DEVASTANTI TERREMOTI, TORNADO DOVE NON SI ERANO MAI VISTI, DISTRUTTIVI TSUNAMI: E’ L’INIZIO DI MUTAMENTI GLOBALI. QUALE NE SARA’ L’EPILOGO?

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I recenti eventi climatici e sismici ci spingono a rivedere il nostro modo di vivere su questo piccolo pianeta. Terremoti, tornado, tsunami e altro sono solo il sintomo di un malessere molto più profondo, che lega indissolubilmente la Terra all’uomo. Esiste una via d’uscita? Il libro L’Ombra del Diluvio offre una soluzione davvero originale e intrigante…

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L’Ombra del Diluvio – Libro Primo

Di nuovo in azione la misteriosa Enigma University in una emozionante vicenda all’ultimo respiro basata su eventi storici e fatti realmente accaduti. Il mondo sull’orlo di una catastrofe climatica globale. Alle origini delle profezie della fine del mondo: un antico manoscritto e la più stupefacente scoperta archeologica per salvare l’umanità. Tecnologia, spionaggio, archeologia, per un’avventura oltre ogni immaginazione.

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L’OMBRA DEL DILUVIO – Libro Secondo (la conclusione della storia cominciata nel Libro Primo)

La più grande scoperta archeologica della storia. Il segreto dell’energia oscura e l’intima essenza dell’universo. L’ultima frontiera della vita e della morte. La risposta fondamentale agli estremi limiti della conoscenza umana dimenticata in una antichissima biblioteca.

 

 

L’emozionante booktrailer del romanzo L’OMBRA DEL DILUVIO:

“(…) La distinzione tra stato di vita e stato di morte attualmente è puramente legale. Noi interveniamo prima che questo processo divenga irreversibile. Oggi abbiamo la possibilità di controllare il campo energetico che circonda il corpo. Noi possiamo conservare la scintilla della vita.

Ai confini della conoscenza umana, oltre la barriera della vita e della morte, alle radici stesse del tempo, c’è qualcosa che nessuno dovrebbe mai vedere…

Di seguito un piccolo assaggio dal Libro Primo.

Mi chiamo Stewart Prescott, docente all’università di Edimburgo e fondatore dell’Istituto noto a pochissimi e selezionati membri come “ENIGMA UNIVERSITY”. Se state leggendo questo file può significare due cose: siete un membro Enigma e siete stati autorizzati esclusivamente da uno dei sette dirigenti anziani dell’Istituto, oppure avete ricevuto la password direttamente dal presidente ‒ o dal Primo Ministro ‒ di una delle nazioni che collaborano con l’Enigma. In ogni caso se siete arrivati fin qui meritate di ricevere informazioni riservate ai più alti livelli.

    Le pagine che state visionando, sono il resoconto occulto del più grande sconvolgimento planetario che abbia avuto luogo negli ultimi cinquemila anni. Dopo il grande diluvio, voglio dire. Tutti i file e i documenti connessi sono coperti da segreto militare e di stato. Nessuna delle informazioni relative alle ricerche dei membri Enigma è stata rivelata ai media e quindi pochissimi sono a conoscenza di questo, che può essere definito come un capitolo segreto nella storia degli ultimi anni. Eventi terribili che hanno segnato un solco profondo nella cronologia epocale dell’umanità.

    Il mondo che amo e per la cui libertà ho combattuto nella mia gioventù, cominciava ad entrare nella sua fase critica, ma nessuno di noi si aspettava che accadesse così presto.

(…)

    Le voci della grande mutazione globale si erano levate alte sul caos mediatico; i principali news network del pianeta cominciavano a dare più spazio ai cambiamenti in atto. Tutto era cominciato nel 2006, con una serie di anni più caldi rispetto alla norma. In Europa si camminava in T-shirt a dicembre, la cosa veniva salutata come una delle ormai consuete bizzarrie del tempo. Ma non era così.

La comunità scientifica gridava a gran voce che era cominciato lo scioglimento delle calotte polari e soprattutto l’Antartide sembrava evidenziarne gli effetti dagli anni ’80 del secolo scorso: nel 1986 si era spezzata la Piattaforma di Filchner, nel 1992 la Larsen B e nel 1995 la Larsen A. L’effetto accelerò negli anni seguenti fino a che nel 2008 una enorme crepa continentale cominciò ad allungarsi per tutto l’Antartide, liberando in una sola ondata quasi mille miliardi di tonnellate di ghiaccio in forma di iceberg che si sarebbero sciolti nei mesi seguenti provocando squilibri climatici nei mari e cambiando in pochi anni il corso delle grandi correnti marine.

    Fu allora che accadde. Nessuno di noi lo avrebbe potuto prevedere, così repentino, così potente (…).”

Il file video terminò così la sua esecuzione, e la freccia del cursore cominciò a lampeggiare sull’icona di testo in formato pdf, non modificabile, denominata Prescott Report. L’uomo lo aprì e lesse la lista indice dei capitoli. Decise di cominciare dal primo: “L’Anno dei Mutamenti.”

  

National Hurricane Center

Miami (USA)

3 maggio 2017

Ore 18:15

<<Non è possibile, non così velocemente!>>

Jason Lodge, direttore del Centro Previsione Tempeste Tropicali, continuava a camminare su e giù per le ampie sale del National Hurricane Center. Aveva in mano due immagini satellitari ad alta definizione dell’uragano Wakiki, formatosi poche ore prima al largo delle Bahamas sul venticinquesimo parallelo. I suoi assistenti, cinque persone in tutto, e altrettanti ricercatori con cuffie e microfono lo osservavano preoccupati dalle loro postazioni monitor.

<<È così, Jason>> ribatté il vice direttore Harold Richter, <<si è creato dal nulla in tre ore e si avvicina alle coste del South Carolina. Raffiche a 400 km/h. Onde rilevate a sedici metri. Magnitudo in aumento. È già un F5, non oso pensare che cosa diventerà quando acquisterà forza tra qualche ora.>>

Lodge, 55 anni, scienziato e climatologo di grande esperienza, aveva visto uragani, tifoni e cicloni di ogni tipo, ma mai uno così veloce e potente. Se avesse raggiunto la costa atlantica degli Stati Uniti, sarebbe stata la fine. Probabilmente non c’era abbastanza tempo per un esodo della popolazione ma doveva avvertire immediatamente il centro nazionale della protezione civile e il presidente. La situazione andava gestita al meglio della loro professionalità: certo, parte della popolazione avrebbe dato i numeri, qualcuno si sarebbe fatto prendere dal panico, quindi tutto doveva essere mantenuto sotto il più rigoroso controllo. Le esperienze devastanti di New Orleans e dell’uragano Kathrina non dovevano ripetersi e il nuovo presidente non voleva essere ricordato, come il suo predecessore, per aver sottovalutato la furia degli elementi. Il presidente Bush era stato accusato di essersi addirittura disinteressato del disastro nelle sue prime fasi. Il nuovo presidente, forte di questa ed altre esperienze, voleva accattivarsi le simpatie dei suoi elettori mostrando il divario tra l’amministrazione precedente e la sua capacità organizzativa e la cura per la nazione.

<<Non c’è tempo, Jason, non c’è alcun margine per organizzare la protezione della popolazione. Ci sarà addosso in poco più di due giorni! Dobbiamo avvertire subito il ministro dell’interno e il presidente.>> Harold era dannatamente serio. E Jason aveva imparato a non sottovalutare mai il suo spiccato senso pratico.

Quaranta minuti dopo, un messaggio speciale alla nazione veniva diramato da tutte le stazioni tv e radio degli Stati Uniti e in rete. Il presidente appariva estremamente serio e questo procurava in chiunque si fermasse ad ascoltarlo, un tetro presentimento. Quella sua espressione rigida, quasi infastidita da ciò che doveva comunicare, non presagiva nulla di buono. Nelle strade, nei ristoranti, nei motel, nei grandi centri commerciali, su internet e in ogni casa degli Stati Uniti, il popolo americano ascoltava il suo leader con un timore simile a quello che aveva attraversato la nazione l’11 settembre 2001, quando era stato dato l’annuncio dell’attacco alle torri gemelle.

Cittadini degli Stati Uniti d’America. Un uragano estremamente potente si è improvvisamente originato poco più di due ore fa al largo della Florida e si sta attualmente dirigendo verso nord ovest, contro le coste della Carolina e della Virginia. Io e il mio staff, congiuntamente al Centro Previsioni Tempeste Tropicali di Miami e altri istituti di ricerca, dopo aver attentamente valutato la situazione, abbiamo deciso di lanciare il massimo allerta alla popolazione che si trova nella fascia costiera dalla Florida, fino al Maine. Il motivo risiede nel fatto che l’uragano, insolitamente forte e veloce, sta crescendo in potenza e potrebbe, secondo le previsioni degli esperti, muoversi ben oltre la fascia tropicale per entrare in quella temperata, e forse ancora più a nord. Ciò significa che potrebbe giungere fino a New York e al Canada. Si tratta di una tempesta anomala e molti scienziati sono convinti che si dissolverà così velocemente come si è formata. La Guardia Nazionale è già stata mobilitata per gestire al meglio l’emergenza, evitando atti di sciacallaggio e crimini vari. Per proteggere ognuno di voi, da questa sera ore 23:00 di Washington, verrà dichiarato il coprifuoco in tutti gli Stati della costa atlantica. Tutti coloro che saranno fuori dalla propria abitazione dopo tale orario, verranno immediatamente arrestati. Confidiamo di revocare l’ordinanza in una settimana. Vi chiedo di dimostrare il vostro coraggio e la vostra forza d’animo cominciando ad evacuare con calma e controllo le città costiere per prime, Jacksonville, Brunswick, Charleston, Long Bay, tutte le città che si trovano a meno di trenta chilometri dal mare. L’evacuazione avrà come meta gli Stati interni, dovunque vogliate, ma almeno a duecento chilometri dalla costa. Sono stati inviati, da tutte le basi della nazione, centomila uomini, tra marine e altri soldati dell’esercito allo scopo di mantenere il massimo controllo. Essi hanno le indicazioni del governo per un esodo verso gli Stati interni, regolato dal Piano di Emergenza Uragani, quindi seguite le loro istruzioni. Dopo questo annuncio vedrete i veicoli dell’esercito e della Guardia Nazionale cominciare a circolare nelle vostre strade per darvi istruzioni e offrire la massima collaborazione, ma tenete presente che avete poco meno di due giorni per allontanarvi. Se non avete parenti o amici da cui andare, parlatene subito con i soldati; essi vi indirizzeranno verso luoghi appositamente preparati per accogliervi con cibo, bevande e un letto. Tutto è stato organizzato alla perfezione. Nessuno, ripeto, nessuno potrà permettersi di non ubbidire all’esercito. Chi lo facesse sarà immediatamente arrestato. Avremo cura delle vostre famiglie nel modo migliore, solo non caricatevi di cose superflue e cercate di salvare le vostre vite. Attualmente l’uragano Wakiki si sta dirigendo verso Charleston, ma potrebbe cambiare rotta improvvisamente. Ripeto, avete solo due giorni o meno prima che esso raggiunga la costa. Abbiamo già provveduto ad eliminare il traffico dalla rete stradale, allontanando ogni veicolo e destinandolo duecento chilometri più ad ovest verso l’Arkansas, il Missouri, l’Oklahoma. Il traffico aereo e marittimo sarà modificato per garantire l’esodo. In questo momento stanno provvedendo a cancellare tutti i voli non strettamente necessari per garantire aerovie adeguate e stiamo organizzando nuovi voli che faranno la spola tra l’est e l’ovest. La situazione logistica è sotto controllo, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto. Siate saggi e non fatevi prendere dal panico. Se seguirete le istruzioni che vi verranno date, riusciremo a compiere il nostro dovere nel modo migliore e nessuno perirà per negligenza. Abbiamo già creato reti di trasporto con autobus e treni a vostra disposizione, basta che raggiungiate le stazioni corrispondenti nelle vostre città. Collegatevi al sito web del Piano di Emergenza Uragani per avere tutte le informazioni e gli orari di partenza. Confido nella vostra moderazione, saggezza ed ubbidienza alle direttive. Allontanatevi immediatamente anche se avete rifugi che ritenete adeguati: questa sembra essere una tempesta molto più forte di quelle a cui siamo abituati, e potrebbe seguire una pesante alluvione che invaderebbe ogni rifugio. Il prossimo annuncio ci sarà tra quattro ore, a reti tv e radio unificate. Dio vi protegga tutti. Dio benedica l’America.

Quarantott’ore dopo, come preannunciato dai media, l’uragano Wakiki cominciò a spazzare  l’intera costa atlantica, alla velocità media di spostamento di 80 km/h, portando distruzione e morte con venti di oltre 430 km/h. Oltre alla Carolina, Virginia e Pennsylvania, anche le città di Filadelfia, New York e Boston subirono la furia devastante degli elementi climatici, sconvolti da oltre un secolo di immissioni inquinanti globali.

Migliaia di persone che non erano riuscite ad allontanarsi si erano barricate in casa dopo aver furiosamente fatto incetta di cibo e acqua nei supermercati locali: la polizia, insieme alla Guardia Nazionale e all’esercito, pattugliava le strade e i centri commerciali, ma non c’erano abbastanza uomini per monitorare adeguatamente la situazione. Tafferugli e risse scoppiavano continuamente (nota: eliminato “nei supermercati” in quanto costituiva un’inutile ripetizione): donne dai nervi a pezzi urlavano e picchiavano chiunque per accaparrarsi l’ultima tanica di acqua minerale o di cibo in scatola, ormai le uniche speranze di sopravvivenza per le loro famiglie. Dovunque si vendessero generi alimentari era facile vedere uomini avvinghiati l’uno all’altro che urlavano, lottavano disperatamente nel tentativo di sopraffarsi e appropriarsi di scorte alimentari, nel delirio collettivo che sorgeva dal panico e dal puro istinto di sopravvivenza. Mentre queste persone erano impegnate nella contesa, altri, più furbi, rubavano loro la merce appena presa. Violenti incendi divampavano dovunque, mentre i vigili del fuoco, quelli rimasti, erano tra i pochi eroi che sacrificavano la loro incolumità al servizio dei loro connazionali. Solo parte della Guardia Nazionale volontaria era rimasta a dare loro man forte, ma il numero di soldati sul campo risultava esiguo.

Gli ospedali avevano trasferito i malati con voli speciali, una delle principali azioni immediate del Piano di Evacuazione che la Protezione Civile aveva delineato da anni in previsione di catastrofi simili. I centri ospedalieri presto divennero preda, insieme a scuole, ristoranti, bar e mense pubbliche, di bande di sbandati alla ricerca di cibo per sé e per le proprie famiglie.

L’atmosfera che si respirava era da fine del mondo.

Uno strano silenzio aleggiava su tutte le città della costa orientale, un silenzio insolito, gelido e innaturale, come una lama di ghiaccio che premeva forte sulla gola dell’intera popolazione e impediva di parlare se non sottovoce. Tutti percepivano distintamente l’atmosfera spettrale, diafana, che pervadeva le strade semideserte. Un’algida ombra dietro le spalle, che pulsava, ansimava, per comunicare qualcosa. Tutti ne sentivano il freddo respiro sulla pelle. Una sinistra ombra che attendeva. E man mano che passava il tempo, la sua attesa si faceva sempre più nervosa, la sua stretta più serrata.

Nessuno aveva mai provato una sensazione simile, intensa, globale, possente: era come se si fosse scatenata la terza guerra mondiale e si attendesse l’imminente attacco del nemico. Che sarebbe arrivato presto, tutti lo sapevano.

Ma non c’era alcun nemico. Nessuno da combattere e da guardare negli occhi. E questo generava l’insolito timore di qualcosa di pauroso, l’attesa di un evento di estinzione globale, perché era la Terra a ribellarsi.

L’onda portante emotiva si distribuì quasi istantaneamente sulla popolazione rimasta nelle città e poi cominciò: fu allora che i primi testimoni oculari riportarono quei racconti, su situazioni, eventi che l’uomo non vedeva da secoli, da quando le conquiste della scienza avevano diffuso l’illusione di controllare qualcosa. Ma si trattava di qualcosa che sfuggiva, acqua che cadeva dalle mani di qualcuno che pensava di contenerla. Acqua che filtrava tra le dita, insieme alla sua illusione.

Il panico era un sentimento diffuso ovunque, ma non tutti reagivano allo stesso modo. La paura, quella mano fredda che ti stringe il collo, sempre più forte, che ti impedisce di respirare, che ti annebbia la visione, stava avendo la meglio.

Cominciò velocemente a erodere quella che sembrava una forte scogliera in grado di fermare il mare, e che invece stava velocemente soccombendo sotto i suoi colpi. La scogliera si stava frantumando, era fatta a brani da un mare inarrestabile che si abbatteva su di essa con violenza inaudita: stava crollando la razionalità, la conquista millenaria di un’umanità sofferente, perennemente afflitta da problemi da risolvere e sentimenti da controllare. L’uomo aveva ricercato risposte e, nel tempo, ne aveva trovate. Risposte temporanee, è vero, ma le domande sembravano comunque sedate, almeno fino a quel momento.

New York, quello che era stato il centro economico del mondo, si era improvvisamente fermato.

Cominciarono allora, i primi episodi. I reporter dei network televisivi di tutto il mondo che erano stati così temerari da avventurarsi nella città fantasma, l’ex sede della finanza mondiale dove perfino l’esercito se ne era andato, riuscirono ad intervistare qualcuno degli ultimi rimasti e riportarono così le prime notizie. La mente razionale statunitense, così professionale, così legata al suo ideale di supremazia assoluta in tutti i campi, fino all’ultimo avvinghiata alla sua necessità di essere sempre la migliore, si era scontrata con una realtà che non aveva mai nemmeno sospettato: esiste un’ombra oscura dentro ogni essere umano, nascosta, ben riposta in un baule segreto chiuso a chiave, custodito e vegliato dalla nostra coscienza e dalla barriera della ragione consapevole.

Non è particolarmente avvertibile. Ma non è nemmeno così lontana. Attende solo pazientemente il momento migliore per manifestarsi, quando tutte le barriere razionali cadono. Quando le sicurezze faticosamente acquisite da cinquemila anni di storia e di scoperte scientifiche, di ricerche, di filosofie elaborate per dare un senso stabile alla nostra esistenza si sciolgono, come neve al sole. Era già successo in tempi precedenti, in occasione di grandi disastri e in particolare durante le grandi epidemie di peste del sec. XIV e XVII.

Ma la situazione moderna era diversa, molto più pericolosa. Non era mai accaduta una simile frattura tra la mente razionale e la zona d’ombra che si contorceva, si lamentava nel suo baule, chiusa a chiave, e batteva, sempre più forte. Sempre più forte.

La serratura stava per cedere, il coperchio stava per saltare.

La frattura si stava allargando, la situazione mondiale era catastrofica e gli Stati Uniti vedevano il loro futuro prossimo ancora peggiore.

Fu allora che accadde: ogni tanto, nelle strade si vedevano gruppi di persone, uomini e donne di ogni cultura, di ogni status sociale, che si ritrovavano e spontaneamente si riunivano in assurdi banchetti improvvisati in mezzo alle strade, dopo aver apparecchiato una tavola e averla imbandita, consumavano un pasto allegramente, discorrendo del più o del meno, come se quella fosse la cosa più normale del mondo. Alcuni cantavano, bevevano, e poi cominciavano a ballare in cerchio, in una penosa danza di morte. Era chiamata Totentanz, la danza della morte, o meglio, la danza macabra: si manifestava in ogni occasione in cui cadevano tutte le sicurezze faticosamente acquisite, e la mente reagiva autonomamente, cercando in ogni modo a lei possibile di esorcizzare il dolore per la perdita di ogni valore, di ogni speranza. Siccome ciò non poteva essere, bisognava dare un senso e sminuirne il valore, anche agendo come folli.

La Totentanz. Era da molto tempo che l’umanità non la vedeva. E si diffuse a macchia d’olio anche alle altre città, finché divenne quasi una moda. Più le reti tv mandavano in onda riprese di queste scene pietose, drammatiche e assurde nella loro fragilità, più le persone rimaste nelle città costiere le imitavano. Finché tutto divenne normale, come lo era stato nei campi di sterminio nazisti creare soprammobili e paralumi artistici realizzati con pelle umana per gli appartamenti e gli uffici dei comandanti SS; l’orrore dell’ombra si manifestava sempre in condizioni simili. Quando l’ordine naturale delle cose subisce un mutamento, e si ribaltano i valori che guidano l’umanità nella sua corsa bendata a tentoni sulla strada irta di sassi e trappole nascoste verso la conoscenza e il senso dell’essere e dell’esistere umano.

E mentre molti lasciavano che la loro mente si cullasse nell’illusione di una situazione piacevole, e si davano alle follie più meschine, di nuovo, come nel caso di Kathrina, gli atti di sciacallaggio si diffusero a macchia d’olio; i vigili del fuoco, insieme alla Guardia Nazionale, avevano ricevuto l’ordine di sparare a vista dopo un primo, unico, avviso. Nonostante ciò, le vetrine della maggior parte dei negozi vennero infrante e l’interno frugato alla folle ricerca di qualunque cosa potesse essere utile alla sopravvivenza; alcuni cercavano denaro, nella convinzione di migliorare la propria condizione economica una volta passata la tempesta, senza calcolare che avendo scelto di rimanere, la loro vita non avrebbe più avuto molte chance di continuare. Molti si appropriarono di armi da fuoco penetrando in armerie e negozi di articoli sportivi: nelle strade deserte si scatenavano all’improvviso violentissime sparatorie con le forze dell’ordine. Erano quasi sempre i civili, meno addestrati, a farne le spese.

Mentre questo accadeva, il vento cominciò a soffiare sempre più forte fino a raggiungere la velocità mai registrata di 580 km/h e un pauroso fronte nuvoloso, prima grigio, poi sempre più scuro fino a divenire completamente nero, si presentò agli occhi di chi era rimasto. La grandine cominciò a tempestare vaste fasce di territorio costiero. Chicchi grossi come meloni, mai visti in queste zone, distruggevano ogni cosa, dalle auto ammassate nelle strade, alle tende esterne dei negozi; ogni attività agricola ne fu devastata completamente.

Animali impazziti, fuggiti dalle stalle delle campagne, vagavano nelle strade vuote insieme alle

bestie feroci del Central Park Zoo, in preda alla furia della follia.

Poi venne la pioggia, così intensa, sferzante e copiosa da riempire in poche decine di minuti i letti dei fiumi che si ingrossarono paurosamente ed esondarono, dando luogo alla più terribile inondazione a memoria d’uomo. Chi non era riuscito ad allontanarsi e aveva cercato riparo in cantine o rifugi sotterranei vide un’enorme massa d’acqua, grigia, e fredda, riversarsi nel locale e crescere a dismisura. Moltissimi morirono annegati, coloro che non riuscirono a mettersi in salvo salendo ai piani più alti.

Ma il peggio doveva ancora venire.

New York,

6 maggio 2017

Ore 12:15

A New York, Boston e le città vicine, gli ultimi sopravvissuti osservarono un evento mai registrato: sulle loro iridi lucide e tremanti, si rifletteva una forma scura che volteggiava nei cieli e che coprì come una nuvola l’intero cielo. Sembrava una nube compatta in movimento dal mare verso la terraferma, ma quando fu sopra la città divenne evidente la sua vera natura: sopra gli alti grattacieli di Manhattan si trasformò in milioni di gabbiani che fuggivano verso la salvezza, allontanandosi da una misteriosa minaccia proveniente dal mare. Nessuno aveva mai visto un tale spettacolo: molti dei gabbiani, in preda a una paura senza limiti, andavano a schiantarsi contro le finestre di cristallo e cadevano a terra. C’era qualcosa che si stava avvicinando dal mare, qualcosa che li aveva spaventati così tanto da fuggire senza alcun controllo, per puro istinto di sopravvivenza.

La nube passò in pochi minuti, seguita da un silenzio irreale. Non durò molto, solo il tempo di chiedersi cosa stesse succedendo. Il mare arretrò improvvisamente di diverse centinaia di metri, lasciando miriadi di pesci a boccheggiare sul fondo melmoso: le barche ancorate nel porto si adagiarono sul fondo, alcune rimasero intrappolate dalle gomene legate strette ai piloni del molo. Con uno stridore assordante e sinistro, anche l’enorme portaerei/museo Intrepid si appoggiò pesantemente sul fondo marino.

Poi arrivò, devastante, furioso, sostenuto da un’ira incontenibile a cui non si poteva opporre alcun ostacolo.

Si scontrò contro i grattacieli della City, un enorme gigante nero che mugghiava orribilmente nella sua corsa, trascinando con sé qualunque cosa gli sbarrasse la strada. L’onda anomala si originò a duecento miglia al largo di Norfolk con direzione nord˗ovest: visibile dai satelliti meteorologici come un semplice spostamento mareale, spinta dai venti furiosi, si avvicinò alla costa ad oltre duecento km/h, finché a circa settanta miglia al largo di Atlantic City trovò un ostacolo naturale che aumentò la sua furia distruttiva. Dotata di un’energia cinetica straordinaria che incarnava le forze della Terra in aperta ribellione con i suoi inquilini, la marea si scontrò con pochi metri di fondale e si alzò d’improvviso, come uno stallone rampante, o un leone ruggente, ansiosa di provocare la distruzione per cui era stata generata.

Si generò così una terrificante onda nera di settanta metri, un muro d’acqua orribile che raggiunse New York e Boston a una velocità spaventosa, spostandosi a nord fino a lambire Halifax: avanzò sulla costa per oltre centoquaranta chilometri, distrusse edifici, case, ingoiò veicoli, autobus, esseri umani, mentre l’Oceano gridava la sua vendetta, l’unico modo per riportare l’armonia delle forze cosmiche.

La fascia costiera degli Stati Uniti fu letteralmente sommersa da un evento anomalo di ineguagliabile potenza distruttiva, un fenomeno analogo allo tsunami ma originatosi non da un terremoto sottomarino, bensì dallo spostamento di enormi masse d’acqua, causato dal vento. Le città costiere fino al Maine furono distrutte dalla più grave emergenza ambientale nella storia degli Usa.

Quando Wakiki si dissolse, tre giorni dopo, il presidente non riusciva a credere a ciò che era accaduto. Centododicimila americani dispersi, le attività industriali, agricole e artigianali bloccate per almeno due anni in tutta la costa atlantica; strade, vie di comunicazione, case, tutto distrutto da mare forza dieci e onde mai viste. I grattacieli della skyline di Manhattan, come quelli delle maggiori città affacciate sull’Atlantico, avevano subito gravissimi danni, e non pochi erano crollati, così come la stragrande parte delle abitazioni: il numero di cittadini senza tetto era al momento incalcolabile: le prime stime parlavano di ventidue milioni di persone. E non era ancora finita.

(…)

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