Nogaret era morto durante lo svolgimento del processo.

La pubblica esecuzione di De Molay e de Charnay segnò la fine dell’Ordine del Tempio in Europa, anche se a ovest, nella penisola iberica, i cavalieri del Tempio ebbero un destino diverso; qui il Papa decise di amministrare in modo differente i beni templari, sottraendoli all’avidità dei regnanti e mantenendoli in qualche modo sotto il suo controllo per destinarli in futuro ad altre mansioni. I Regni di Castiglia, Portogallo e Aragona e quelli nelle Isole Baleari furono tra questi, seguiranno sorti differenti nel tempo e in vari casi non secondo i desiderata del papa

Il re d’Aragona Giacomo II voleva infatti mantenere il controllo sulle proprietà templari e fece pressioni affinché esse fossero consegnate all’Ordine aragonese di Calatrava che era molto vicino alla corona: in questo modo sarebbero rimaste sotto il suo controllo.

IL MISTERO DI BAPHOMET

La documentazione relativa ai processi contro i Templari menziona a più riprese un misterioso idolo che sarebbe stato oggetto di culto: a volte chiamato Baphomet, in alcune pergamene è descritto come una testa, in altre due teste o addirittura tre, di legno, altre volte di metallo, da sola o con l’aggiunta di gambe, davanti o dietro o entrambe le posizioni. L’oggetto, denominato Caput LVIII, o Capo 58, emerge in varie testimonianze come le seguenti:

Il fratello Jean Taillefer, della diocesi di Langres, dichiarò che al tempo della sua ammissione, gli era stato mostrato un idolo dalla figura umana. Ugo di Bures, fratello borgognone, parla di una testa contenuta in un armadio della cappella. Questo idolo era a suo parere d’argento, di rame o d’oro, e raffigurava una testa umana con una lunga barba che egli riteneva bianca.

Il templare Rodolfo di Gisi dichiarò di aver assistito ad un Capitolo generale tenuto dal fratello di Villers, nella diocesi di Troyes, durante il quale il fratello Ugo di Besancon appoggiò su un banco una testa d’idolo. A quel punto lo spavento del neofita fu talmente grande, che egli uscì dal Capitolo senza attendere l’assoluzione. Lo stesso Rodolfo di Gisi, nuovamente interrogato, confessò di aver visto una testa simile in sette Capitoli, e, a suo dire, l’idolo aveva un’aria terribile e demoniaca; ogni volta che appariva la testa, egli poteva a malapena guardarla, perché lo riempiva di terrore

Il cavaliere del Tempio Guglielmo Pidoye, alle autorità che lo richiedevano “(…) mostrò loro un grande idolo d’argento perfettamente dorato che raffigurava una donna.” Sulla schiena della statua una stoffa rossa portava la dicitura: Caput LVIII (58a testa).” Le testimonianze, spesso contraddittorie, portarono a confondere la testa con l’immagine della donna; in ogni caso ciò che emerse dalle confessioni fu l’esistenza di un idolo di varia foggia che i templari veneravano allo scopo di ricevere forza e potere.

L’idolo, chiamato a volte Baphomet ma altre Mahomet, è identificato come salvatore, [(…) quoddam caput cum barba quod adorant vocant salvatorem suum.] e questo era esattamente ciò di cui avevano bisogno le autorità dell’Inquisizione poiché si voleva accusare l’ordine di eresia e apostasia; il salvatore non era più Gesù ma un idolo demoniaco.

Si è tramandata una canzone del trovatore templare Ricaut Bonomel che nel 1265 scrisse in versi un’opera denominata Ir’et dolors s’es dins mon cor asseza in cui riporta la parola Baphomet con il significato di Maometto: “Ciò che ha predetto si avvererà. E morte ai cani! E Dio sarà onorato e servito,/ là dove Maometto era onorato (/On Baphomet era grasitz)”

L’opera, scritta in tempi non sospetti e comunque molti anni prima dell’inizio dei processi, testimonia la forte fede nel Dio cristiano che porterà alla guerra totale contro gli infedeli orientali, seguaci di Maometto (Baphomet). Considerando queste e altre evidenze storiche si è portati a pensare che la testa Baphomet non abbia nulla a che fare con le accuse della Chiesa e anzi non sia nemmeno esistita, se non nelle testimonianze estorte tramite tortura o altri modi cruenti. È attestata nei documenti inquisitori ma nel totale caos di informazioni fuorvianti e probabilmente pilotate allo scopo di confermare l’accusa di eresia.

Una testa a volte barbuta, a volta glabra, con arti inferiori o meno, collegata a un busto o in altri casi a un seno di donna, le descrizioni sono fantasiose e a volte pittoresche e mentre in taluni casi parlano di idolatria demoniaca, in altri casi si descrive l’idolo come l’immagine di Maometto alla cui religione i Templari si sarebbero segretamente convertiti. Naturalmente quest’ultima accusa cade quando si prendono in esame le attività della Militia Christi; essa combatté sempre l’Islam e quando non riuscì più a farlo non ebbe con esso rapporti pacifici o di comunione delle fedi, almeno questo è quanto emerge dalle fonti. Tra l’altro è il Corano stesso a vietare in ogni modo l’adorazione di immagini, sia dipinte sia in forma di scultura, e quindi l’accusa si dimostra infondata; in effetti è la religione cattolica a fare uso di immagini e venerare parti di corpi di santi tra cui teste e arti.

Naturalmente, in mancanza di fonti probanti e adeguate, le ipotesi si sono moltiplicate e alcuni studiosi hanno tirato in ballo la sindone con l’immagine del Cristo, icone sacre, o altro, ma nessuna di queste ha una probante documentazione a sostegno e sono da considerarsi ipotesi interessanti ma non fondate.

Templare con sindone

Una delle ipotesi sulla natura di Baphomet riguarda la Sindone conservata a Torino

In definitiva sulla base di quanto rimane nella documentazione processuale contro i Templari, Baphomet, o Bafometto, non sembra avere alcuna consistenza storica ma assume l’aspetto di una prova costruita a tavolino per sostenere l’accusa di eresia. È possibile d’altronde, che in alcuni casi singoli, siano accaduti eventi riconducibili ad eresia, magia ed apostasia ma non si ha alcuna notizia al riguardo.

FINE PARTE II

BIBLIOGRAFIA

  1. BARBER, Knighthoods of Christ, Ashgate Publishing Limited, 2007
  2. BARBER, The New Knighthood. A History of the Order of The Temple, Cambridge University Press, London, 1994; tr. it. La Storia dei Templari, Ed. Piemme, Casale Monferrato, 1997
  3. BARBER, The Trial of the Templars, Cambridge University Press, London, 1978; tr. it. Processo ai Templari, Ecig, Genova, 1998
  4. BORDONOVE, La vie quotidienne des Templiers au XIIIe siècle, Librairie Hachette, Paris, 1975; tr. it. La Vita Quotidiana dei Templari nel XIII secolo, RCS Rizzoli Libri, Milano, 1989
  5. BORDONOVE, Les Templiers, historie et tragédie Fayard, Paris, 1979
  6. BAUER, Die Tempelritter: Mythos und Wahreit, W. Heyne Verlag Gmbh, Munchen, 2007; tr. it. Il Mistero dei Templari, Terza Edizione, Newton & Compton, 2004
  7. CARDINI, La nascita dei Templari, Il Cerchio, Rimini, 1992
  8. CARDINI, I Templari, Giunti, Firenze, 2011
  9. CARDINI, Templari e Templarismo. Storia, mito, menzogne, Il Cerchio, Rimini, 2005
  10. DE SÈDE, Les Templiers sont parmi nous ou L’énigme de Gisors, J’ai lu, 2012
  11. FRALE, I Templari, Il Mulino, 2007
  12. FRALE, L’Ultima Battaglia dei Templari, Viella, Roma, 2001
  13. RAFFI, Apologia dei Cavalieri Templari, Il Cerchio, Rimini, 1997
  14. A.ROBILANT, Irresistible North: From Venice to Greenland on the Trail of the Zen Brothers, Random House, Toronto, 2011; tr. it. Irresistibile Nord, Corbaccio, 2012
  15. VOLTERRI, L’universo magico di Rennes-le-Château, Milano, SugarCo, 2004

One Comment:

  1. I cannot thank you enough for the forum post.Much thanks again. Fantastic. Kanevsky

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *