Dossier: TEMPLARI – Militia Christi Parte 3/4 IL PROCESSO E LA FUGA. LA VERITA’ SUI CAVALIERI DEL TEMPIO

Sommario

L’Ultimo Gran Maestro

Il Manoscritto di Chinon e l’assoluzione papale

Dopo la distruzione dell’Ordine

I Templari e la Scozia: il mistero della Cappella di Rosslyn

Bibliografia

L’ULTIMO GRAN MAESTRO

Jacques de Molay

Jacques De Molay (Giura 1243 circa – Parigi 1314) è la figura forse più nota dell’Ordine del Tempio, in particolare per l’iniquità della sua morte e il mistero legato alla maledizione che secondo alcuni egli avrebbe lanciato al Papa e a Filippo di Francia.

Abbiamo già visto le modalità del suo processo e della morte sul rogo, ma chi era davvero Jacques De Molay?

Le scarse fonti e le cronache d’epoca descrivono un uomo di età avanzata, piuttosto semplice e con poca istruzione, che non conosce il latino. Ma altri documenti, come le sue deposizioni al processo aggiungono particolari preziosi e ci parlano di un uomo anziano ma notevolmente attivo, spesso in viaggio, costantemente occupato nel suo ufficio e nei suoi doveri e pronto a prendere decisioni drastiche, come nel caso del tesoriere del Tempio a Parigi che senza l’approvazione del Gran Maestro e contro le Regole dell’Ordine aveva elargito in prestito 400.000 fiorini alla corona francese. Il Tesoriere fu espulso e questo malgrado le preghiere di Filippo e del Papa.

Nelle prime deposizioni al processo contro di lui, del 26 e 28 novembre 1309, De Molay si rivela piuttosto sorpreso della decisione papale di eliminare l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, visto che esso era essenzialmente un’emanazione della volontà della Chiesa di combattere i nemici del Cristo ed era stato da essa istituito. Inoltre a difesa di sé e della Militia Christi illustra tre punti:

1) I Templari hanno contribuito alla costruzione di grandi chiese e hanno portato in Occidente molte sante reliquie.

2) I Templari hanno cura dei poveri con le elemosine tre volte la settimana, come dalle Regole dell’Ordine

3) I Templari sono sempre stati pronti a sacrificare la propria vita per la sopravvivenza della vera fede e la liberazione della Terrasanta.

De Molay proclama pubblicamente che i cavalieri del Tempio sostengono con la loro intera vita i valori della Chiesa del Papa, e la fede cristiana, prova ne sia l’impegno bellico e il fatto che tanti cavalieri siano periti combattendo contro i mori. Alle accuse di smodata ricchezza contrappone il fatto che molti hanno donato i loro averi di propria volontà alla Militia Christi per sostenere la sua missione e che questi siano stati utilizzati spesso per le elemosine.

Jacques_de_Molay,_grand_maître_des_Templiers_-_Fleury_François_Richard_-_MBA_Lyon_2014

La fine del processo e il modo in cui De Molay ritratta le accuse estorte con la forza e sceglie di immolarsi per la verità ridefiniscono completamente la figura del capo dei Templari come un uomo che viveva per valori superiori, essendo disposto a morire per essi. Ci parlano di un cavaliere anziano ma  con la forza d’animo di un leone e con l’umiltà di un monaco che si sottomette alle decisioni della sua Chiesa pur valutandole ingiuste.

La figura dell’ultimo Gran maestro va dunque rivalutata e considerata positivamente sulla base di queste e altre informazioni relative all’intero corso della sua vita, caratterizzata dalla condotta coerente e adeguata all’esercizio dei suoi uffici, eccezion fatta per la breve parentesi della confessione estorta con la tortura.

IL MANOSCRITTO DI CHINON E L’ASSOLUZIONE PAPALE

traduzione francese della pergamena di Chinon

Il Manoscritto di Chinon

Nel 2001 fu scoperto dalla ricercatrice italiana Barbara Frale il famoso Manoscritto di Chinon: si tratta di una pergamena rinvenuta presso il fondo di Castel Sant’Angelo dell’Archivio Segreto Vaticano, un testo di grande interesse relativo al processo contro il Gran Maestro Jacques de Molay e alcuni superiori dell’Ordine. Sconosciuto fino ad allora a causa di un errore di archiviazione commesso nel seicento, il documento aggiunge preziose informazioni a quanto si sapeva in relazione alla fine dei Templari.

L’enorme pubblicità che scaturì dalla scoperta e dalla successiva presentazione in Vaticano risultò fuorviante in quanto si sostenne la tesi della totale assoluzione da parte del Papa all’Ordine templare, tuttavia le cose non stavano esattamente così.

Barbara Frale

La ricercatrice e storica Barbara Frale

Papa Clemente V, all’epoca trasferito con la corte ad Avignone, comprendeva molto bene la necessità del re di Francia Filippo il Bello di eliminare l’Ordine e secondo quanto si dice nel Manoscritto di Chinon, sciolse d’autorità la Militia Christi in modo da evitare la condanna a morte dei membri. Tuttavia non si trattò di una assoluzione completa come si è favoleggiato, in quanto il Papa non desiderava compromettere i rapporti con la corona di Francia da cui era fortemente vessato. Riportiamo più sotto alcuni stralci dal documento in esame, da cui tuttavia non emerge la volontà del Papa di evitare l’annientamento totale dell’Ordine; semplicemente si parla di una assoluzione da parte dei cardinali plenipotenziari data ad alcuni superiori templari previa confessione e richiesta di perdono.

È importante specificare, inoltre, che non si tratta di una assoluzione giuridica, ovvero non si esprime il perdono papale o la sentenza di grazia da un punto di vista legale, cosa che avrebbe evitato la distruzione dei Templari e la morte dei principali esponenti.

Non essendovi riconoscimento formale legale dell’acclarata estraneità ai fatti contestati, non è possibile dimostrare con questo documento la riabilitazione da parte del Papa dell’Ordine, si parla semplicemente di assoluzione dalla sentenza di scomunica e di apostasia, e il riaccoglimento degli accusati nella comunità cattolica.

In effetti l’atto di Chinon assolve in qualche modo lo Stato Maggiore dei Templari ed è importante perché ribadisce l’autonomia della Chiesa in materia di giudizio su un ordine di monaci: è possibile che Clemente V desiderasse salvare i Cavalieri e riformare alle radici la Militia Christi ma l’intervento di Filippo IV non lo permise.

PERGAMENA DI CHINON

In nome di Dio, amen. Noi, per misericordia divina cardinali preti Berengario del titolo dei Santi Nereo e Achilleo, e Stefano del titolo di San Ciriaco in Termis, e Landolfo, cardinale diacono del titolo di Sant’Angelo, rendiamo noto a chiunque visionerà il presente e pubblico documento quanto segue: dopo che, recentemente, il Santissimo Padre e nostro signore Clemente, per Divina Provvidenza Sommo Pontefice della sacrosanta e universale Chiesa di Roma, a causa di quanto riportato dalla pubblica voce e dalla accesa denuncia dell’illustre re dei Franchi, e di prelati, duchi, conti, baroni e altri nobili e non nobili del medesimo regno di Francia, fece istruire un’indagine contro alcuni frati, preti, cavalieri, precettori e sergenti dell’Ordine della Milizia del Tempio relativa a quei fatti che riguardano tanto i frati dell’ordine quanto la fede cattolica e lo stato dell’ordine medesimo, e per i quali fatti essi sono stati pubblicamente diffamati, lo stesso Pontefice, volendo e intendendo conoscere la pura, piena e integra verità sugli alti dignitari del detto ordine, cioè il frate Jacques de Molay, gran Maestro di tutto l’ordine dei Templari, e i frati Raymbaud de Caron, precettore d’Oltremare, e i precettori delle magioni templari Hugues de Pérraud in Francia, Geoffroy de Gonneville in Aquitania e Poitou, Geoffroy de Charny in Normandia, ordinò e incaricò noi, con mandato speciale ed impartito espressamente dall’oracolo della sua viva voce, affinchè, accompagnati da notai pubblici e testimoni degni di fede, ricercassimo con attenzione la verità nei confronti del gran Maestro e degli altri precettori sopra nominati interrogandoli rigorosamente uno ad uno.

Noi dunque, conformemente all’ordine e all’incarico che ci sono stati impartiti dal predetto nostro signore e Sommo Pontefice, abbiamo indagato sui menzionati gran Maestro e precettori, interrogando attentamente i medesimi sui fatti sopra esposti e, come segue qui appresso, abbiamo fatto scrivere dai notai che si sono segnati in calce, e in presenza dei testimoni sottoscritti, le cose dette dai medesimi templari e le loro confessioni, ordinando altresì che queste venissero redatte in pubblica forma e che fossero rese ancora più valide dalla garanzia dei nostri sigilli.

Nell’anno millesimo trecentesimo ottavo dalla nascita del Signore, nella sesta indizione, il giorno diciassettesimo del mese di agosto e nell’anno terzo del pontificato di nostro signore papa Clemente V, nel castello di Chinon, diocesi di Tours, il frate Raymbaud de Caron, cavaliere e precettore d’Oltremare dell’ordine dei Templari.

(…) E infine lo stesso frate Raymbaud, inginocchiatosi e giunte le mani chiese dinanzi a noi il perdono e la misericordia per i fatti rivelati; e poiché era lo stesso frate Raymbaud a chiedere queste cose, abiurò nelle nostre mani la ora rivelata e ogni altra eresia e, per la seconda volta, toccando il libro, giurò sui santi Vangeli di Dio che egli stesso avrebbe obbedito ai precetti della Chiesa e avrebbe tenuto, creduto e osservato la fede cattolica che la Santa Romana Chiesa tiene, osserva, predica e insegna e ordina che sia osservata dagli altri, e che sarebbe vissuto e morto da fedele cristiano. Dopo tale giuramento noi cardinali, in virtù dell’autorità specialmente concessaci dal papa in questo luogo, abbiamo impartito allo stesso frate Raymbaud, che umilmente la chiedeva, il beneficio dell’assoluzione dalla sentenza di scomunica nella quale, per le cose prima rivelate, era incorso, riammettendolo nell’unità della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.

Allo stesso modo, lo stesso giorno, nel modo e nella forma predetti, costituitosi di persona, in presenza di noi e degli stessi notai e testimoni, il frate Geoffroy de Charnay, cavaliere, precettore delle magioni del Tempio in tutta la Normandia.

(…)

Allo stesso modo, il venti del corrente mese, in presenza di noi e dei medesimi notai e testimoni, costituitosi di persona il frate Jacques de Molay, cavaliere e Gran Maestro dell’Ordine del Tempio.

(…)

Dopo ciò noi cardinali, secondo le modalità e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Jacques, gran Maestro dell’ordine, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell’assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell’assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell’unità della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.

Il Castello di Chinon

Il Castello di Chinon, in Francia, dove fu rinchiuso e interrogato l’ultimo Gran Maestro Templare Jacques De Molay

DOPO LA DISTRUZIONE DELL’ORDINE

Bisogna ricordare che fu solo l’élite della Militia Christi ad essere eliminata, stimata in poche centinaia di alti ufficiali: molti cavalieri templari sopravvissero entrando a far parte di altri ordini, come i Cavalieri di S. Giovanni o anche l’Ordine di Cristo in Portogallo. Tutti gli altri appartenenti alla Militia che non erano cavalieri continuarono nel tempo a svolgere le loro mansioni: si trattava di preti, servitori di rango inferiore che pur avendo prestato giuramento come Templari occupavano i gradi più bassi dell’Ordine e coltivavano campi o si occupavano della magioni e delle commanderie.

Come sempre in questo caso specifico, le fonti si rivelano scarse ma sono comunque sufficienti a evidenziare il fatto che il giudizio relativo ai Templari variava e diveniva meno acceso man mano che ci si allontanava geograficamente dalla Francia di Filippo dove le cronache erano fortemente influenzate dalla visione della Corona. In Italia invece lo storico Giovanni Villani (1277-1348) riporta nella sua Cronaca che i poveri resti del Gran Maestro De Molay e di Geoffrey de Charnay furono raccolti da cavalieri Templari superstiti il giorno dopo il rogo, e cioè il 19 marzo 1314, e portati in luogo sicuro. La partecipazione di Villani alla sua descrizione dell’evento è tutto sommato positiva e testimonia un sentimento di simpatia diffuso al di fuori dell’alveo letterario e storico francese, dove le libere espressioni al riguardo potevano avere maggiore libertà.

sigillo templare con due cavalieri sullo stesso cavallo

Un sigillo templare

Certamente in tutto il mondo occidentale e orientale in generale furono condivise anche le animosità francesi verso i Templari, e questo a causa degli eccessi in cui erano caduti, del comportamento non sempre esemplare, a causa dell’arroganza tristemente evidente, dell’amore per il vino e per le voci riguardanti le isolate pratiche di sodomia. Ma raramente le accuse di stregoneria ed eresia furono riprese al di fuori di Francia e un generale scetticismo sul processo contro i templari fu il sentimento prevalente.

Il tramonto dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme portò con sé eredità secolari, conoscenze segrete apprese in Oriente e tecniche avanzatissime per l’epoca che sopravvissero  negli altri ordini in cui confluirono i Templari, nelle simbologie, nelle croci patenti, e nelle metodologie: l’archivio centrale templare andò in buona parte distrutto, compreso il nucleo originale trasferito nel 1291 a Atlit, cittadina nel nord di Israele affacciata sul Mediterraneo, che conteneva le registrazioni più antiche.

Gran parte dei possedimenti, dei beni e delle strutture passarono direttamente ai cavalieri Ospitalieri e sembra che molti documenti facenti parte del vecchio archivio della Militia Christi furono spostati nel 1530 a Cipro, nella nuova sede degli Ospitalieri che andò distrutta quarant’anni dopo (1571) quando l’impero Ottomano si impossessò dell’Isola.

E da qui, i Templari scivolarono lentamente nella leggenda, nacquero nuove storie, dati reali si accavallarono a fantasie affascinanti ma comunque fuorvianti e a più riprese, dal 1700 e fino ai nostri giorni, i Cavalieri del Tempio risorsero grazie a privati cittadini o associazioni che tentarono di riprenderne la memoria e reinstallarla su un tessuto moderno, spesso di matrice occultistica ed esoterica, e avvicinandosi in vari casi e fondendosi con una Massoneria in forte ascesa.

Si tratta di un fenomeno legato all’insolita costituzione dei Templari: l’assoluta novità di un ordine di monaci guerrieri che votavano la loro vita a Cristo, disposti a combattere e morire per l’ideale cristiano ebbe un forte impatto sull’immaginario collettivo. Inoltre il modo in cui il processo contro di loro si concluse, gli interrogativi mai chiariti, le leggende intorno al tesoro mai ritrovato e presumibilmente nascosto da qualche parte e della sopravvivenza di alcuni cavalieri, ebbero la conseguenza di alimentare nel tempo l’interesse del pubblico, sia nel XIV sec. che in particolare dal XIX in avanti, quando le tematiche templari vengono riprese nella fiction letteraria e più tardi cinematografica.

Si assiste quindi a una forte rinascita del fenomeno templare che riaffiora reclamando legami presunti o talvolta veritieri con l’antica tradizione templare, cosicché templarismo e neo-templarismo spesso emergono nelle pagine dei giornali locali e nazionali, con immagini d’effetto in cui maestri in giacca e cravatta che vestono il manto bianco e la croce patente con la spada al fianco, officiano cerimonie in compagnia di ossequiosi discepoli.

Al giorno d’oggi esistono decine di denominazioni che rivendicano l’eredità templare, anche se i loro membri sono in effetti ben diversi dal vero monaco combattente che viveva una vita di preghiera come monaco, si lavava poco, aveva la pelle bruciata dal sole dell’est e dopo la messa mattutina si lanciava nelle più violente battaglie convinto del sostegno divino. I moderni templari, pur nella genuinità della loro fede sono più simili ad associazioni benefiche composte da cittadini molto abbienti che coltivano conoscenze antiche e una cultura solo apparentemente dimenticata.

In vari casi i gruppi templari approfondiscono un tipo di conoscenza iniziatica che riguarderebbe il vero scopo occulto della nascita dell’Ordine e legata ad oggetti misteriosi connessi alla storia del Cristo a Gerusalemme.

Ma è possibile che un nucleo di cavalieri templari sia sopravvissuto e abbia mantenuto la sua fedeltà all’Ordine? E’ davvero possibile che qualcuno di essi sia scampato alla morte e all’assimilazione da parte dei Cavalieri Ospitalieri e degli altri ordini monastici?

I TEMPLARI E LA SCOZIA: IL MISTERO DELLA CAPPELLA DI ROSSLYN

Secondo alcune storie diffusesi durante il XVIII sec. il templare Pietro Aumont ricevette l’incarico dal Gran Maestro Jacques De Molay di fuggire e far sopravvivere l’Ordine a qualunque costo; Aumont si travestì da muratore e si recò prima in Irlanda, poi raggiunse la Scozia, dove esisteva già un buon numero di monaci templari. Essi lo scelsero come nuovo Maestro nel 1312 e per commemorare la sua impresa rischiosa decisero di adottare gli usi delle corporazioni dei muratori, con le loro leggi e modalità.

Naturalmente questa è solo una delle storie che si sono tramandate, il cui denominatore comune è l’assenza di prove o fonti documentarie; tra l’altro essendo ancora in vita Jacques De Molay sarebbe stata una violazione del codice monastico eleggere un nuovo capo.

Ad ogni modo è ovvio che il richiamare una tradizione templare e collegarla a una tradizione muratoria non fa altro che chiudere il cerchio tra massoneria e templari: la Massoneria scozzese visse un momento d’oro nel XVIII e XIX e collegarsi alla tradizione templare e ai suoi miti e misteri poteva senz’altro alimentarne la gloria procurando antenati illustri.

È senz’altro possibile che vi fossero cavalieri superstiti che non accettarono di cambiare la propria missione e la propria identità entrando in un altro ordine e mentre ad est e in genere nel Medio Oriente era loro preclusa ogni via  in seguito alla perdita della Terrasanta, vi sarebbe stata qualche possibilità in Norvegia e in Scozia. Non vi sono fonti riguardanti la Norvegia, nemmeno tradizioni orali, per cui rimane più probabile una fuga in Scozia di alcuni cavalieri; lì erano presenti da molto tempo magioni e commanderie templari e molti vi si erano rifugiati in seguito agli arresti in Francia, passando segretamente la Manica e poi attraversando l’Inghilterra.

Secondo Malcolm Barber (Il Processo dei Templari), uno dei più accreditati storici che si sono occupati della Militia Christi, il precettore di Francia Gerard de Villiers riuscì a fuggire dalla Francia con 11 compagni; le sue ricerche hanno evidenziato almeno 24 templari superstiti che ripararono in Svizzera e potevano avere con loro una parte del Tesoro. In questo caso essi poterono continuare in segreto la linea di discendenza nei secoli. Ma naturalmente da qui si entra nel campo delle ipotesi.

L’unico dato ufficiale è la confessione che il cavaliere Giovanni di Châlons rilasciò durante il processo, secondo cui Gérard de Villiers era sfuggito agli arresti e aveva portato in un luogo sconosciuto il tesoro dell’Ordine con 18 navi. Questa testimonianza diede origine alla leggenda, mai confermata da ritrovamenti, del tesoro dei Templari.

Sembra accertato che in Inghilterra le autorità locali aiutarono in ogni modo i cavalieri scampati all’arresto; qui infatti vi erano legami di amicizia, di mutuo vantaggio e di onore che permisero questo sostegno anche da parte dei cittadini. Le proprietà templari confluirono nell’Ordine di S. Giovanni, ma furono talmente tanti i templari che entrarono tra i cavalieri di S. Giovanni che praticamente non cambiò nulla e i beni rimasero agli ex templari.

Robert Bruce che combatteva per l’indipendenza della Scozia seguì nominalmente il comando del Papa di sciogliere la Militia Christi, in realtà la protesse segretamente.

Ma c’è notevole confusione a questo punto: si legge di un aiuto sostanziale da parte dei Templari alla lotta per l’indipendenza scozzese nella battaglia di Bannockburn (23-24 giugno 1314), in cui Robert Bruce e i suoi 9.000 soldati grazie ai Cavalieri del Tempio e alle loro tattiche sconfissero i 38.000 inglesi di Edoardo II.

Statua di Robert Bruce - Stirling, Scozia

Statua di Robert Bruce – Stirling, Scozia

Secondo gli storici del clan Sinclair di Scozia, Robert Bruce creò William Sinclair (del ramo di Rosslyn) vescovo di Dunkeld e un omonimo successivo divenne Gran Maestro della Loggia di Scozia. Il clan Sinclair è scrupoloso nella propria indagine storica ma non essendovi documenti ufficiali a sostegno delle loro ipotesi ed essendo di parte non sempre è possibile accogliere la loro versione senza obiezioni.

Tuttavia, è opinione di chi scrive che sia senz’altro possibile che un gruppo di templari superstiti possa essere fuggito alla cattura e abbia cercato in Scozia aiuto e protezione. Ed è certamente plausibile che i Sinclair abbiano avuto una grossa parte in questo, legando così la storia della famiglia Saint Clair / Sinclair al destino dei Templari.

Purtroppo parte della confusione al riguardo nasce dal fatto che l’unico riferimento storico alla presunta moglie del Gran Maestro Ugo De Payens, Catherine St. Clair, ci giunge da documenti forniti dal cosiddetto Priorato di Sion di Pierre Plantard, a più riprese dimostratisi falsi e fuorvianti per la ricerca storica e quindi almeno questa informazione è da considerarsi inattendibile.

Durante la stesura di questo dossier, abbiamo avuto la possibilità di scambiare alcune informazioni con Lord Malcolm Sinclair, capo del Clan Sinclair e Conte di Caithless, membro del Parlamento inglese a Londra.

Lord Malcolm Sinclair, capo del Clan Sinclair e Conte di Caithless

Lord Malcolm Ian Sinclair al Parlamento di Londra

Secondo la sua opinione, che collima con la nostra, molte informazioni riguardanti la connessione tra la sua famiglia e i Templari sono frutto di leggende e mistificazioni, ma sicuramente qualcosa di vero esiste. Purtroppo l’unica persona in grado di offrire informazioni più certe era Ian Sinclair, l’anziano archivista del Clan, ormai deceduto da tempo. Altre informazioni offerte da Lord Sinclair hanno portato la nostra ricerca a strade che si sono poi chiuse improvvisamente per mancanza di documenti o di vie di ricerca successive o alternative, evidenziando la difficoltà di procedere su un terreno tanto sdrucciolevole quanto pericoloso per la ricerca storica.

 

La Cappella di Rosslyn

La Cappella di Rosslyn

I Templari in Scozia avrebbero anche a che fare con la misteriosa cappella di Rosslyn fu costruita nel 1446 dal conte William Sinclair e consacrata al culto cattolico; in seguito alla riforma scozzese del 1560 essa non fu più utilizzata per riti religiosi fino al 1861 quando fu dedicata al rito della Chiesa Episcopale Scozzese.

Gli straordinari interni della Cappella di Rosslyn

Gli straordinari interni della Cappella di Rosslyn

Essa si distingue per le misteriose decorazioni all’interno che sembrano indicare legami con la Massoneria e il cavalierato templare, e secondo alcuni studiosi confermerebbero le teorie (diffusesi dal XVIII e XIX sec. sull’onda della moda occultistica e massonica) di un legame diretto tra templari e massoneria scozzese in cui sarebbero confluite le conoscenze segrete della Militia Christi.

In effetti coesistono elementi cristiani e pagani che testimoniano una visione particolare della spiritualità: scene bibliche relative alla cacciata dall’Eden, alla crocifissione o alla caduta di Lucifero si alternano ad altre di chiara matrice pagana, come la cosiddetta Colonna dell’Apprendista, posta tra il coro e la navata centrale.

La “Colonna dell’Apprendista”

E’ presenza costante l’immagine del Green Man, un viso umano contornato da foglie, l’uomo verde rappresentato spesso nelle costruzioni medievali come gargoyle o grotesque che affonda le sue radice nelle credenze pagane celtiche; nella cappella il Green Man è presente in oltre cento posizioni.

Un mistero interessante riguarda le piante rappresentate: alcune sembrerebbero pannocchie di mais, una pianta americana sconosciuta in Europa nel XV sec. quando la chiesa fu costruita. Le speculazioni intorno a queste decorazioni hanno portato alcuni a vedere qui una conferma del viaggio di William Sinclair in America prima della sua scoperta ufficiale da parte di Cristoforo Colombo, ma si tratta di illazioni che non hanno prove sicure a sostegno. Altri studiosi infatti vedono nelle stesse decorazioni gigli, spighe di grano o anche fragole.

Delle misteriose 213 scatole, o cubi, che costituiscono parte dei rilievi nel soffitto non sono ancora state comprese le ragioni: non sembrano però essere semplicemente decorazioni, suggeriscono una interpretazione diversa ma al momento nessuno è stato in grado di offrire una teoria adeguata.

Le decorazioni del soffitto della Cappella

Le decorazioni del soffitto della Cappella

 

 

I membri della famiglia Sinclair furono tradizionalmente sepolti nella cripta, che rimase chiusa per molto tempo ai turisti e ricercatori, alimentando le fantasie come quelle del libro di Dan Brown, Il Codice Da Vinci, che ambienta qui il ritrovamento del Graal, ovvero la stirpe di Maria Maddalena e Gesù di Nazareth.

Come per la storia dei Templari, la Cappella di Rosslyn ispira teorie interessanti anche se difficili da provare come quella del dott. Robert Lomas, PhD, lettore della University of Bradford’s School of Management e appartenente alla Massoneria. Secondo la sua indagine la cappella di Rosslyn costituirebbe l’ultimo rifugio di oggetti trovati dai Templari nel Tempio di Erode, a Gerusalemme, e successivamente portati in Scozia nel 1126; la Chiesa sarebbe stata eretta dalla Massoneria Scozzese anche per preservare le conoscenze templari.

Lomas afferma che il legame tra Massoneria e Templari è chiaro e codificato nell’architettura di Rosslyn, la cui pianta ed architettura esterna sarebbe una copia del Terzo Tempio voluto da Erode e distrutto nel 70 d.C. dai Romani. Inoltre la decorazione interna presenterebbe il più antico documento che illustra la cerimonia di iniziazione del primo grado della Massoneria celebrata da un Templare: si tratta di una scultura in pietra in cui almeno sette decorazioni hanno a che fare con riti massonici.

La Cappella di Rosslyn si conferma quindi come uno dei più straordinari esempi di architettura ermetica: è indubbio che vi siano elementi che in vario modo si collegano a conoscenze iniziatiche e sembrano direttamente connesse con la Massoneria. Perfino la cosiddetta Colonna dell’Apprendista si riferisce sia al primo grado dell’iniziazione massonica che al primo grado di conoscenza della corporazione dei Muratori e scalpellini.

Tuttavia si tratta di indizi variamente interpretabili e non di documenti; al momento ogni indizio in tal senso è da considerarsi interessante e possibile ma non supportato da prove sicure.

FINE PARTE III

BIBLIOGRAFIA

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