Nazismo: la metà oscura della storia. C. G. Jung: negli incubi dei tedeschi i segni dell’avvento di HItler

Carl Gustav Jung (1875-1961)

Carl Gustav Jung (1875-1961)

Per chi si interessa di storia e in particolare della storia del nazismo, ma anche di enigmi e misteri in genere, l’apporto dello psicologo svizzero Carl Gustav Jung si rivela essenziale, non solo per il suo osservatorio personalissimo su un evento senza precedenti, ma per le drammatiche scoperte sul III Reich e il volk germanico che ebbero luogo nel piccolo spazio del suo studio. Senza la visione junghiana ,una qualunque ricerca sul III Reich si rivela incompleta perché manca di alcuni specifici fattori basilari per comprenderne le ragioni profonde:  ecco perché nel testo L’ENIGMA OCCULTO DI HITLER – IL TERZO REICH E IL NUOVO ORDINE MONDIALE ho scelto un’impostazione junghiana, perché dopo tutto è l’unica in grado di incasellare tutte le informazioni storiche al posto giusto facendo emergere una realtà piuttosto insolita ma assolutamente reale.

Storia come atto psichico

Infatti molti studiosi sottovalutano un aspetto fondamentale: la storia non è una successione cronologica di eventi casuali: la storia è fatta da uomini, è causata da atti psichici (nel senso greco di Psyché (ψυχή), cioè la mente, la personalità), da moti emozionali. Gli eventi sono causati da scelte, le quali sono motivate da inquietudini, avidità, insicurezze, paura, rabbia, emozioni forti che quando diventano troppo forti, o non vengono risolte, si chiamano nevrosi[1] e rientrano non solo nel campo di uno storico ma anche in quello di uno psichiatra, o di un indagatore dell’animus come fu Jung. Le problematiche caratteriali di una persona si riflettono e interagiscono con quelle di molte altre in una collettività e questo apre la strada a un orizzonte nuovo, mai esplorato nella sua completezza e che merita senz’altro studi e indagini specifiche. Lo psicologo svizzero ebbe molti pazienti tedeschi, austriaci, svedesi, e di etnia germanica in genere, e fu sorpreso di riconoscere simboli onirici di matrice simile in tutti questi, al di là della nazione di appartenenza. I sogni dei germani, negli anni ’30 del XX sec. presentavano chiari simboli dell’avvento di un “forte sceso dall’alto”. Se non fosse uno studioso come Jung ad affermarlo, potrebbe essere un’affermazione difficile da accettare; ma si tratta di una realtà, e le cose erano in effetti anche più preoccupanti.[2]

La frammentazione politica porta a una frammentazione psichica

Nelle sue opere sul nazionalsocialismo, Jung cercò di comprendere le ragioni dell’avvento di Hitler, e le cause dell’Olocausto, e fu il primo, oltre che l’unico, a riconoscere una delle ragioni fondamentali della debolezza psichica dei tedeschi che li portarono all’accettazione totale del nazismo e del Führer: la disperata ricerca di una unità nazionale con un governo forte e centralizzato.

La divisione politica fu una caratteristica distintiva della storia della Germania, che l’accompagnò dal medioevo sino alle soglie del 1933, l’anno in cui Hitler divenne cancelliere del Reich. Per tutto questo periodo la Germania si trovò fondamentalmente frammentata in una miriade di piccole regioni, rette da signorotti locali, molto spesso Fürstbischof[3], cioè vescovi che governavano con il pugno di ferro il loro regno. Le popolazioni germaniche si vennero a trovare in una situazione differente dalle grandi nazioni europee; Francia, Inghilterra Spagna, avevano tutte ottenuto l’unità politica già da tempo ed essa era garantita da monarchie forti e centralizzate. Lo studio di Jung rivela che la costituzione psichica dei tedeschi necessitava per una sua tranquillità, di una coesione spirituale come volk, ovvero l’unione fisica e spirituale di una nazione che sentiva di appartenersi ma non riusciva ad unirsi. Questa necessità politica e spirituale mai abbastanza sottolineata, diede origine ad una straordinaria tensione emotiva che, durata oltre quattro secoli, sfociò nel XIX sec. in una rinnovata sensibilità romantica e in forme di regressio verso una età aurea antico-germanica. Fu così che i tedeschi, realizzando l’impossibilità di una unione politica ed etica nel presente, si volsero indietro, ai tempi in cui i Germani erano stati brutali, forti e uniti, ai tempi del generale Aminius che nel 9 d.C. distrusse completamente le legioni di Varo (oltre 20 mila uomini), ai tempi degli eroi berserk delle foreste, il tempo dei druidi, delle rune, dei Celti, quando la natura loci invasava e guidava i membri della stirpe germanica rendendoli invincibili e in grado di resistere e sconfiggere perfino Roma.

Carta della Germania nel XVI sec. Per tutto il medioevo e fino all'avvento di Hitler la Germania si trovò essenzialmente frammentata in regioni in contrasto tra loro.

Carta della Germania nel XVI sec. Per tutto il medioevo e fino all’avvento di Hitler la Germania si trovò essenzialmente frammentata in regioni in contrasto tra loro.

Oltre a questi aspetti, dobbiamo tenere conto anche di un altro fattore: nella Germania analitica e razionalista, serpeggia da sempre un fiume sotterraneo che fuoriesce all’aperto, e diviene ben riconoscibile per una particolare forma mentis che porta i tedeschi a riunirsi in associazioni, o bund, divenendo così una sorta di crogiuolo di società ermetiche come i Rosacroce; i “Manifesti rosacrociani” furono infatti “pubblicati per la prima volta a Kassel nel 1614 e 1615”[4], gli “Illuminati di Baviera” nacquero per volontà del banchiere ebreo Mayer Amschel Rothschild (1744-1812)[5], la società Thule da cui nacque il partito nazionalsocialista era ugualmente una società segreta ermetica e iniziatica, e così via. Questo tipo di società segrete, secondo Jung evidenziano la costante presenza di archetipi divini, simboli e significati latenti connaturati nel volk germanico, e anche se l’Illuminismo tentò in qualche modo di arginare ed eliminare razionalmente le manifestazioni esteriori, non riuscì a cancellarne la quintessenza; le strutture inconsce di cui essi si nutrivano giacevano dunque pronte a manifestarsi alla prima occasione favorevole. La successiva crisi del razionalismo e conseguente frattura della sicurezza della ragione prodotta nella Germania del XIX sec. con Fichte, Hegel, Wagner, Nietzsche, e i filosofi volkisch come Paul de Lagarde e Julius Langbehn, unita alla frustrazione di una unità sentita ma mai ottenuta e alla disastrosa depressione economica conseguente al primo conflitto mondiale e al Wall Street Crash del 1929, ebbero un effetto di vasta portata sull’inconscio collettivo dei tedeschi, un impatto massivo che porterà all’accettazione completa del III Reich e delle sue aberrazioni.

Il trattato di Versailles (28 giugno 1919).toglieva alla Germania le conquiste belliche, limitava l’esercito ad una unità simbolica (100.000 uomini) imponeva tra l’altro ai tedeschi di dichiararsi unici responsabili della guerra e di impegnarsi al risarcimento di tutti i danni provocati con un prezzo così esorbitante che di fatto privava la Germania delle risorse economiche gettandola nella disperazione. Il trattato sanciva inoltre la cessione della flotta all’Inghilterra (tuttavia i comandanti preferirono autoaffondare le loro navi). La Germania fu costretta a rinunciare all’artiglieria pesante, all’aeronautica e ai sommergibili. In tal modo, i vincitori del primo conflitto mondiale fomentavano in Germania la rinascita del più sfrenato nazionalismo e preparavano il sostrato psichico tedesco alla rimozione delle barriere razionali, all’avvento dell’archetipo wotanico che incarnava l’ideale violento di riscatto dallo smacco bellico. I risultati non tardarono a venire.

L’indagine di Jung

Il genio indagatore dello psicologo svizzero studiò il fenomeno nazionalsocialista considerandolo una psicosi di massa, una epidemia psichica, che desta particolare preoccupazione in quanto momento di sfogo di una tensione spirituale giunta al suo climax. Questa psicosi è il risultato di una predisposizione esistente e presente nelle generazioni nordiche che hanno portato alla Germania degli anni venti e si tratta quindi di un fenomeno unico, prettamente parte dell’humus psichico germanico. In Dopo La Catastrofe, Jung afferma: “Le antiche religioni, con i loro simboli sublimi e ridicoli, bonari e crudeli, non sono cadute dai cieli ma sono nate in quest’anima umana, la stessa che vive ancora oggi in noi. Tutte quelle cose, le loro forme primordiali, vivono in noi e possono in qualunque momento assalirci con forza distruttiva, in forma cioè di suggestione di massa, contro la quale il singolo è inerme. I nostri terribili dei hanno soltanto cambiato nome e rimano tutti in –ismo.”[6] Comunismo, nazismo, socialismo, davvero interessante questo punto di vista che vede nella razionalizzazione degli impulsi una modifica e quindi la medesima accettazione di quella che un tempo era una religione, che torna mutata, anche linguisticamente: in definitiva basta mascherare con il suffisso finale di un partito politico una ideologia antica e se ne ha la stessa accettazione e sostegno da parte di un popolo.

Jung riconosce una instabilità emotiva tedesca di base derivante dalla mancanza di unità che perdurava da secoli: si noti bene che non si tratta di un problema esclusivamente politico, ma spirituale. I tedeschi avevano desiderato così a lungo e così intensamente l’unità del volk, del loro popolo-razza, o popolo-clan, da aver accumulato tensione come una molla stretta sempre più. Nel momento in cui la tensione diviene massima, cioè dopo la prima guerra mondiale, e la successiva depressione, si evidenzia una conseguente incapacità di porre un argine a questa tensione spirituale, si parla quindi di debolezza psichica di fronte ad un archetipo violento e strutturato: la molla scatta e non vi è possibilità di fermarla.

In psichiatria, di solito si agisce tentando di costituire una barriera ragionevole e razionale alle deviazioni, aiutando il paziente a prendere atto della sua situazione a rafforzando le sue difese naturali in modo da riportare una visione distorta alla normalità; Jung si accosta così alla Germania hitleriana come ad un paziente affetto da profonde nevrosi, generate dalla manifestazione sempre più violenta dell’archetipo Wotan/Odin. Perché la Germania non è una nazione, ma è dal suo punto di vista 80 milioni di persone, di menti che agiscono come un solo individuo in crisi. Degno di nota che la parola greca da cui il vocabolo crisi significa essenzialmente scelta: ovvero lo stato di crisi si origina quando inconsciamente ci troviamo di fronte a un bivio e non sappiamo quale strada scegliere. Lo stato di disagio sparisce quando intraprendiamo una strada, ovvero facciamo una scelta chiara, e la percorriamo senza guardarci indietro, convinti della scelta. E in effetti nelle grandi assemblee come quella di Norimberga del 1938, questa scelta è evidente: il popolo ha scelto il suo capo, ha intrapreso una scelta precisa ed è terminato lo stato di crisi.

La tensione emotiva accumulata nei secoli fuoriesce prepotentemente nella realtà, annullando ogni difesa psichica. Si impossessa letteralmente della folla e di un intero popolo e si può parlare di invasamento, o possessione archetipica che viene liberata dall’effetto detonatore dei discorsi di Hitler. Questa è l’unica spiegazione soddisfacente al fenomeno dell’accettazione e sottomissione completa alla figura del Führer.

Raduno nazista, 1934. Lo stato di trance estatica e di fusione rituale della Germania con il suo capo-messia è completo

Raduno nazista, 1934. Lo stato di trance estatica e di fusione rituale della Germania con il suo capo-messia è completo

L’Archetipo Wotan/Odin

La svastica campeggia come centro di contemplazione sul raduno del partito nazista. Secondo le testimonianze oculari dell'epoca, durante queste cerimonie di culto politico pubblico, si raggiungevano stati di vera e propria contemplazione. Le parole di Hitler esercitavano un fascino totale sui tedeschi. Solo l'indagine di Jung offre una risposta adeguata a questo fenomeno.

La svastica campeggia come centro di contemplazione sul raduno del partito nazista.

Ma un altro curioso fenomeno spontaneo attrasse l’attenzione del geniale psicologo svizzero: in questo momento di caos in cui i tedeschi e gli austriaci si muovevano, si origina autonomamente il curioso movimento dei Wandervogel, o uccelli migratori, formato da giovani che già verso la fine del XIX sec. percorrevano in lungo e in largo la Germania come vagabondi, in preda ad un insopprimibile desiderio di adorazione, un intenso bisogno del sacro, senza però riunirsi sotto il vessillo di una religione organizzata.

Manifesto tedesco sui wandervogel

Manifesto tedesco sui wandervogel

Si tratta di una delle prime epifanie dell’archetipo wotanico, che si presenta in maniera assolutamente naturale, in un desiderio di comunione con la natura: Jung intravvede le prime avvisaglie dalla manifestazione di quello che chiamerà Archetipo Wotan/Odin “Com’è noto, quel Dio (Wotan) nacque nella Jugendbewegung (movimento giovanile) tedesca e fu onorato, fin dall’inizio della sua resurrezione, con sacrifici cruenti di pecore. Erano quei giovanotti biondi (talvolta anche ragazze) che armati di zaino e chitarre si vedevano aggirarsi instancabili su tutte le strade d’Europa, (…) i seguaci del Dio errabondo. Più tardi, verso la fine della Repubblica di Weimar, si diedero al vagabondaggio le migliaia e migliaia di disoccupati che s’incontravano dovunque, erranti, senza meta. Nel 1933 non si girovagava più, si marciava a centinaia di migliaia, dai bambinelli di cinque anni ai veterani. Il movimento hitleriano mise letteralmente in piedi l’intera Germania, dando vita allo spettacolo di una nazione che migrava segnando il passo. Wotan, il viandante, si era destato. (…) La coincidenza dell’antisemitismo con il risveglio di Wotan è una finezza psicologica che forse vale la pena di ricordare. (…) I giovani che celebravano il solstizio non furono i soli a percepire quel frusciare nella foresta primigenia dell’inconscio; esso era già stato intuito profeticamente anche da Nietzsche, Schuler, Stefan George e Klages.”[7]

Wandervogel nei pressi di Berlino

Wandervogel nei pressi di Berlino

Jung collega il fenomeno spontaneo dei Wandervogel alla manifestazione inconscia di Wotan, o meglio del suo archetipo.

Ma che cos’è l’archetipo Wotan/Odin? Per rispondere dobbiamo considerare le caratteristiche del Dio degli Dei germanico, Wotan che corrisponde in pieno, e risiede qui l’eccezionalità della scoperta di Jung, alle caratteristiche psichiche tedesche cioè da una parte l’amore per la gloria bellica e per la violenza della battaglia, dall’altra un’ansia mistica, purificatrice, una fortissima tensione spirituale verso l’alto. Questo fattore psichico autonomo a due facce, peculiare della mente germanica, è l’archetipo Wotan/Odin che riesce, attraverso l’effetto catalizzatore di Adolf Hitler, a manifestarsi essotericamente e a produrre effetti devastanti nel mondo reale. Odino, l’altro nome di Wotan, è il Signore della guerra, che brama gettarsi nella battaglia, ansioso di coprirsi di gloria e di festeggiare poi con i suoi eroi le sue gesta immortali; tuttavia c’è un aspetto totalmente differente che riporta il dio dei germani ad una connotazione mistica, addirittura ermetica. Nel poema Hàvamal, Odino racconta come abbia ottenuto le rune, simbolo della saggezza  e del potere magico: “Sospeso per nove notti all’albero Yggdrasil, ferito dalla lancia e sacrificato a Odino, io stesso sacrificato a me stesso, senza cibo né bevanda, ecco che le rune si mostrarono alla mia richiesta. – Egli ottiene così la scienza occulta e il dono della poesia. Si tratta senza dubbio di un rito di iniziazione di natura parasciamanica.”[8]

Abbiamo quindi il volk, un popolo-razza, legato dal sangue e da Wotan/Odin, dio guerriero e scopritore di scienza ermetica, una sorta di monaco-guerriero che riesce più volte ad esternarsi durante la storia tedesca: “(…) Wotan non invecchiò mai, (…) sparì semplicemente a modo suo quando i tempi gli furono contrari e rimase invisibile per più di un millennio, operando anonimamente e in modo indiretto”.[9]

Quando il cristianesimo, la Riforma e l’Illuminismo tentarono di distruggere alla base il pantheon germanico e quindi l’archetipo Wotan/Odin, riuscirono appena a scalfire la superficie di un universo psichico che si nutriva delle caratteristiche guerriere e mistiche di Odino. Eradicando la figura spirituale non si riesce però a cancellare il suo corrispettivo; è un po’ come cancellare un file in modo superficiale dall’hard disk di un computer. Esso rimane comunque latente ed è ancora possibile riportarlo in superficie integro, una goccia d’olio in un bicchiere d’acqua destinata prima o poi ad emergere autonomamente. L’eliminazione degli antichi dèi patrimonio culturale del volk, può significare aver “corretto” una visione pagana della storia, ma questo non implica automaticamente che con l’eradicazione concettuale si elimini anche l’istanza psichica che produce l’archetipo, che permane e giacerà latente sino alla prossima occasione.

In altre parole quella molla emotiva che prima si manifestava liberamente, veniva ad essere costretta ad un immobilismo psichico; ma esattamente come una molla avrebbe cercato il momento storico adatto per esplodere in tutta la sua violenza guerriera. E il nazionalsocialismo risultò essere questa occasione. Osserviamo come Jung, in La lotta con l’ombra (1946) vede la psicosi di massa dei tedeschi sotto Hitler: “In ciascuno dei miei pazienti tedeschi si poteva constatare un disturbo dell’inconscio collettivo. (…) Gli archetipi che potei osservare esprimevano primitività, violenza e crudeltà. Dopo aver esaminato un numero sufficiente di questi casi, volsi la mia attenzione all’insolita condizione spirituale prevalente allora in Germania. (…) La marea che stava crescendo dopo la prima guerra mondiale si annunciò nei sogni individuali in forma di simboli mitologici collettivi che esprimevano primitività e violenza, in breve: tutte le potenze delle tenebre. Quando si verifica che tali simboli facciano la loro comparsa in un gran numero di individui, senza però venire da loro compresi, capita che incomincino ad attrarli insieme, quasi in virtù di una forza magnetica, ed ecco formarsi una massa. Un capo sarà trovato nell’individuo che dimostri la minor forza di resistenza, il più ridotto senso di responsabilità, la più forte volontà di potenza. Questo scatenerà tutte le energie pronte a esplodere e la massa seguirà con la forza inarrestabile di una valanga”.[10]

Una cerimonia di partito in notturna: secondo l'architetto del Reich Albert Speer, Hitler aveva creato una nuova religione e volle creare con questa scenografia una vera e propria cattedrale di luce. L'effetto scenografico sui presenti risultava di fortissimo impatto emozionale.

Una cerimonia di partito in notturna.

Il singolare punto di vista junghiano, che osserva la Germania nazista come un paziente disteso sul lettino dello psicanalista, riconosce la potenza del dio dei germani che si riafferma, primitiva e potente; la forza dell’archetipo diviene tanto maggiore quanto è debole la resistenza ad esso da parte delle difese morali e psichiche del soggetto.

Un messaggio dagli incubi

Curiosamente, anche i sogni dei pazienti tedeschi di Jung in questo particolare periodo storico sembrano soffrire di una influenza archetipica, allo stesso modo di Hitler, che secondo le testimonianze dei suoi più intimi amici/colleghi soffriva di incubi terribili e a volte ricorrenti. In lui si manifestava in misura maggiore lo stesso fenomeno di compresenza onirica di simboli wotanici, tensione spirituale, o di misssione divina che era stato incaricato di compiere, e bramosia di violenza e guerra. Ad ogni modo, la stragrande maggioranza degli uomini chiave del Reich avevano alcune caratteristiche comuni: erano complessati, burocrati, alcuni affetti da psicosi, mania di grandezza, altri da perversioni di vario genere. Molti erano in cerca di un senso vitale e lo cercavano nell’appartenenza ad un clan guerriero, con forti strutture gerarchiche. Non c’era? Allora si doveva creare dal nulla e quale opportunità migliore del formare un partito politico di estrema destra che dava voce alla disperazione e alle frustrazioni della Germania post-Versailles? E cercarono il loro capo in colui che più di tutti loro aveva la capacità (o l’incapacità) di cedere ai moti archetipici di Wotan/Odin, di far crollare volontariamente le barriere della morale e della giustizia, come afferma Jung, per asservirle ad un ideale delirante. In pratica l’uomo più debole[11] assunse il controllo dell’universo politico, emotivo e spirituale dei tedeschi.

Il punto di vista della psicanalisi, rivela così nel fenomeno nazionalsocialista un universo insolitamente vasto emisterioso, che ci serve come strumento di indagine per poter comprendere lo stato di enthousiasmos estatico che ammaliava, o secondo le testimonianze d’epoca, stregava ed invasava letteralmente i tedeschi che si riunivano ad ascoltare Hitler ai grandi raduni nazisti. Questo singolare esame psicologico della storia tedesca deve essere considerato un fattore fondamentale; si tratta di un osservatorio speciale, situato su una posizione privilegiata rispetto ad altre perché getta luce inedita su un fenomeno come il nazionalsocialismo e specialmente in aree che la storiografia classica non ha illuminato se non debolmente, e a tratti disgiunti tra loro, impedendo di trovare motivazioni e ragioni che devono invece essere portate completamente alla luce.

Elementi politici, sociali, emotivi, spirituali e psichici preparavano il popolo tedesco alla rimozione delle barriere razionali, all’avvento dell’archetipo wotanico che incarnava l’ideale violento di riscatto dallo smacco bellico. Il risultato fu il III Reich

[1] Una nevrosi è essenzialmente un conflitto non risolto che viene a galla con conseguenze importanti o pericolose per la salute di uno o più individui.

[2] Per una trattazione completa di questi ed altri argomenti correlati cfr. Tombetti, Pierluigi, L’Enigma Occulto di Hitler-Il Terzo Reich e il Nuovo Ordine Mondiale, Arkadia Editore, Cagliari, 2013, pp. 24-36

[3] Principi-vescovi. Cfr. Tombetti, Pierluigi, L’Enigma Occulto di Hitler, cit., p. 238

[4] Yates, Frances A.  The Rosicrucian Enlightment, Routledge & Kegan Paul,; tr. it. di Metella Rovero, L’illuminismo dei Rosacroce, Torino, Einaudi, 1976, p. 37

[5] Ibidem, pp. 185 e sgg.

[6] C.G. Jung, “Civiltà in transizione. Dopo la catastrofe”, in Opere, vol. X, t. II, Torino, Boringhieri, 1986, p. 80.

[7] C.G. Jung, “Zivilisation im Übergang, Olten und Freiburg im Breisgau”, Walter, 1974; tr. it. “Civiltà in transizione. Il periodo fra le due guerre”, in Opere, vol. X, tomo I, Torino, Boringhieri, 1985, p.280

[8] Eliade, Mircea, Histoire des croyances et des idées religieuses,Payot, Paris, 1978; tr. it. di Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni, Storia delle credenze e delle idee religiose, Firenze, Sansoni, 1980, Vol. II pp. 162, 163

[9] Jung, Carl Gustav, op. cit., Vol. X, Tomo I, p.288 [10] Jung, Carl Gustav, op. cit., Vol X, Tomo II, pp. 60,61 [11] Cioè colui che non era in grado di opporre resistenza ma era posseduto dall’archetipo

Commenti chiusi