IN ARRIVO UNA CRISI ECONOMICA SENZA PRECEDENTI DA SETTEMBRE / OTTOBRE

Perché? Quale futuro si prospetta e come farvi fronte?

Non un articolo catastrofista, ma la previsione economica più corretta secondo i maggiori esperti internazionali. Capire cosa sta per accadere nei prossimi mesi per creare nuove possibilità, una nuova consapevolezza e una autosufficienza anche in situazioni così drammatiche.

COSA STA PER ACCADERE?

Secondo le fonti più accreditate, a causa della guerra in Ucraina e situazioni collegate, i prezzi dei carburanti sono in ascesa esponenziale: come diretta conseguenza i costi dei trasporti sono sempre più elevati e si scaricano praticamente su ogni cosa che viaggi su ruote o per mare e sui viaggi aerei penalizzando anche il turismo.

Una conseguenza immediata e drammatica è che i prezzi dei generi alimentari e di prima necessità, stanno raggiungendo punte mai toccate prima, verificabili quasi in ogni supermercato del mondo.

Inoltre la concentrazione in un’unica area geografica (in un unico Paese in realtà: la Cina) della maggior parte degli impianti produttivi e stoccaggio di materie prime mondiali ha comportato una perdita di know-how, di personale specializzato e anche l’impossibilità di pianificazione o di reazione alle situazioni di crisi e/o emergenza.

Questa è stata una delle ragioni fondamentali delle difficoltà di reperimento di materie prime, attualmente uno dei problemi più preoccupanti, e ha generato un forte abbassamento della produzione ovunque. La speculazione internazionale su questa situazione di crisi aggrava naturalmente il problema.

Anche l’estremizzazione del clima, dalla siccità alle inondazioni e ai disastri climatici vari ha causato problemi gravi e continuerà a farlo secondo gli esperti: in Italia solo nell’anno 2021, ha generato un danno pari a 2 miliardi di euro all’agricoltura, mentre nel mondo i dati quantificati dagli assicuratori ammontano a 175 miliardi, con una diretta conseguenza sui prezzi dei prodotti agricoli in costante aumento al consumatore finale.

Le fragili sicurezze economiche di anni precedenti alla crisi del 2008 hanno dimostrato tutta la loro debolezza e si sono infrante in un tunnel di recessione in cui stiamo entrando in questi giorni per terminare in tempi ancora non valutabili, ma certamente non a breve termine, a causa di un aumento molto forte dell’inflazione.

UNA CRISI GLOBALE

Non si tratta solo dell’Europa ma di una tendenza globale: secondo Business Insider che riporta una relazione dell’ex presidente della FED Bill Dudley, una recessione nel 2023 è inevitabile.

Come esempio degli effetti immediati, gli esperti della Banca d’Inghilterra calcolano che entro il prossimo ottobre l’inflazione britannica supererà il 13% e il Regno Unito entrerà in cinque trimestri consecutivi di crisi, con un calo del prodotto interno lordo fino al 2,1%. I tassi di interesse sono stati portati dall’1,25% all’1,75%, il livello più alto dal gennaio 2009, e questo genererà una recessione che perdurerà almeno fino alla prima parte del 2024. La conseguenza sarà una crescita anomala del costo della vita, ancora maggiore dell’aumento del 10% dei prezzi avvenuto nel Regno Unito nell’ultimo anno.

In Germania l’inflazione ha raggiunto l’8,5% e gli economisti ne prevedono un’ulteriore accelerazione, il Bundestag ha approvato una nuova tassa causata dall’aumento del gas che entrerà in vigore dal 1° ottobre e rimarrà in atto almeno fino all’aprile 2024: essa evidenzia un incremento del 13%, che significa 600 euro in più sulla bolletta annuale di una famiglia con due figli.

Con il gas che ha superato la soglia psicologica dei 300 euro/megawattora arrivando a 324, e con gli analisti che temono il superamento nei prossimi mesi dei 400 euro, le previsioni sono fosche: secondo T-Commodity “(…) In assenza della revisione strutturale dei piani climatici i prezzi dei beni energetici sono infatti destinati a rimanere estremi per molto tempo».

GUERRA NUCLEARE?

La guerra in Ucraina ha drammaticamente portato alla ribalta un possibile conflitto nucleare, anche solo con armi tattiche che si limiterebbero a distruggere le principali città. Ma ci si fermerebbe a questo in caso di minaccia alla sopravvivenza?

Sia da parte russa, che da parte occidentale si minaccia l’escalation atomica come se si parlasse di una guerra normale e ciò ha fatto cadere la barriera psicologica che bloccò uno scontro nucleare durante la crisi dei missili di Cuba (16 – 28 ottobre 1962); le parole di Putin e del suo Ministro degli esteri al riguardo sono ben note, ma anche Liz Truss, Ministro degli Esteri britannico ed erede possibile di Boris Johnson, ha detto lo scorso 24 agosto che sarebbe già pronta a schiacciare il pulsante atomico se necessario.

Ma adesso la minaccia è molto più vicina degli anni ’60 e se la Cina, come ha preannunciato più volte, invadesse Taiwan per riprendersi ciò che storicamente era parte del suo territorio – soprattutto in risposta all’aggressività geopolitica americana – sarebbe guerra globale. Taiwan è il produttore leader di microchip e hard disk e anche solo le recenti crisi hanno creato blocchi nella produzione e approvvigionamento di PC e di ogni dispositivo che utilizzi microchip e hard disk.

In definitiva la situazione bellica è pronta ad esplodere in pochi minuti, vista la tensione continua NATO-RUSSIA e USA-CINA. Tutto ciò rende estremamente difficile reperire materie prime come terre rare, oro, argento, alluminio, rame, ferro, petrolio, sabbia di silicio e anche grano, mais, fertilizzanti, ecc., materie che, lavorate e processate, troviamo in prodotti finali ovunque, anche nelle nostre case per utilizzi quotidiani assai comuni. Anche questo sta portando a un aumento esponenziale dei prezzi di produzione.

AUMENTO DEI TASSI DI INTERESSE

Il 21 luglio 2022, seguendo l’esempio della Federal Reserve, la BCE ha annunciato di aver alzato i tassi di interesse, ma ha calcato la mano elevandoli di mezzo punto percentuale, più di quanto ci si aspettasse: secondo la Banca Europea questo è stato necessario per mantenere stabili i prezzi, diminuire l’inflazione e per il bene economico dei cittadini dell’eurozona.

Nonostante la solare rassicurazione, questa misura impatterà in modo molto forte su vari aspetti della vita europea nei prossimi mesi, Rainews ne menziona alcuni riguardanti l’Italia: ripercussioni dirette sulla vita di cittadini e imprese, prestiti e mutui più cari e difficili da ottenere rispetto ad altri paesi europei, maggior costo del debito pubblico con effetti pesanti sull’economia delle famiglie e nazionale, perdita di valore delle obbligazioni emesse in precedenza in quanto meno redditizie di quelle di nuova collocazione, e quindi, meno appetibili sul mercato.

La stretta monetaria genererà altre dinamiche per cui in Italia si assisterà a una brusca frenata della crescita, dovuta a una contrazione dei consumi e degli investimenti da parte delle imprese.

RIVOLTE POPOLARI

I governi sanno bene che queste situazioni genereranno malcontento e disperazione in gran parte della popolazione: in Inghilterra, dato di pochi giorni fa, più di 130.000 cittadini inglesi )hanno aderito all’iniziativa di protesta “DON’T PAY UK” che prevede appunto il rifiuto in massa del pagamento di bollette, e aumentano ogni giorno.

Questa è la prima fase, e probabilmente si sposterà in vari Paesi, dopodiché, se le cose non dovessero cambiare, i cittadini cominceranno a marciare per le strade e a protestare in modo molto più deciso: il Governo risponderà con promesse poco attendibili di sacrifici limitati nel tempo per uscire dalla crisi che non convinceranno nessuno e infine si giungerà all’impiego generalizzato di forze di polizia antisommossa.

In pratica tutti i governi si stanno attrezzando per contenere rivolte popolari ma il clima e la situazione sono completamente diversi da quello della Rivoluzione francese e un ribaltamento dello status quo dovuto alla ribellione del popolo che si prende la Bastiglia a questo punto è realmente impossibile da attuare per varie motivazioni sia pratiche che economiche e legali. Le rivolte cittadine, alimentate dal forte senso di scoramento mancanza di un futuro, povertà mai sperimentata prima e disperazione, porteranno in più casi alla violenza e questo giustificherà azioni contenitive molto forti da parte delle forze di polizia e militari impiegate.

Per capire le motivazioni e il piano dietro a tutto questo e soprattutto comprendere cosa sta accadendo davvero dietro le quinte, vedi il mio IL TERZO PROTOCOLLO e i testi in vario modo collegati che ne riprendono i temi qui.

E IN ITALIA?

I Paesi menzionati sopra godono di una economia tutto sommato dinamica e reattiva, con la capacità di correre ai ripari in tempi brevi e sebbene gli stessi eventi si prevedano in Italia, qui esiste una situazione ben più problematica. Le scelte del Governo italiano si allineano ai voleri di Bruxelles che, come si è evinto dalla storia europea degli ultimi anni, non nutre particolare preoccupazione per il benessere dei cittadini italiani.

È ufficiale: secondo il piano proposto dalla UE “Save gas for a safe winter” da applicare in Europa, l’Italia chiederà ai cittadini di ridurre le temperature a 19 gradi (si prevede di giungere anche a 18°) e un’ora in meno di riscaldamento, ma naturalmente non basterà. Si è già prevista la chiusura anticipata di uffici pubblici, negozi e locali oltre alla richiesta ai comuni di ridurre l’illuminazione cittadina e sui monumenti fino al 40%.

Un timore diffuso tra gli esperti è quello del lockdown energetico, cioè il blocco delle società che gestiscono l’energia che potrebbero non riuscire a espletare il loro lavoro a causa della maggiore richiesta: ciò comporterà una interruzione delle forniture per periodi limitati o cadenzati.

L’Italia dovrà ridurre del 7% i consumi e aiutare i paesi Ue in difficoltà con l’approvvigionamento del gas. Inoltre saranno attuate altre misure draconiane che non avranno come obiettivo il benessere e la salute dei cittadini ma il semplice controllo dei numeri dell’economia, che sono due punti di vista agli antipodi: far quadrare dei conti non significa un miglioramento di vita, al contrario ha, come effetto boomerang, una ulteriore stretta economica intorno al collo dei contribuenti, molti dei quali avranno difficoltà anche solo per procurarsi lo stretto necessario per vivere.

Fondamentalmente il problema si può riassumere nel fatto che non si cercano alternative valide focalizzandosi sull’utilizzo di energie non fossili e pulite che già esistono e sono ampiamente sfruttabili, non si investe su questo ma tutto viene infine fatto ricadere sempre sul cittadino, causando danni alle attività che dovranno chiudere prima, stare al freddo, ecc.

DA REDDITO MEDIO-BASSO A POVERTÀ

Di conseguenza l’Italia sta per entrare nel periodo più difficile della sua storia moderna: come si è detto, il problema è globale ma in Italia avrà un impatto molto più forte sulle famiglie a basso reddito ma anche medio e medio-basso, molte delle quali entreranno per la prima volta nella fascia di povertà.

Già il 2020 e poi il 2021 hanno visto crescere i poveri al massimo storico (dato ISTAT al 7,5%) ma quanto ci aspetta porterà almeno un altro milione di persone nella fascia di povertà: ciò che intimorisce è che questi nuovi poveri sono persone che solo tre anni fa potevano permettersi, pur con cautela, viaggi, vacanze e beni di lusso, a rate o meno.

Secondo Repubblica non solo non si ritornerà ai livelli di ricchezza pro-capite precedenti alla pandemia ma si entrerà in una spirale discendente post-pandemia. Questo porterà con sé una crisi dei consumi, causando una contrazione in tutte le attività commerciali, molte delle quali vedranno abbassarsi gli utili al punto da dover chiudere a scadenze regolari o per sempre, fenomeno già in atto.

UN ALLARME PER I PENSIONATI

Ma a incontrare le maggiori difficoltà saranno i pensionati che in Italia sono 16 milioni: tra questi sono circa 6 milioni a ricevere una pensione mensile tra 515,59 e 1031,16 euro: gran parte di questi non riusciranno a pagare le bollette energetiche e di altro genere, tanto più se vivono in affitto. A meno che non si varino immediatamente misure straordinarie (al momento ancora non menzionate nei provvedimenti previsti) l’Italia si troverà con 6 milioni di persone non solo sotto la soglia non di povertà, già superata per molti di questi, ma sotto la soglia di sopravvivenza. Le conseguenze sono immaginabili.

L’IMPATTO PSICOLOGICO

Il mondo sta faticosamente uscendo da una pandemia che ha avuto tra gli altri effetti un impatto psicologico che si potrà valutare a sufficienza solo nei prossimi anni ma che gli esperti considerano abnorme, con danni evidenti e vasti sull’intera popolazione e in particolare su adolescenti e bambini. Le previsioni per il periodo in cui l’umanità sta entrando, non ancora guarita da questi effetti, sono difficili da fare ma è chiaro che creerà danni ancora peggiori che si andranno a sommarsi a quelli già patiti ed a quelli presenti.

MA È DAVVERO COSÌ? SIAMO DAVVERO COSÌ DIPENDENTI DALLE FONTI DI ENERGIA FOSSILI?

No. Contrariamente a quanto si crede esistono varie forme di energia alternativa, pulite e rinnovabili, il cui utilizzo è bloccato esclusivamente da una serie di interessi a catena. Solo come esempio, in questi giorni stanno entrando in servizio in Bassa Sassonia (Germania) 14 treni a idrogeno: in Italia arriveranno 6 esemplari costruiti dalla Alstom e destinati alla Valcamonica a fine 2023.

Uno studio del think tank[1] Ember pubblicato a giugno 2022, appena una settimana prima del G7 sul tema “Energia e Ambiente”, ha dimostrato chiaramente che l’Europa potrebbe avere entro il 2035 un sistema di energia pulita senza alcun costo aggiuntivo. “Il motivo è che i costi delle energie rinnovabili sono diminuiti drasticamente negli ultimi 10 anni”, spiega Chris Rosslowe, uno dei ricercatori che ha contribuito maggiormente alla ricerca, “Lo studio presenta una situazione di tripla vittoria: l’Europa è sulla buona strada per raggiungere lo zero netto, può mantenere gli stessi costi e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”.

Ember si riferisce a energia solare, eolica e di genere simile ma esistono molte altre forme di energia pulita, geotermica, da biomasse, lo sfruttamento delle maree, ecc.

COME FARE FRONTE ALLA CRISI: SGANCIARSI DAL SISTEMA E DIVENIRE AUTOSUFFICIENTI

Nelle prossime settimane e mesi, esattamente come è accaduto nel caso del Covid19, il mainstream e i media segnaleranno esclusivamente una parte delle informazioni importanti al riguardo, quelle che spingeranno i cittadini al timore e a credere che le uniche soluzioni possibili siano quelle che, in linea generale, i media evidenziano. La conseguenza sarà che gran parte della popolazione si convincerà di dipendere ormai in modo indissolubile dalla catena di forniture alimentari ed economiche controllate dal sistema.

Qualunque altra informazione che offra alternative valide, verificabili, ma diverse, cioè che non richiedono una sudditanza e una adesione al pensiero unico, sarà osteggiata o sminuita in vario modo.

Si tratta fondamentalmente di una Finestra di Overton, un approccio studiato dal sociologo Joseph P. Overton (morto in circostanze non chiare nel 2003), che identifica la metodica attraverso la quale i poteri forti (le potenze economiche globali dietro alle forze politiche) rendono accettabile un’idea, un comportamento sociale, uno stile di vita o una situazione che anni prima si sarebbe considerata abominevole o inaccettabile, come in questo caso una qualità della vita pessima unita a costi eccessivamente alti per chiunque.

Questa metodica, in effetti una propaganda, viene applicata principalmente dai media che ripetono migliaia di volte per anni lo stesso messaggio attraverso varie forme di diffusione, dai talk show a format di approfondimento, articoli su giornali, sostegno da parte di VIP, ecc., presentandolo via via sotto una luce più accettabile.

(Anche per queste tematiche vedi il mio IL TERZO PROTOCOLLO e i testi in vario modo collegati che ne riprendono i temi qui)

LA SOLUZIONE

Certo una soluzione globale definitiva sarebbe auspicabile ma la storia umana dimostra che pur essendone alla portata non verrà mai scelta per motivi connessi alle nefandezze umane.

Esiste tuttavia una possibilità effettiva ma non è tra quelle che si menzionano qui per cui invito il lettore che volesse saperne di più a scrivermi alla pagina contatti del sito.

Ad ogni modo la soluzione per attraversare questa specifica recessione che durerà molto tempo, è quella di sganciarsi parzialmente o completamente dal sistema.

Il messaggio che i media diffondono è: dovete fare i sacrifici che la situazione richiede ma a suo tempo ne usciremo con prospettive migliori.

Non è affatto così: la situazione peggiorerà di anno in anno e i cittadini si ritroveranno schiavi e dipendenti da un sistema che limita le libertà fondamentali di scelta di vita e il potere finanziario personale.

EDUCARE AL CAMBIAMENTO DI MENTALITÀ E ALLA “AUTOPRODUZIONE”

La soluzione all’attraversamento di un periodo temporale così difficile implica un cambiamento di mentalità che porti a riconsiderare i veri bisogni, quelli effettivi, che non sono finanziari ma umani, e una corretta educazione alla produzione alimentare ed economica, ovvero comprendere come sia possibile produrre da sè il cibo e le attrezzature necessarie per il proprio sostentamento e anche qualcosa in più.

Lo scopo: traghettare le famiglie da una situazione di dipendenza e infine schiavitù a un sistema a catena di forniture alimentari ed economiche a una condizione di “autoproduzione” e autosufficienza economica che porti a nuove possibilità.

Il programma si può sintetizzare nei seguenti punti, ognuno dei quali meriterebbe un articolo di approfondimento.

  • Non seguire ossessivamente notiziari, talk show, video sui social che generano timore, ecc. Questo modo di agire porta a farsi prendere da emozioni negative (paura, timore diffuso per il futuro, ecc.) e proporzionalmente ad addormentare il senso critico razionale e l’obiettività abdicando alla propria capacità di reagire consapevolmente alle difficoltà creando strade diverse.
  • Scegliere una informazione credibile e verificabile che offra soluzioni alternative realizzabili e generi positività.
  • Consultare fonti internet attendibili, cioè che offrono dati certi e che si possano comprovare: ciò non significa automaticamente istituti di ricerca famosi e università perché si rileva che in più casi queste istituzioni sono sponsorizzate e sostenute finanziariamente dalle stesse forze che hanno generato questa situazione globale e di conseguenza in conflitto di interesse. Bisogna quindi informarsi in modo oculato.
  • Crearsi fonti di sostentamento adeguate: stiamo parlando non tanto di lavori e mansioni magari diversi da prima in grado di generare stipendi mensili, ma di vere e proprie fonti di sussistenza in grado di fornire generi alimentari e di prima necessità: un lembo di terra da adattare a piccolo orto con un pollaio per le fonti proteiche o, se si vive vicino al mare, adattarsi per la pesca. Creare piccole aree da dedicare alla produzione di cose che servono a noi e ad altre famiglie. Col sistema del baratto creare una rete di scambio etico. I comuni e i proprietari terrieri, su richiesta cortese dei cittadini, potrebbero mettere a disposizione terreni non utilizzati (anche affittandoli a prezzi minimi) affinché le famiglie possano crearsi piccoli orti con pollaio e altri animali eliminando la necessità di spesa al supermercato.
  • Un esempio interessante sono le associazioni di persone dedicate all’aiuto reciproco che sono sorte recentemente con moneta propria per essere indipendenti dal sistema bancario. Esse agiscono esattamente come la natura, seguendo un planning che pensa al benessere del gruppo, non del singolo, senza sprechi, allontanandosi gradualmente dal sistema per non rimanerne dipendenti.
  • Un suggerimento che molti stanno prendendo in considerazione ed è da considerarsi tra i più validi è il cambiare nazione, orientandosi verso paesi in cui la vita costa meno ed è più tranquilla: alcuni scelgono paesi lontani come Costa Rica, Panama, Messico e Thailandia, altri preferiscono mete più vicine come le Isole Canarie che con il loro clima salubre e mite tutto l’anno e la lontananza dall’Europa (pur facendo parte della Spagna ma con governo autonomo) costituiscono una meta ideale per nomadi digitali, professionisti in varie mansioni, servizi compresi, ma anche per gli imprenditori vista la tassazione estremamente bassa. Prima di decidere di trasferirsi bisogna tuttavia conoscere bene il posto e le sue possibilità, il costo della vita, frequentare un corso per parlare in breve tempo la lingua, capire quale mansione lavorativa sia richiesta in loco e quale no per evitare investimenti disastrosi e progetti fallimentari. Se si è pensionati invece è sempre un’ottima soluzione perché la pensione è tassata molto meno e quindi risulta ben più alta di quella percepita in Italia. Per tutto questo è bene affidarsi ad una agenzia di professionisti in grado di offrire il miglior supporto strategico, logistico e i migliori consigli. Per le Isole Canarie posso senz’altro consigliare Toda Canarias, (qui il link FB) ora parte integrante di Nosotros Group.
  • Downshifting, vocabolo inglese che indica un cambiamento completo della propria visione della vita, tipica dei paesi di cui si parla sopra, in cui si sceglie una vita più semplice a contatto con la natura, eliminando lo stress e riscoprendo valori e rapporti più veri con le persone che il sistema ci ha fatto dimenticare. In Italia è purtroppo diventato praticamente impossibile a causa della tassazione e delle leggi complicate e confuse che rendono ogni cosa difficile e gravosa. A questo si aggiunge la pressione mediatica e sociale in un Paese (ma ciò accade anche in altre nazioni) dove le persone non sorridono più, vittime di tensioni continue emotive e psicologiche che trasmettono inevitabilmente agli altri. Sganciarsi da tutto questo e vivere in downshifting è invece attuabile in modo naturale nei paesi menzionati sopra e in altri del genere.

UN ESEMPIO EFFICACE

Paolo Latini, ex consulente di sviluppo aziendale, ha gentilmente offerto il suo contributo per la stesura di questo articolo; dopo una vita lavorativa da professionista ha deciso di ritirare i suoi investimenti azionari e dedicarsi a una vita al servizio degli altri, insegnando a divenire consapevoli delle opportunità e delle risorse che sono sempre state disponibili per tutti, con lo scopo di raggiungere l’autonomia alimentare, l’autocura e la libera gestione della propria vita.

La sua associazione, che ha chiamato Strade Bianche, è nata per ricercare, riprodurre e redistribuire semi antichi e autoctoni di ortaggi e frutta a piede franco (cioè non innestata): lo scopo è quello di contribuire alla preservazione della biodiversità, restituire all’ambiente il suo naturale equilibrio e ricominciare il ciclo di autorigenerazione, realizzando un progetto di autonomia alimentare per le famiglie.

Per ottenere questo traguardo organizza corsi di formazione a diversi livelli, eventi, seminari, viaggi di studio e ha pubblicato un libro specifico.

Strade bianche è anche attiva nell’acquisto di terreni marginali o degradati, per bonificarli e riconvertirli sia come orti comuni, sia come oasi di ristoro per animali migratori.

Ha inoltre sviluppato un progetto di preservazione di razze di galline autoctone (molte delle quali considerate erroneamente estinte) che costituiscono l’unica fonte di proteine animali veramente sostenibile.

Chi volesse approfondire la conoscenza di questa interessante iniziativa, potrà collegarsi al gruppo Telegram “Strade bianche, orti dimenticati, galli e galline ruspanti”. L’associazione ha base in Veneto ma opera su tutto il territorio nazionale grazie ad una rete di custodi di semi antichi diffusa in tutta Italia.

Pierluigi Tombetti

Si ringraziano Paolo Latini (Strade Bianche) e Marco Uzzo (Toda Canarias) per la collaborazione.


[1] Think tank: gruppo di esperti impegnato nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi, soprattutto in campo economico, politico o militare.

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