CHAT CONTROL – La sicurezza può giustificare la sorveglianza di milioni di cittadini?

Un’inchiesta di Pierluigi Tombetti per Boundless – Knowledge Without Borders

QUANDO SI RAGGIUNGE IL LIMITE DELLA LIBERTÀ

Bruxelles, 9 luglio 2026

Il 9 luglio 2026 il Parlamento europeo ha approvato la proroga del cosiddetto Chat Control 1.0, una misura nata per contrastare gli abusi sessuali sui minori online. L’obiettivo dichiarato è uno di quelli davanti ai quali nessuna società civile può voltarsi dall’altra parte: proteggere i bambini e individuare i responsabili di uno dei crimini più odiosi che esistano.

Questo non solo è ragionevole, è giusto e doveroso, ma la situazione completamente anomala che si è generata al Parlamento europeo fa nascere una domanda che va ben oltre questo provvedimento:

Quanto potere siamo disposti a concedere alle istituzioni in nome della sicurezza?

La risposta divide giuristi, governi, esperti di cybersicurezza, difensori della privacy e milioni di cittadini europei, perché il dibattito non riguarda soltanto la pedofilia: riguarda il principio stesso sul quale si fondano le democrazie liberali.

Per secoli il diritto occidentale ha seguito una regola semplice: si indaga chi è sospettato di aver commesso un reato.

IL GRANDE CAMBIAMENTO

Con il Chat Control il paradigma rischia di cambiare: non si parte più da un sospetto concreto per arrivare a un controllo, ma si estende il controllo a un numero enorme di comunicazioni nella speranza di individuare chi commette un reato.

È una differenza che può sembrare sottile, ed è esattamente questo messaggio che sta passando, o meglio, che non sta passando, perché non si è sottolineato abbastanza l’enorme conseguenza per tutti: la conseguenza in realtà è enorme perché fa entrare un intero continente in un clima distopico orwelliano.

E c’è un altro elemento che ha acceso la polemica: il provvedimento è passato il provvedimento è passato grazie a una procedura parlamentare che molti giudicano controversa, nonostante per la terza volta i voti contrari fossero superiori a quelli favorevoli.

COME È POTUTO ACCADERE?

314 eurodeputati hanno votato contro la proroga. 276 hanno votato a favore. Eppure la misura è stata approvata perché, secondo la procedura prevista in questo caso, sarebbero stati necessari 361 voti per respingerla. Una norma interessante, e c’è da chiedersi chi l’ha stabilita e soprattutto perché.

Da anni il progetto del Chat Control attraversa istituzioni europee, governi nazionali, tribunali, associazioni per i diritti civili e organizzazioni impegnate nella tutela dei minori. Ogni nuova proposta riaccende lo stesso interrogativo: è possibile difendere i bambini senza compromettere il diritto alla riservatezza delle comunicazioni private?

La domanda non è così scontata perché la pedofilia online sfrutta canali anonimi o il dark web: tuttavia con le giuste motivazioni e gli stanziamenti appropriati si può fare moltissimo e assestare colpi mortali al problema.

Secondo alcuni esperti è possibile investire maggiormente in strumenti investigativi mirati di grande efficacia e soprattutto svilupparne di nuovi grazie alle AI, che porterebbero a risultati molto rilevanti.

COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO: LA STORIA DEL CHAT CONTROL

Per comprendere perché il voto del 9 luglio 2026 abbia provocato una reazione così forte in tutta Europa, bisogna fare un passo indietro.

Il cosiddetto Chat Control non nasce quest’anno ma nel 2021 e rappresenta uno dei confronti più accesi tra due principi fondamentali delle democrazie moderne: la tutela della sicurezza e la protezione della privacy.

Nel 2021 l’Unione europea approva una deroga temporanea straordinaria alle norme sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche: l’obiettivo è consentire alle grandi piattaforme digitali – come Meta, Google, Microsoft e altri operatori – di continuare a utilizzare sistemi automatici per individuare immagini di abuso sessuale sui minori, segnalare i casi sospetti alle autorità competenti e contribuire all’identificazione delle vittime.

La logica è semplice: il materiale pedopornografico circola sempre più spesso attraverso strumenti digitali e molte indagini internazionali dipendono proprio dalle segnalazioni effettuate dai fornitori dei servizi online.

Secondo Europol e numerose organizzazioni internazionali, il numero di immagini e video di abusi sessuali sui minori individuati online è aumentato in modo drammatico negli ultimi anni, rendendo sempre più complesso il lavoro degli investigatori. Questo è il contesto in cui nasce il primo Chat Control.

DAL PROVVEDIMENTO TEMPORANEO AL PROGETTO PERMANENTE

Con il passare del tempo, tuttavia, la Commissione europea ritiene insufficiente la normativa provvisoria, per cui nel maggio 2022 presenta una proposta molto più ampia, destinata a diventare nota come Chat Control 2.0.

E ora il dibattito cambia completamente: se il primo provvedimento autorizzava controlli volontari da parte delle aziende, la nuova proposta apre la strada a un sistema molto più esteso, con obblighi che, secondo i critici, potrebbero incidere anche sulle comunicazioni cifrate e sulla riservatezza garantita dalla crittografia end-to-end.

È qui che nasce il limite: da una parte ci sono governi, forze di polizia e associazioni impegnate nella tutela dei minori, convinti che senza strumenti tecnologici avanzati diventi impossibile individuare reti criminali sempre più sofisticate.

Dall’altra cresce un fronte composto da costituzionalisti, informatici, organizzazioni per i diritti digitali e numerosi parlamentari europei convinti della stessa cosa e delle stesse motivazioni: ciò che contestano, tuttavia, è il metodo, che contiene un grave problema.

IL PRINCIPIO CHE DISTRUGGE LA PRIVACY

Gli oppositori sostengono che uno Stato democratico debba sempre partire da un sospetto concreto: prima si individua il presunto responsabile, poi con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, si procede alle intercettazioni o agli altri strumenti investigativi.

Il Chat Control, invece, inverte il procedimento con la gravissima conseguenza che le comunicazioni di milioni di cittadini verranno sottoposte a controlli automatici prima ancora che esista un sospetto individuale.

UN PROBLEMA COSTITUZIONALE PRIMA CHE GIURIDICO

Per molti giuristi il problema non è soltanto tecnico, è costituzionale, perché il diritto alla riservatezza delle comunicazioni è da sempre uno dei pilastri delle democrazie europee.

Ogni limitazione deve rispettare criteri molto rigorosi di necessità, proporzionalità e controllo giudiziario, e con il CHAT CONTROL questo principio viene cancellato in un attimo; inoltre esso autorizza i fornitori dei servizi di comunicazione a effettuare controlli volontari mediante strumenti automatizzati finalizzati a individuare materiale di abuso sessuale sui minori.

Se una comunicazione privata viene analizzata da un algoritmo prima ancora di arrivare al destinatario, la distinzione tra controllo pubblico e controllo privato diventa molto più sottile di quanto sembri e si entra in una sfera molto pericolosa perché viola la libertà di ogni cittadino e la sua privacy in modo palese e deliberato.

IL RISCHIO REALE: IL GRANDE FRATELLO

Inoltre c’è un rischio molto concreto sottolineato da diversi giuristi: che il principio introdotto oggi possa essere esteso domani ad altri reati, altre emergenze e soprattutto possa portare ad altre forme di controllo con la giustificazione di dati allarmanti o emergenze. Non è una possibilità remota, perché è già accaduto durante il periodo COVID19 quando, con la motivazione di una emergenza sanitaria, furono introdotte misure straordinarie che limitarono temporaneamente alcune libertà individuali. Secondo i critici del Chat Control, questo dimostra come le emergenze possano portare all’introduzione di restrizioni eccezionali.

Fondamentalmente la domanda che emerge è: è possibile combattere un crimine gravissimo senza modificare un principio di libertà e privacy fondamentale dello Stato di diritto?

Il rischio, infatti, è che si passi gradualmente da un modello basato sull’indagine mirata a uno fondato sulla sorveglianza preventiva, sul modello del Grande Fratello del romanzo 1984, di George Orwell.

CHE COSA CAMBIA DAVVERO PER I CITTADINI EUROPEI?

La proroga votata dal Parlamento europeo riguarda il cosiddetto Chat Control 1.0, una misura temporanea che consente ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica di continuare a utilizzare, su base volontaria, strumenti automatici per individuare materiale già noto di abuso sessuale sui minori e altri contenuti collegati a questo tipo di reati.

La proposta più ampia, spesso definita Chat Control 2.0, è invece ancora in discussione nelle istituzioni europee e potrebbe introdurre obblighi molto più estesi. Proprio su questo punto si concentra il confronto politico e giuridico.

IL NODO DELLA CRITTOGRAFIA

La questione che preoccupa maggiormente esperti di sicurezza informatica e associazioni per i diritti digitali riguarda la crittografia end-to-end.

Oggi applicazioni come WhatsApp, Signal e molte altre utilizzano sistemi di cifratura che impediscono, in condizioni normali, anche al gestore del servizio di leggere il contenuto delle conversazioni.

Secondo numerosi esperti, qualsiasi sistema che richieda una scansione sistematica dei messaggi prima o durante l’invio rischia di indebolire questo principio, creando un precedente che potrebbe avere conseguenze ben oltre il contrasto alla pedofilia.

I sostenitori della proposta ribattono che la tecnologia può evolversi e che è possibile progettare strumenti capaci di individuare contenuti illegali riducendo al minimo l’impatto sulla privacy. Tuttavia, su questo punto non esiste ancora un consenso tecnico unanime.

OLTRE IL CHAT CONTROL: QUALE EUROPA STIAMO COSTRUENDO?

Il dibattito sul Chat Control non riguarda soltanto una norma europea, riguarda l’idea stessa di democrazia digitale che l’Europa intende costruire nei prossimi decenni.

La storia insegna che le libertà raramente vengono eliminate con un unico provvedimento. Più spesso vengono ridefinite gradualmente, attraverso decisioni adottate in momenti di forte pressione politica, sociale o emotiva. Ogni generazione ha conosciuto le proprie emergenze: il terrorismo internazionale, le grandi crisi sanitarie, gli attacchi informatici, la criminalità organizzata, le guerre. Ogni volta si è posto lo stesso interrogativo: quale equilibrio deve esistere tra sicurezza e libertà?

Si tratta senza dubbio di una questione spinosa e difficile e allo stesso tempo di fondamentale importanza.

L’ANOMALIA

Il voto del Parlamento europeo del 9 luglio 2026 resterà probabilmente nella storia non solo per il contenuto della decisione, ma anche per il modo anomalo, seppure contemplato dalle regole del Parlamento, in cui è maturata: 314 eurodeputati hanno votato contro la proroga, 276 a favore, ma il provvedimento è stato comunque approvato perché non è stata raggiunta la maggioranza assoluta di 361 voti necessaria per respingerlo.

Per alcuni si tratta semplicemente dell’applicazione delle regole parlamentari europee, per altri è un risultato difficile da accettare, ed è proprio in momenti come questo che il ruolo del giornalismo libero, accurato e indipendente diventa fondamentale.

Non quello che alimenta paure.

Non quello che appartiene a questa o quella corrente politica o ideologica e per questa ragione offre una versione leggermente diversa degli eventi.

Non quello mainstream.

Ma quello che con l’unico obiettivo della verità super partes ricostruisce i fatti, verifica i dati, mette a confronto le posizioni e offre ai cittadini gli strumenti per comprendere.

Il paradosso del CHAT CONTROL, un vero dilemma sociologico ha certamente una soluzione efficace se mossi dalle giuste motivazioni e se queste motivazioni non vengono utilizzate per altri scopi meno nobili.

Il pericolo è reale e sempre presente, basti osservare le posizioni dei vertici europei nei confronti della guerra in Ucraina che rimane in netta opposizione al pensiero di buona parte dei cittadini del continente che preferiscono una pace negoziata: secondo YouGov, per esempio, il 56% degli italiani preferirebbe una pace negoziata, pensiero condiviso da cittadini di Francia, Spagna e Germania.

Purtroppo è accaduto esattamente come nel caso del CHAT CONTROL, nonostante il voto contrario, esso è stato approvato.

Un presente distopico.

Pierluigi Tombetti             

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *