I Teorici del Volk tedesco: Paul De Lagarde e Julius Langbehn

Il sentimento nazional-razziale che spinge la Germania alla ricerca delle sue origini mitologiche, la dottrina del Volk, si manifesta nel XIX sec. come corrente di pensiero sull’onda del Romanticismo tedesco, che fonde mistica e sentimento ma senza un programma ben delineato, sotto forma di una indefinita nostalgia delle origini.

Paul de Lagarde e Julius Langbehn vengono considerati come i fondatori e i programmatori del movimento völkisch, che con le loro apparizioni sulla ribalta culturale tedesca, fissarono limiti e canoni del nazionalismo razziale; è con loro che osserviamo una prima presa di posizione di matrice religiosa nel nazionalismo tedesco.

Paul Bottischer (1827-1891), che mutò il nome in Paul de Lagarde, si fece portavoce della generale insoddisfazione per l’unità apparente raggiunta dalla Germania di Bismarck nel 1871 (Secondo Reich) . La caratteristica prevalente della Germania di questo periodo è infatti una tensione spirituale verso l’unità di popolo come Volk i cui ideali furono disattesi dalla realtà della politica del Reich, preoccupato solo di rafforzare la sua stabilità economica, politica e di aumentare l’industrializzazione.

Paul de Lagarde

Paul de Lagarde

E’ bene ancora una volta sottolineare l’enorme peso di questa emotività delusa perché l’inurbamento e la conseguente crescita delle industrie causarono una vera ribellione spirituale nel popolo tedesco che concepiva l’unità non più come indipendenza politica ma come maturità razziale; la fusione politica di Bismarck non creò una corrispondente fusione interiore del Volk tedesco, anzi sembrò voler allontanare l’idea di armonia con la natura e ritorno alle origini per procedere verso una politica di industrializzazione.

Questo avrebbe significato uno sradicamento della Germania dall’alveo naturale, avrebbe troncato e soffocato il bisogno di un Germanesimo antico e mitologico, come veniva percepito durante il Romanticismo.

Paul de Lagarde entra nella discussione di questo problema con i Deutsche Schriften (1878), in cui dimostra l’essenza della Germania come forza vitale, insita nel Volk. Solo il reperimento di questa linfa originaria avrebbe potuto coincidere con una indipendenza politica tedesca. Non poteva bastare una gestione economica e sociale illuminata dello stato, il vero tedesco aveva bisogno di sentirsi unito da una coesione di razza e carattere.

Lagarde concepiva la Germania come una sorta di essenza spirituale, un ideale che legasse in modo permanente il suo corrispondente Volk; solo una fede germanica avrebbe potuto realizzare l’intima comunione di stato e popolo permettendo la completa realizzazione dell’individuo.

Si rendeva così necessaria una riorganizzazione delle forze spirituali, che trasportavano quella forza vitale guerriera che il tedesco esprimeva nell’antichità, quando orde di barbari avevano conquistato l’Europa sulla base della loro potenza fisica, legata al pulsare del ritmo della natura.

La religione germanica di Lagarde si esprime in un rifiuto del Cristianesimo tradizionale, contrattosi ed irrigiditosi in raccolte di leggi successive che avevano tolto agli insegnamenti del Cristo la loro genuina spontaneità; specialmente Paolo di Tarso aveva insterilito la visione pura e naturale di una vità semplice prossima a Dio in una serie di precetti farisaici. Lo stesso Volk tedesco doveva quindi spogliarsi di questa sovrastruttura legalistica e abbeverarsi a quella che sembrava essere una rivelazione mistica personale all’interno della propria cerchia razziale, concepita come la cerchia degli apostoli del Cristo e quindi come il vero e unico ricettacolo della sapienza germanica. Il Volk era quindi il Regno di Dio.[1]

Il cammino spirituale secondo Lagarde comprendeva un iter religioso simile alla rivelazione mistica; questo avrebbe comportato un ascolto interiore e una superiore lettura della natura, una sorta di ritorno alla madre Terra che avrebbe reso il popolo e la razza tedeschi consapevoli della forza e della potenza fisica e spirituale a loro destinati.

Essi dovevano ritrovare le virtù di semplicità, genuinità e schiettezza dei contadini tedeschi, ritrovare la forza della invincibilità guerriera e una comunione mistica con la Natura, concepita come emanazione del Volk.

In questa armonia della Germania con il suo Volk si sarebbe realizzata la vera unità nazionale che doveva essere religiosa e mistica prima che politica.

Sulla scia del Romanticismo, Lagarde propugna una società ordinata su basi feudali, con classi lavoratrici regolate con classi di maestro e padrone, per riconciliarsi con le perdute tradizioni e usanze molto vicine alla vera natura della Germania arcaica.

Un tratto comune a tutti i teorici völkisch è l’antisemitismo più o meno marcato; non si discosta da ciò Lagarde, evidenziando che l’ebreo aveva una sua religiosità spontanea nella sua prima fase, avvizzita poi dall’insegnamento farisaico allo stesso modo in cui Paolo aveva degradato il Cristianesimo.

Il misticismo vitale, la forma primigenia e quindi un regressus ad uterum, è l’aspetto religioso che attrae Lagarde, mentre rifugge dalla sistematizzazione del pensiero spontaneo in leggi codificate; ritiene l’Ebreo un popolo estraniato dal suo Volk, senza radice che si appropria delle potenzialità tedesche senza averne alcuna parte; questa posizione diviene in lui talmente perentoria da invocare in seguito lo sterminio del popolo ebreo.

E’ curioso un particolare riportato dallo storico Léon Poliakov. “Lagarde sognava di esiliare gli Ebrei nel Madagascar, scrivendo ancora che non si può discutere con i bacilli, bisogna sterminarli. Nel 1942 Hitler formulava così quest’ultima idea: – La battaglia che noi intraprendiamo è della stessa natura della battaglia intrapresa nel secolo scorso da Pasteur e da Koch – “[2]. Noi aggiungiamo che l’idea di confinare gli Ebrei in Madagascar fu effettivamente presa in seria considerazione dal Fuhrer prima della decisione definitiva della soluzione finale; questo e molti altri indizi portano a riflettere sulla chiara influenza di questi autori völkisch sulla Weltanschauung nazista.

Lagarde sviluppò così una fede mistica nel destino della Germania, in cui Dio la predestinava alla crescita spirituale[3] e quindi ad un ritorno alla Terra tedesca, una fede germanica in cui il cristianesimo veniva spogliato delle sue caratteristiche pacifiche e di agape universale (perdendone così completamente il senso) e si avvicinava alla mistica guerriera dei Germani.

Il movimento völkisch aveva così trovato il suo teorico, il quale espresse perfettamente il sentimento accorato che pulsava nei cuori tedeschi e diede un essenziale contributo allo sviluppo della corrente di pensiero pseudomistica che portò a Hitler: ne accentuò la spiritualità e fissò il canone dei fede germanica come legame di appartenenza al popolo tedesco.

Julius Langbehn (1851-1907) fu invece il profeta e continuatore dell’opera di Lagarde.

 

La sua opera principale è Rembrandt als Erzieher (Rembrandt come Educatore) nella  quale, con impeto notevole e a volte esagerato, ritiene di dover aiutare i tedeschi a comprendere come è necessario che essi si trasformino in artisti, cioè nell’abbracciare una particolare concezione del mondo.

“Questa trasformazione, che sentivano non essersi verificata al momento dell’unificazione della Germania, avrebbe convertito il materialismo scientifico della Germania contemporanea in una concezione artistica del mondo, una concezione che avrebbe dato luogo ad un totale rinnovamento nazionale. Tale punto di vista era connesso alla loro fiducia nella cosmica forza vitale che si opponeva a tutto ciò che era artificiale e fatto dall’uomo.”[4]

Langbehn asseriva che l’essere artisti significava sviluppare una sensibilità e una creatività tali da riuscire a plasmare il proprio carattere e avviarsi ad una modificazione del sé in sintonia con la Natura, con le forme naturali ed il paesaggio. Gli artisti avrebbero così vibrato in armonia con il proprio Volk e quindi sarebbe loro sceso lo spirito vitale, l’energia originaria che dal cosmo scende verso l’uomo..

Il vero tedesco avrebbe compreso che la ragione non basta a renderlo un vero Germano, solo la forza mistica, irrazionale avrebbe compiuto il processo; qualcosa di simile, asseriva Langbehn, era stato compreso dallo scienziato Emanuel Swedenborg, che verso la metà del XIX sec. si era dedicato completamente alla sua mistica ricerca del mondo extrasensoriale.

Langbehn fece sua la teoria di Swedenborg secondo la quale Dio, uomo e mondo sono una sola entità, membri della medesima essenza vitale; in questo modo, entrava nella corrente völkisch in quanto, seguendo il rapporto Dio, Natura o luogo d’origine, uomo si creava un ponte diretto, atto a trasmettere la pura forza vitale dal Divino all’uomo.

Gesù stesso venne ad essere sostituito con la parola Volk.

La mistica di Swedenborg venne utilizzata dal filosofo anche per sottolineare l’importanza del “radicamento”, cioè del rapporto diretto ed intenso che si crea tra l’uomo e la sua terra di origine, che diveniva così il centro dell’universo, e l’uomo, o meglio, il contadino, padrone di esso.

La realizzazione dell’individuo e quindi del popoo tedesco sarebbe avvenuta ritornando alla natura e stabilendo un contatto con essa, ciò avrebbe favorito la creatività e la coesione nazionale.

Ritorno alle origini e rigenerazione, attraverso la forza vitale e un contatto in sintonia con il Divino.

Langbehn, come pure i romantici,  vedeva nel medioevo l’età in cui la forza feudale era l’espressione politica della vera forza vitale teutonica, in cui gli antichi rituali della religione antico-germanica misero i tedeschi nella giusta condizione psicofisica per esprimere tutte le loro potenzialità.

Ma l’espressione del Volk diveniva un’espressione di razza, la razza era il vero significato della sua particolare filosofia mistica, e quindi era necessario purificarla dal Volk estraneo del popolo ebreo; tendenzialmente portato agli eccessi, Langbehn fece del problema ebraico un problema religioso che lo preoccupò per buona parte della vita.

Giunse a vedere il popolo ebreo come materialista e usuraio, quindi in completa opposizione agli ideali di semplicità naturale e anzi pericolosi perché sottraevano forza dalla vitalità del popolo tedesco non facendone parte.

Curiosamente, verso la fine della sua vita si convertì al cattolicesimo e trovò la pace in un convento.

“Con le loro opere, Langbehn e Lagarde, istituirono la cornice sistematica entro la quale poterono svilupparsi le future idee nazional-patriottiche”[5], essi videro nella crisi ideologica che stringeva in una morsa intellettuale l’intera Europa, una crisi di ordine mistico, di allontanamento dalla propria coscienza di razza.

Il loro rifiuto del cattolicesimo e delle religioni ortodosse, investe un aspetto importante, perché rivela una insoddisfazione di fondo per la situazione religiosa dell’epoca, sentimento ampiamente condiviso vista l’enorme diffusione delle teorie Teosofiche e spiritualiste.

Non bisogna dimenticare che Rembrandt als Erzieher fu diffusissimo ed esercitò vasta influenza su più di una generazione; scrive G. Mosse nel 1964“Ancor oggi sono molti i tedeschi i quali ammettono che Langbehn ha esercitato profonda influenza su di loro in anni giovanili.”[6], a testimoniare quanto fossero condivise dai tedeschi le teorie irrazionaliste legate ad un ritorno alla religione anticogermanica.

Dai primi sistematizzatori del sentimento völkisch, il movimento ricevette una sorta di canonizzazione scritta e molte delle loro idee si ritrovano in Guido von List, e altri esponenti della rinascita spirituale tedesca per giungere sino alla realizzazione pratica del regime Hitleriano.

La teoria della forza vitale era diffusa in Europa dalla filosofia bergsoniana e trovava vasti consensi anche in Germania, dove verso la fine del XIX sec. era in atto un mutamento unico nell’ideologia religiosa corrente; la Teosofia riuscì a diffondersi capillarmente, attraverso una serie di appassionati cultori dell’antica sapienza, dovunque si incontravano i wandervogel, giovani in viaggio che seguivano l’esempio di Wotan , il dio viandante, molti circoli intellettuali iniziarono approfondite ricerche allo scopo di ripristinare gli antichi culti solari, e gli adoratori del Geist fecero sentire la loro voce.

Un sentimento diffuso, sorprendente, un bisogno di sacralizzare la propria esistenza con un regressum ad uterum, nella sicurezza del ventre della Madre Terra, tornando alle religioni antico-germaniche, comprensibile solo se si tiene conto della situazione della Germania, unita politicamente ma non nello spirito e soprattutto dell’archetipo tedesco, che torna a manifestarsi alle soglie del XX secolo.

 

[1] Mosse G.L., The Crisis of German Ideology, Grosset & Dunlap, New York, 1968; tr. it. di Francesco Saba-Sardi  Le origini culturali del III Reich, Milano, Mondadori, 1968, p.54

[2] Poliakov, Léon, Il mito ariano, Milano, Rizzoli, 1976, p. 338

[3] Cecil, Robert, The Myth of the Master Race: Alfred Rosenberg and Nazi Ideology, B.T. Batsford, London, 1972; tr. it. di Andrea Diana Il mito della razza nella Germania nazista, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 82

[4] Mosse G.L.,  Le origini mistiche del naz-socialismo, ne “Il Ponte”, Anno XVIII – N° 1, Gennaio 1962, p. 31

[5] Mosse G.L., The Crisis of German Ideology, Grosset & Dunlap, New York, 1968; tr. it. di Francesco Saba-Sardi  Le origini culturali del III Reich, Milano, Mondadori, 1968, p.69

[6] Mosse G.L., op. cit., p. 63

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