Versione Editoriale BOUNDLESS- Knowledge without borders – Parte II
Fonte originale: Biblical Archaeology Review
Autore: Aaron A. Burke, Professore di Archeologia dell’Antico Israele e del Levante presso l’Università della California, Los Angeles (UCLA).
Versione editoriale BOUNDLESS- Knowledge without borders: adattata, tradotta e rieditata per migliorarne accessibilità e leggibilità, preservando integralmente fatti, dati, argomentazioni e conclusioni dell’autore.
GLI SHARDANA IN EGITTO E A CIPRO
Se le fonti storiche forniscono informazioni preziose sugli Shardana, è l’archeologia a offrire alcune delle prove più concrete della loro presenza ben oltre le coste della Sardegna. Armi, ceramiche e reperti commerciali rinvenuti in tutto il Mediterraneo orientale delineano infatti un quadro coerente con gli spostamenti di guerrieri professionisti e comunità militari durante la tarda Età del Bronzo.

Tra le testimonianze più significative figurano le caratteristiche spade associate agli Shardana. I rilievi egizi mostrano costantemente questi guerrieri armati di lunghe lame molto diverse dai pugnali più corti comunemente utilizzati in Egitto e nel Levante. Si trattava di armi progettate sia per colpire di punta sia per sferrare potenti fendenti, appartenenti a una tradizione militare più tipica del Mediterraneo centrale e occidentale.

Gli archeologi hanno identificato esemplari comparabili in numerosi siti del Mediterraneo orientale. Alcuni sono stati rinvenuti a Enkomi, a Cipro, uno dei più importanti centri commerciali della tarda Età del Bronzo. Altri provengono da Alalakh e Ugarit, nel Levante settentrionale, nonché da Gezer e Tell es-Sa’idiyeh più a sud.
La diffusione di queste armi non costituisce, da sola, una prova definitiva della presenza di guerrieri sardi. Le armi possono infatti circolare attraverso il commercio così come le persone. Tuttavia, quando questi ritrovamenti vengono analizzati insieme alle fonti storiche che menzionano gli Shardana e alle altre evidenze archeologiche, emerge un quadro che suggerisce fortemente la presenza di combattenti provenienti dalla Sardegna in molte delle principali città del Mediterraneo orientale.

Anche le testimonianze ceramiche conducono nella stessa direzione. A Hala Sultan Tekke, importante centro urbano dell’antica Cipro orientale, gli archeologi hanno recuperato diverse ciotole sarde in ceramica nera brunita provenienti da fosse votive datate al XIII secolo a.C. Questi recipienti appartengono a una tradizione nota come Nuragic Gray Ware, denominata così in riferimento alla cultura nuragica della Sardegna.
Ciò che rende questi ritrovamenti particolarmente interessanti è la natura stessa degli oggetti. Le ciotole sono semplici, prive di decorazioni e destinate all’uso quotidiano. Non si tratta di beni di lusso, di oggetti prestigiosi o di doni diplomatici. Sono manufatti comuni, destinati alla vita di tutti i giorni.
Proprio per questo motivo molti studiosi ritengono che siano stati utilizzati da persone provenienti dalla Sardegna residenti all’estero, piuttosto che importati come merci di valore. Se questa interpretazione è corretta, tali reperti rappresentano una testimonianza diretta della presenza fisica di individui sardi a Cipro durante la tarda Età del Bronzo.
Ulteriori scoperte rafforzano questa ipotesi. Ceramiche nuragiche, comprese alcune grandi giare da stoccaggio, sono state rinvenute nel vicino insediamento fortificato di Pyla-Kokkinokremos, un sito del XII secolo a.C. Alcuni ricercatori hanno suggerito che questa comunità isolata potesse ospitare gruppi di guerrieri stranieri, tra i quali anche mercenari sardi.
GLI SHARDANA A UGARIT E ISRAELE
Le evidenze provenienti dal Levante sono altrettanto suggestive. Alcune ceramiche lavorate a mano e caratterizzate da superfici brunite, rinvenute in siti come Ugarit e Tell Kazel, presentano notevoli somiglianze con le produzioni nuragiche della Sardegna. Sebbene tali analogie non costituiscano una prova definitiva di migrazione, potrebbero indicare la presenza di individui o comunità sarde che introdussero elementi della propria cultura materiale nelle regioni in cui si stabilirono.
Anche le reti commerciali forniscono importanti indizi. Lungi dall’essere isolata, la Sardegna partecipava attivamente agli scambi a lunga distanza che caratterizzavano il Mediterraneo della tarda Età del Bronzo.
Una testimonianza particolarmente significativa proviene da un relitto dell’Età del Bronzo scoperto al largo della costa settentrionale dell’attuale Israele, nei pressi di HaHotrim. Tra il carico della nave figuravano lingotti di rame provenienti dalla Sardegna. Parallelamente, gli archeologi hanno rinvenuto numerosi lingotti di rame cipriota in vari siti dell’isola.
Queste scoperte dimostrano l’esistenza di rapporti commerciali stabili e duraturi che collegavano la Sardegna al Mediterraneo orientale. Il rame di Cipro sembra essere giunto verso occidente, probabilmente destinato alla produzione di armi e manufatti metallici. Il rame sardo, invece, seguiva la direzione opposta, raggiungendo Cipro e il Levante.

Lo spostamento delle merci può inoltre contribuire a spiegare quello delle persone. Le stesse rotte marittime che trasportavano metalli, ceramiche e altri prodotti favorivano quasi certamente anche il movimento di soldati, mercanti, artigiani e avventurieri. In questo mondo profondamente interconnesso, i mercenari stessi potevano diventare parte integrante dei grandi sistemi di scambio.
Considerando nel loro insieme le fonti scritte, le rappresentazioni artistiche e le evidenze archeologiche, gli Shardana emergono come uno degli esempi meglio documentati di mercenari stranieri attivi nel Mediterraneo orientale durante la tarda Età del Bronzo. Tra i gruppi comunemente associati ai Popoli del Mare, essi potrebbero essere gli unici le cui origini e i cui movimenti siano ricostruibili con una certa precisione sia attraverso la storia sia attraverso l’archeologia.
I FILISTEI
L’importanza degli Shardana va tuttavia oltre la loro vicenda specifica. La loro esperienza offre infatti una chiave interpretativa fondamentale per comprendere un altro celebre gruppo associato ai Popoli del Mare: i Filistei.
I Filistei comparvero lungo la costa meridionale del Levante all’inizio del XII secolo a.C., poco dopo la loro sconfitta ad opera di Ramses III. Le ricerche archeologiche più recenti indicano sempre più chiaramente che il loro arrivo non fu il risultato di una singola invasione di massa o di una migrazione organizzata. Il processo appare invece molto più complesso e graduale.
Le cinque principali città filistee — Ashdod, Ashkelon, Ekron, Gat e Gaza — vissero infatti transizioni differenti. Alcune subirono gravi distruzioni, altre soltanto danni parziali, mentre altre ancora sembrano essere state semplicemente abbandonate dagli Egizi prima di essere rioccupate.

Le evidenze indicano che i Filistei rappresentassero inizialmente soltanto una minoranza della popolazione di questi centri urbani. Le ceramiche riconducibili alla tradizione filistea o egea costituiscono infatti solo una parte del materiale rinvenuto, mentre la maggioranza continua a seguire le tradizioni cananee locali. Ciò suggerisce una convivenza tra popolazioni indigene e nuovi arrivati piuttosto che una sostituzione totale degli abitanti precedenti.
Allo stesso tempo, i Filistei introdussero nuovi stili architettonici, differenti tipologie abitative, tecniche artigianali e tradizioni tessili. Nel corso del tempo questi elementi contribuirono alla formazione di una cultura filistea distintiva lungo la costa meridionale del Levante.
La storia degli Shardana suggerisce che i Filistei possano rappresentare la fase finale di un fenomeno molto più ampio che caratterizzò l’intera tarda Età del Bronzo. Per secoli popolazioni mediterranee furono coinvolte nei conflitti e nelle dinamiche politiche degli imperi orientali. Gruppi giunti inizialmente come guerrieri, mercenari o popolazioni in movimento finirono per stabilirsi stabilmente in nuove regioni, sviluppando identità proprie.
LA STORIA E IL RACCONTO STORICO BIBLICO
Come gli Shardana prima di loro, anche i Filistei sembrano essere entrati al servizio dell’Egitto dopo essere stati sconfitti militarmente. Durante gli ultimi decenni del dominio egiziano nel Levante furono probabilmente insediati in fortificazioni strategiche lungo la costa, dove servirono gli interessi dell’impero.
La situazione cambiò radicalmente quando l’autorità egiziana si indebolì e infine si ritirò da Canaan verso la fine del XII secolo a.C. Diversamente dagli Shardana, i Filistei riuscirono a conquistare un notevole grado di autonomia politica. Senza eserciti egiziani in grado di controllarli o dirigerli, si trasformarono progressivamente in potenze regionali indipendenti, entrando frequentemente in conflitto con le nascenti comunità israelite.
Questa ricostruzione coincide in modo significativo con il racconto biblico, che descrive il XII e l’XI secolo a.C. come un’epoca segnata da continui scontri tra i capi filistei e gli antichi Israeliti, mentre l’Egitto appare ormai quasi assente dalla scena politica regionale.
La lezione più ampia che emerge da questa vicenda è che i mercenari e le comunità guerriere mobili ebbero un ruolo molto più importante nella storia antica di quanto si sia spesso riconosciuto. Le ricostruzioni storiche tradizionali sono state a lungo dominate dalla prospettiva dei grandi imperi, come Egitto, Hatti e Assiria, perché sono questi gli stati che hanno lasciato la maggior parte delle fonti scritte.
Di conseguenza, gruppi meno visibili — tra cui combattenti stranieri, specialisti militari e comunità mobili — sono rimasti spesso in secondo piano. L’esempio degli Shardana dimostra invece che questi uomini non furono figure marginali, ma partecipanti attivi alle trasformazioni politiche, economiche e culturali che ridisegnarono il Mediterraneo alla fine dell’Età del Bronzo.
DAVIDE – IL MERCENARIO

La figura biblica di Davide offre una testimonianza particolarmente significativa di quanto fosse comune il servizio mercenario nel Vicino Oriente antico.
Prima di diventare re d’Israele, Davide trascorse infatti un lungo periodo come capo militare al servizio dei Filistei mentre fuggiva dal re Saul. Secondo il racconto biblico, entrò al servizio del sovrano di Gat e ricevette in cambio la città di Ziklag come base operativa.
Per circa sedici mesi Davide e un gruppo di seicento uomini fedeli agirono all’interno di questo accordo. Durante quel periodo si mantennero attraverso spedizioni militari e razzie contro gli insediamenti situati lungo la regione compresa tra l’Egitto e Shur. Il testo biblico descrive queste operazioni come particolarmente dure, sottolineando che non venivano lasciati superstiti.
Davide si dimostrò talmente utile al suo protettore filisteo da essere nominato guardia del corpo personale del sovrano. L’espressione ebraica utilizzata nel testo significa letteralmente “custode della mia testa”, un titolo che assume un significato molto concreto in un’epoca in cui la decapitazione dei nemici sconfitti era una pratica comune.
Le circostanze impedirono infine a Davide di combattere al fianco dei Filistei nella decisiva campagna contro Saul. Prima della battaglia venne infatti congedato e tornò a Ziklag. Poco dopo Saul e suo figlio Gionata trovarono la morte.
Anche una volta diventato re, Davide continuò a mantenere stretti legami con guerrieri professionisti e specialisti militari stranieri. La sua guardia reale comprendeva combattenti d’élite celebri per il loro coraggio e le loro imprese sul campo di battaglia. Molti provenivano da Giuda, ma altri giungevano da regioni straniere come Ammon, la Fenicia e il paese degli Ittiti.
Tra i reparti che componevano la guardia personale del sovrano figuravano anche i Cheretei e i Peletei. I loro nomi potrebbero riflettere specifiche funzioni militari. Il termine Cheretei sembra derivare da una radice collegata all’idea di “abbattere” o “colpire”, suggerendo un ruolo offensivo. Peletei potrebbe invece essere associato al concetto di protezione o salvezza.
Se questa interpretazione è corretta, la guardia del corpo di Davide era composta da specialisti altamente addestrati che svolgevano contemporaneamente il ruolo di combattenti scelti e di protettori personali del re.
L’immagine di Davide che emerge dalla Bibbia riflette quindi lo stesso mondo militare visibile nelle vicende degli Shardana e dei Filistei: un Mediterraneo antico nel quale guerrieri stranieri, soldati professionisti e mercenari costituivano una componente normale e spesso indispensabile del potere politico.
Le storie degli Shardana, dei Filistei e dello stesso Davide rivelano un Mediterraneo molto più interconnesso di quanto spesso si immagini. Guerrieri, mercanti, tecnologie e tradizioni culturali percorrevano immense distanze, collegando la Sardegna all’Egitto, Cipro al Levante e molte altre regioni tra loro.

In questo mondo dinamico, i mercenari non furono semplici soldati a pagamento, ma protagonisti delle trasformazioni che contribuirono a plasmare il volto del Mediterraneo antico.
Fine Parte II

